Lunedì 20 Settembre 2021 | 17:21

Il Biancorosso

Serie C
Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

 

i più letti

tradizioni

Ma la parola «pastore»
è plurale e femminile

Un mestiere non solo da uomini. Le donne che guidano greggi sono molto diverse dallo stereotipo del pastorello che ha dovuto lasciare gli studi per proseguire l'attività di famiglia: spesso sono laureate, provengono da altre esperienze lavorative

donne pastore

di ANNA LANGONE

Vengono giù dalla montagna come tanti sassolini bianchi. Centinaia di pecore agli ordini di una capitana, anzi, una «sacerdotessa» come la scrittrice Anna Kauber chiama Maria Pia, una delle donne pastore che ha intervistato girando per l'Italia sulla sua «Panda». L’autrice ha viaggiato per 730 giorni, attraversato 17 regioni, percorso 15mila chilometri e contattato 70 donne, dai 22 ai 91 anni, dedite alla pastorizia e questa esperienza. Ne ha anche parlato a Foggia, durante un incontro organizzato dalla consigliera di Parità della Provincia Antonietta Colasanto. E questo lavoro nel marzo 2018 diventerà un film.

I belati, i campanelli, il suono del silenzio, racconteranno sullo schermo una professione declinata sempre più spesso al femminile, scrollandosi di dosso quell'impronta di patriarcato che la caratterizza da sempre. «Ho cresciuto i miei figli e poi sono scappata con le pecore», dice felice Maria Pia alla telecamera. Le fa eco una collega che confida: «Ci sono anche i giorni più freddi e si deve uscire lo stesso, ma io preferisco questo lavoro alla fabbrica, che è una catena, ti costringe a fare quello che hanno deciso gli altri».

«Pastore femminile plurale» si chiama il progetto di Anna Kauber, architetto, regista e scrittrice di Parma che da anni documenta il mondo rurale, con particolare attenzione alle tematiche sociali e culturali delle comunità. Video dopo video, il girato approderà a quello che è forse il primo film sulle conduttrici di greggi, un insieme di ritratti femminili che descrivono in modo inusitato il territorio e la cultura della pastorizia. Le donne che guidano greggi sono molto diverse dallo stereotipo del pastorello che ha dovuto lasciare gli studi per proseguire l'attività di famiglia: spesso sono laureate, provengono da altre esperienze lavorative e... redditi e, accanto alla pastorizia, sono capaci di dare vita a vere fattorie-aziende. Come Gabriella Michelozzi, giovanissima mamma di Quarrata (Pistoia) che, insieme alla sorella, è riuscita a trasformare il licenziamento dalla direzione di un call center (coordinava 600 dipendenti) in una scelta di successo. Come? Con l'inventiva e il coraggio: «Non c'erano soldi – racconta – ma avevamo questa azienda agricola di oliveti e vigneti lasciataci dalla nonna. “Se ha dato da campare a lei, aiuterà anche noi”, ci siamo dette mia sorella Stefania ed io e così, con le tasche vuote, abbiamo cominciato a comprare le prime pecore scambiandole con i nostri prodotti».

L'antica pratica del baratto ha consentito alle sorelle toscane, passo dopo passo, di allargare la loro attività dalla pastorizia all'allevamento di polli, alla produzione di formaggio, marmellate, oltre che di vino e olio. Tutto nel «Canto di Primavera del Sogno Antico», il nome poetico scelto per l'azienda. Perchè andare dietro pecore e cani, sentirsi felici, «a casa», al tintinnìo dei loro campanelli, non è solo prerogativa degli uomini. «Le donne sono portate ad essere pastore – dice Anna Kauber – perchè sono in sintonia con la natura, perchè sanno accogliere ed accudire al meglio gli animali, eterni bambini». Ecco allora Maria Pia che culla fra le proprie braccia un agnellino appena nato, per fargli superare lo choc del distacco dalla mamma, ma non mancano donne-pastore che rinunciano agli spostamenti in camion e si sobbarcano chilometri a piedi con il proprio gregge, per non sottoporre gli animali agli scossoni del tragitto su gomma.

I pezzi di vita e di cuore raccolti da Anna Kauber non potevano non trasformarla, entrarle dentro al punto da farle affiorare le lacrime mentre racconta di una speciale colletta: «Ero in un paesino dell'Appennino tosco-emiliano popolato da pensionati. La coppia di pastori di cui mi occupavo vi ha riportato la vita facendovi nascere le proprie due bambine, che sono diventate le nipoti di tutti. Beh, quando i lupi hanno semidistrutto il gregge di questa coppia, ho visto arrivare un anziano con 2 mila euro in una busta “Ecco, questo è il nostro aiuto per voi”, ha detto. Erano i soldi raccolti con una colletta fatta di pensioni».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzetta Necrologie