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Il 25 agosto il concertone

Notte della Taranta, l'intervista al maestro concertatore Andrea Mirò

La musicista piemontese è pronta a dirigere l'Orchestra Popolare che si esibirà a Melpignano sabato prossimo

Notte della Taranto, Andrea Miròsarà il maestro concertatore

Andrea Mirò

Capelli corti argentei, mani veloci sulla tastiera, voce ferma e suadente, dolce e «tosta» al contempo, Andrea Mirò è da giorni nella grika Zollino per mettere a punto la scaletta del Concertone 2018 assieme alle voci e all’Orchestra popolare della Notte della Taranta.
Sabato 25 agosto, nel piazzale dell’ex convento degli Agostiniani a Melpignano, raccoglierà i frutti del suo intenso lavoro dedicato alla 21esima «Ndt», seconda donna, dopo Carmen Consoli (2016) al timone musicale dell’evento. Nel parterre degli ospiti a disposizione del maestro concertatore: la star internazionale Lp, il rapper Clementino, Enzo Gragnaniello, James Senese, Frank Nemola, Davide Brambilla, Après la Classe, Yilian Canizares, Dhoadh Gypsies, il poeta popolare salentino Mino De Santis.
Andrea Mirò, pseudonimo di Roberta Mogliotti, piemontese, cantautrice, compositrice e musicista, più volte ha diretto l’orchestra al Festival di Sanremo: nel 2010 per il compagno di vita Enrico Ruggeri, nel 2014 per il gruppo Perturbazione («Campioni») e Zibba («Nuove proposte»). Nello stesso anno fa parte della giuria italiana all'Eurovision Song Contest.


Maestro Andrea Mirò, la sua tela fra rock e Taranta, tessitura virtuosa...
«Credo che il rock sia un linguaggio talmente universale, eclettico e dinamico da potersi accostare al mondo della pizzica così come ha fatto nel corso della storia con molti altri generi musicali. In questo caso specifico contaminerà l’universo culturale della Taranta in modo che ne possa rispettare al meglio i contenuti complessi e ancestrali, contenuti veicolati sempre dal ritmo travolgente e conturbante salentino. Rock è sinonimo di contaminazione, assenza di preconcetti, libertà espressiva, un linguaggio in grado di sposarsi bene con la Taranta e di esaltarne la potenza comunicativa»


Quanti sono gli incontri con l'Orchestra che lei ha già tenuto a Zollino? E quanti altri ce ne saranno sino alla data del Concertone?
«Mentre io avevo l’opportunità di fermare il lavoro in studio per il nuovo disco , l’Orchestra in questo periodo era impegnata su più fronti, quindi i nostri incontri sono stati programmati con molta precisione: li ho ascoltati a giugno a Cesenatico e, subito dopo la conferenza stampa a Roma, sono scesa per conoscerli ed iniziare una prima sessione di prove. La sintonia è stata istantanea, il linguaggio è comune e condiviso, e la fiducia e la stima reciproche. Abbiamo ripreso a fine luglio ed andremo avanti ogni giorno così fino alla generale per approdare al Concertone ben rodati».


Che tipo di intesa sta costruendo con l'Orchestra popolare e le voci della Notte della Taranta?
«Ciò che mi entusiasma di più è il confluire delle energie di tutti in un obiettivo comune: dare il massimo ed esaltare la bellezza dei brani. Perciò, proponendo le mie idee tengo aperto ogni tipo di scambio, in alcuni casi il loro apporto è illuminante, così come quello fondamentale del direttore artistico Daniele Durante che è il mio faro illuminante nel mare culturale delle origini, nelle derivazioni dello stile musicale salentino e nella comprensione profonda testuale. Per non parlare dell’elememto umano: ormai mi sembra di conoscerci tutti da molto più tempo di quanto non sembri».


A che punto è il suo set di brani e che tipo di grammatica musicale sta seguendo?
«Siamo a buon punto, ormai si sta delineando già la lista definitiva dei brani scelti, più ci inoltriamo nel repertorio e più la strada si sgombra da eventuali dubbi. Dalla mia realizzazione della prima parte degli elaborati di riferimento i musicisti hanno capito qual è il linguaggio che più mi appartiene, non ci si deve spiegare molto, si suona subito, dopo aver deciso una struttura base. Infine si ritocca dove serve: la creatività spesso si esprime nel saper togliere, ad aggiungere son bravi tutti»


Un gruppo di ospiti variegato, rap, respiro partenopeo, patchanka salentina, suoni cubani e dall'India, sceglie lei i brani che poi eseguiranno? Oppure li selezionate insieme?
«I brani per gli ospiti seguono lo stesso meccanismo: ho delle idee di assegnazione, mi confronto col direttore artistico Daniele Durante e decidiamo di comune accordo. Ovviamente rispettando il mondo in cui generalmente l’artista in questione si muove, ma anche proponendogli delle eventuali sfide».


Quando e come ha conosciuto il fenomeno Notte della Taranta? E c'è un'edizione che lei ha seguito in particolare?
«Da artista e musicista conoscevo ormai di fama questo evento e più volte mi è capitato di ascoltare qualcosa delle varie edizioni. Non credo di poter scegliere un’edizione tra le tante, si scoprono gioielli ogni volta che si approfondisce la materia sonora dell’uno o dell’altro maestro concertatore».


Un brano in griko o in dialetto salentino che le piace «canticchiare» quando non è alle prove?
«Per esempio Ela Mu Kunda, col tipico ritornello accattivante... poi una valanga di temi di violino o di fisarmonica!».


Dal pubblico di Sanremo ai 200mila di Melpignano, come immagina quella Notte e quella piazza?
«Per ora non me lo immagino, sono ancora molto concreta su ciò che si andrà ad eseguire. Appena cominceremo a suonare la scaletta definitiva, e quindi ad entrare nel vortice sonoro avendo interiorizzato i brani, allora inizierò a nutrire l’immaginazione. Di una cosa sono certa: non credo si possa uscire da questa esperienza definitivamente, penso si venga “pizzicati” e quindi “segnati” profondamente, e di questo ringrazio la Fondazione per avermi chiamata».


Una curiosità: utilizzerà in qualche modo il celebre fischiettare di Lp?
«A una che fischia così bene non chiederebbe su quel palco un assaggio di questa sua particolare bravura?».

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