Sabato 21 Maggio 2022 | 02:43

In Puglia e Basilicata

ALI E RADICI

Una faccia, una razza da «Mediterraneo» a noi

Una faccia, una razza da «Mediterraneo» a noi

Una scena del film «Mediterraneo»

In Grecia l'incontro con Gatoulis, cognome proveniente da Gattullo di Ruvo. Tra racconti e ricordi

10 Maggio 2022

Ugo Sbisà

Esattamente trent’anni fa, nel 1992, Mediterraneo di Gabriele Salvatores vinceva l’Oscar come miglior film in lingua straniera. Un riconoscimento importante per una pellicola tra i cui meriti c’era anche quello di aver rievocato una piccola pagina di storia, ovvero quei trent’anni e poco più nei quali le isole del Dodecaneso furono «possedimento italiano all’estero» a seguito della vittoria dell’Italia sull’impero ottomano nella guerra di Libia. A quel periodo – che tutt’oggi i greci ricordano come «italocrazia» – sono legate storie e vicende umane spesso dimenticate e, soprattutto, per nulla attinenti al Ventennio fascista.

Storie di famiglie e di rapporti tra persone che a suo tempo affascinarono tanto Salvatores, quanto anche il suo cast: non a caso, quelle isole così «orientali» - il film, per inciso, era ambientato a Kastellorizo – hanno «stregato» l’attore Giuseppe Cederna che le ha elette a luogo del cuore, scegliendo in particolare Karpathos. Posta nell’Egeo sud orientale, tra Rodi e Creta, Karpathos – l’antica Scarpanto – era stata amministrata dai genovesi e poi dai veneziani, prima che il pirata Barbarossa la conquistasse per la Sublime Porta. Poi, dal 1912 era «tornata» italiana. In un’estate di molti anni fa, durante le mie peregrinazioni per l’Egeo – il mare dell’anima – decisi di visitarla, incuriosito da alcune notizie: veniva infatti indicata come una delle isole dalla migliore cucina tradizionale (leggendari i suoi makarounes) e, soprattutto, come l’unica in cui sopravviveva ancora il dialetto dorico, parlato in particolare nel paesino di Olympos, segnalato anche per la sopravvivenza di melodie e strumenti che avrebbero fatto la gioia di qualunque appassionato di musica etnica. Tuttavia, la sorpresa maggiore venne da ben altre circostanze. Conversando con un greco che aveva mostrato molto interesse per le mie origini italiane, gli dissi che ero barese, pensando di dovergli anche spiegare in che parte d’Italia si trovasse la mia città, ma fui preceduto da una sua replica che accese la mia curiosità: «Bene, è pugliese. E’ già stato a visitare i suoi corregionali?».

Davanti alla mia espressione sbalordita, il mio interlocutore mi spiegò che la famiglia Gatoulis principale noleggiatrice di autoveicoli a Pigadia – capoluogo dell’isola – era di origini pugliesi avendo grecizzato il cognome Gattullo. Detta così poteva sembrare una storia come tante, ma c’era dell’altro. Sergio Gattullo era nato a Ruvo di Puglia e successivamente aveva raggiunto a Milano il fratello maggiore, di professione pasticciere. E lì sarebbe rimasto se, nel 1938, non fosse stato chiamato alle armi con destinazione Karpathos, Dodecaneso. In quegli anni lontani, l’isola, dalla natura selvaggia e dal mare caraibico, non offriva svago né vita mondana come, ad esempio, accadeva a Rodi, trasformata dagli italiani in un ambito punto di ritrovo per il turismo internazionale.

Il piccolo drappello militare italiano – che nel frattempo aveva fraternizzato con gli isolani - non corse apparentemente grossi rischi fino a quando, a seguito dell’armistizio del 1943, l’esercito nazista invase le isole del Dodecaneso sottraendole alla potestà italiana. Da quel momento – come dimostra il negletto eccidio di Kos – la sorte dei soldati italiani era segnata: accettare di passare agli ordini degli ex alleati tedeschi o affrontare il plotone d’esecuzione. Gattullo, sospettato di collaborazionismo con la resistenza locale, scelse la latitanza, rifugiandosi nell’interno dell’isola dove ricevette l’aiuto della sua fidanzata greca, Zoì, la cui famiglia si adoperò per salvargli la vita. Per sfuggire ai rastrellamenti nazisti, fu costretto a vivere per mesi nel tronco cavo di un albero d’ulivo dove l’amata Zoì lo raggiungeva di notte per portargli del cibo. E fu proprio grazie a quel nascondiglio – praticamente diventato la sua casa - che si salvò. All’indomani dell’armistizio del 1945 e dei due anni di amministrazione britannica che precedettero il ritorno – dopo secoli – di quelle isole alla madrepatria greca, tutti gli italiani dodecanesini furono messi davanti alla scelta se restare nell’Egeo prendendo la cittadinanza ellenica o far ritorno in Italia.
Molti di loro affrontarono l’incognita di rientrare in una patria che non li accolse proprio a braccia aperte, ma Gattullo aveva già deciso: rimase a Karpathos diventando Gatoulis e sposò Zoì, dalla quale ebbe più figli, gli attuali imprenditori turistici. Una volta di più, come dicono i greci, «una faccia, una razza».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725