Domenica 24 Marzo 2019 | 06:02

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Bari e Foggia due pareggi
uno da fischi
l'altro da applausi

Bari e Foggia calcio

di GAETANO CAMPIONE

Una squadra pareggia e viene applaudita. Una squadra pareggia e viene fischiata. In mezzo sta il gioco: modesto, assai modesto, quello del Bari; determinato, assai determinato, quello del Foggia. Fabio Grosso, trainer dei biancorossi, dà la colpa all'ambiente, allo scetticismo che circonda la sua formazione. Ma il compito primario di un allenatore, più che fare tattica, è creare un clima vincente fuori e dentro il campo. Se non è così, salta la pazienza, anche dei tifosi più appassionati, come sono i baresi. Infatti, c’è modo e modo di perdere e anche di vincere. E solitamente solo dal bel gioco piovono i buoni risultati. Tutto il resto è noia, direbbe il Califfo.

Nel calcio, come nella vita, se vuoi qualcosa, devi correre e lottare. La differenza tra il Bari e il Foggia è tutta qui. I biancorossi vivacchiano, alternano prestazioni da montagne russe e non riescono a trasformare i fischi in applausi, nonostante siano nella parte alta della classifica. E il campionato sembra, sempre e comunque, tendere la mano, giornata dopo giornata, alla squadra di Fabio Grosso. Come se avesse deciso di aspettarla: il Bari perde, gli altri pareggiano; il Bari pareggia, gli altri perdono. Stiamo sempre lì, per fortuna.

La prestazione incolore col Novara, per una squadra che ha una delle rose più competitive del campionato, alimenta le fila del partito dei delusi. Lo dimostra, tra l'altro, la disaffezione dei tifosi, sempre meno presenti nell'astronave di Renzo Piano: ieri erano poco più di 13mila (9mila gli abbonati). Ben altri numeri rispetto ad un recente passato. Insomma, la città sta perdendo il «priscio» (termine barese) per il pallone. Così finisce per interessarsi più alle vicende societarie che a quelle del rettangolo di gioco. Un peccato.

Lo abbiamo testè accennato. Mister Grosso, a fine partita, si è lamentato per lo scetticismo intorno alla squadra, la mancanza di fiducia dei tifosi, i mugugni. Ma, da un lato non può dimenticare le aspettative cresciute intorno alla squadra e costruite anche con dichiarazioni impegnative. Dall'altra, non può ignorare la necessità di un'analisi a più ampio raggio, perché a giocare non sono i tifosi. C'è qualcosa nell'identità di gioco da rimodulare, alcune scelte tecniche e la lettura di una serie di partite non hanno dato i risultati sperati, il rendimento complessivo è al di sotto delle potenzialità, nonostante l'impegno settimanale negli allenamenti, i punti persi per strada con avversari meno blasonati, sono stati tanti.

I rossoneri, invece, gli applausi li strappano. A scena aperta. Anche quando perdono o pareggiano, divertono. Come con la Ternana. La cavalcata dei ragazzi di Stroppa sembra inarrestabile. Lui, il pragmatico tecnico dei primati, ha battuto addirittura una serie di record detenuti da Zeman: i satanelli, a suon di risultati (e di gol), sono passati dalla salvezza quale obiettivo prioritario, al profumo dei playoff. Foggia segue con passione i suoi beniamini: la sua tifoseria è la più presente, nonostante non manchino in serie B le grandi piazze, da Palermo a Parma. Le trasferte hanno il sapore della gita familiare, dopo vent'anni di astinenza dal calcio che conta. Finora, Foggia sfrontato e spigliato, Bari anonimo e scontato.

Il derby in programma sabato si arricchisce di contenuti e di stimoli. Si trasforma in una specie di snodo cruciale per le ambizioni delle due città. La Puglia del pallone guarda alla partitissima con interesse. Comunque vada, fateci divertire.

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