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In Puglia e Basilicata

IL COMMENTO

Si vive di incontri sul viale delle note

 Si vive di incontri sul viale delle note

Il pubblico diventa l’approdo di questa bellissima esperienza, che dà un senso compiuto all'opera

19 Aprile 2022

Emanuele Arciuli

La musica è fatta di incontri. È una delle sue prerogative principali, forse tra le ragioni più forti a farne una ragione di vita. Il primo incontro è quello del compositore con l’idea. Qualcuno la chiama ispirazione, e talvolta l’idea arriva inattesa, come un dono improvviso. Spesso, però, l’ispirazione è indotta, e giunge faticosamente come risultato di un lavoro quotidiano. Ma cos’è l’idea? Può essere, per qualcuno, una melodia che si manifesta nei momenti più impensati: Karlheinz Stockhausen - compositore tedesco protagonista della seconda metà del Novecento - dichiarò più di una volta di aver ascoltato intere sequenze di suoni in sogno. A giudicare dalla musica che scriveva, sono certo che più di uno fra i lettori parlerebbe piuttosto di incubi notturni, ma in realtà le melodie diatoniche dello Stockhausen maturo sono spesso ipnotiche e «magiche».
Nino Rota viaggiava sempre con un quaderno di musica su cui fissava temi che potevano manifestarsi all’improvviso, in autobus o in una sala d’attesa. Per certi compositori l’idea può avere a che fare, piuttosto, con l’architettura del brano, o con un gesto drammatico che lo caratterizzi.

La composizione bella e finita deve poi incontrarsi - essendo la musica un’arte performativa, che vive cioè grazie alla mediazione di una «messa in opera» - con l’interprete, con la persona che renda vivi i segni sulla partitura, che dia loro una ratio, che riesca a capire le ragioni del compositore, o le fraintenda in modo così poetico da conferire alla propria visione altrettanta coerenza espressiva. Meglio non allontanarsi troppo, naturalmente, dalle intenzioni dell’autore; ma qualche volta questi non immagina l’immensa potenzialità delle proprie intuizioni, che lo sovrastano. Interpretare una composizione musicale è, a sua volta, una questione di incontri. Pensiamo al direttore d’orchestra che comunica con una moltitudine di musicisti che devono condividere una visione anche quando, di primo acchito, non la amano. Il carisma, l’empatia, possono moltissimo. Nei gruppi da camera l’ascolto reciproco è un fattore imprescindibile. Il pianista, o chi affronti il palcoscenico da solo, non può confrontarsi con nessuno, se non con i propri fantasmi, e qualche volta con quell’ombra nera e lunga che può lottare contro l’affermazione del sé. E, naturalmente, l’incontro-scontro avviene con il proprio strumento, con cui si ingaggia una battaglia non sempre vittoriosa.

Infine, la fase conclusiva, quella dell’incontro col pubblico. Per qualcuno è il momento della verità, e, in effetti, nessun compositore scrive musica auspicando che non venga ascoltata, o che non piaccia. Al di là di qualche posizione isolata, il compositore si augura di comunicare. Persino quando fa di tutto per evitarlo, adottando un «linguaggio» di assoluta astrazione. Senonché il momento della verità è uno scontro impari: l’autore ha lottato per realizzare la sua idea, l’esecutore per realizzarla, e spesso gli sforzi durano mesi, o anni. Il pubblico ritiene spesso di non dover compiere alcuna fatica, invece, ed essere semplicemente il destinatario di un dono. Ma non funziona così, se non con la musica commerciale, che si basa sul fornire un prodotto da consumare (in fretta). La musica è un’esperienza profonda e piacevole quando anche chi ascolta compia uno sforzo per avvicinarsi all’opera, alla sua idea, e alla sua interpretazione. Con umiltà, curiosità e fiducia. Il pubblico diventa così l’approdo di questa bellissima serie di incontri, che dà un senso compiuto all’intero percorso.

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