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In Puglia e Basilicata

La riflessione

Non c’è democrazia senza meritocrazia

Beppe Grillo

Le ultime di Beppe Grillo fanno venire i brividi. La democrazia? “E’ superata. Che cos’è la democrazia quando meno del 50% va a votare?

28 Luglio 2018

Domenico Crocco

Le ultime di Beppe Grillo fanno venire i brividi. La democrazia? “E’ superata. Che cos’è la democrazia quando meno del 50% va a votare? Oggi sono le minoranze a gestire il Paese. Probabilmente la democrazia deve essere sostituita con qualcos’altro: magari con una estrazione a sorte”.

Il Parlamento? “Penso che potremmo scegliere una delle due Camere del Parlamento tirando a sorte. In maniera proporzionale per età, sesso, reddito, del Sud, del Nord, così che queste persone rappresentino veramente il Paese”. Il referendum? “ E’ il metodo più democratico che conosco e andrebbe applicato anche per decidere se rimanere in Europa. Bisognerebbe sempre fare un referendum, su tutti gli argomenti. Direttamente sul mio personal computer, sul mio smartphone, per ogni persona”.
In quattro parole Beppe Grillo demolisce secoli di pensiero sulla democrazia e sulla rappresentanza, sulla meritocrazia e sulla competenza. Per ripristinare questi concetti e mostrarne il valore non conviene avventurarsi nella storia e sull’ideologia ma piu’ semplicemente conviene partire dal basso, come piace a Grillo, e parlare dell’esperienza che ognuno di noi fa nella quotidianità: la classe scolastica, un condominio.

Gli organi collegiali prevedono che gli studenti debbano partecipare al governo attraverso una rappresentanza. In classe troviamo lo studente preparato, che si sacrifica, ma anche il fannullone che non ama approfondire. Troviamo lo studente che ha il carisma del leader e quello che invece ama essere trascinato. Poi arriva il momento in cui bisogna scegliere chi rappresenta gli altri per due motivi: primo perché è interesse
della classe che a rappresentarla sia il più dotato e carismatico, poi perché interpellare tutti per ogni decisione significa allungare notevolmente i tempi di decisione. Normalmente viene scelto il più preparato e carismatico e, molto spesso, negli anni successivi, lo studente prescelto viene coinvolto anche dalla politica perché mostra sin dall’inizio determinati carismi.

Lo stesso avviene nell’assemblea condominiale. Tutti partecipano o almeno dovrebbero. Ma in breve tempo si nota che non tutti conoscono e approfondiscono i problemi, non tutti hanno la stessa competenza tecnica e il dibattito condominiale finisce per vedere protagonisti i più preparati, a cui gli altri condomini si affidano nominandoli consiglieri di scala o amministratori. E lo fanno gradevolmente, perché è loro interesse essere rappresentati dai più competenti e dotati e capaci di sostenere anche i loro interessi.

La rappresentanza è qualcosa di naturale. Chi prende 10 in matematica suscita l’ammirazione degli altri ed in modo naturale gli altri studenti si affidano a lui per consigli e suggerimenti sulla materia. La dignità di tutti è uguale ma la competenza è differente, non siamo tutti uguali. Dietro la competenza ci sono attitudini, sacrifici, sudore, applicazione e non tutti la hanno allo stesso modo. Quando eravamo alunni della scuola elementare chiedemmo al maestro, che stava spiegando il socialismo con particolare passione, se era giusto che due operai di cui uno si ammazzava di lavoro e l’altro si grattava la pancia prendessero lo stesso salario. Il maestro afferrò una bacchetta di legno e la scagliò sulla nostra povera manina. Ebbene Grillo sembra comportarsi allo stesso modo. Abbiamo tutti la stessa dignità ma non siamo tutti uguali. Ed è interesse di tutti che siano i migliori, i più capaci, i più volenterosi, i più onesti a rappresentarci, anche in Parlamento.

D’altronde i rappresentanti dei 5 Stelle al Governo non hanno cercato di scegliere persone preparate e con un curriculum per fare il premier o per guidare il ministero dell’economia o la Rai o la Cassa Depositi e Prestiti? O hanno fatto un’estrazione a sorte? Bene dunque Grillo quando propone il ministero della meritocrazia. Male quando vuole negare che anche la democrazia è meritocrazia. 

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