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L'intervista

Musica e vaccino: «Lo farò». E poi Casa Arbore a Foggia

Musica e vaccino: «Lo farò». E poi Casa Arbore a Foggia

foto Ansa

Renzo Arbore si racconta e fa un bilancio del 2020

02 Gennaio 2021

Ugo Sbisà

«Ai miei auguri per il 2021, vorrei aggiungere una raccomandazione a tutti i pugliesi, che sono bravi e intraprendenti: non diffidate di ciò che è nuovo. E mi riferisco in particolar modo al vaccino che considero una conquista straordinaria. Credo si debba concordare con gli esperti della Food and Drug Administration americana e dell’Organizzazione mondiale della sanità, che sono persone serie e preparate. Aspettiamo il nostro turno e vacciniamoci non appena ci tocca farlo. Questo è ciò che farò io, che alla mia età sono un soggetto a rischio». Non ama i giri di parole Renzo Arbore e questa volta è chiaro e diretto, sapendo di toccare un argomento delicato pur nella circostanza di dover fare gli auguri ai propri corregionali. Perché, appunto, il primo auspicio per l’anno alle porte è proprio quello di stare tutti in salute. Arbore, affrontare e debellare la pandemia è ovviamente la priorità di tutti, ma dopo che ci è stato negato un anno di vita, tutti quanti ci aspettiamo un ritorno pieno alla normalità.

Cosa si augura per la Puglia e per i pugliesi?

«Avendo vissuto il periodo meraviglioso del dopoguerra, della ripresa, del boom economico, spero in un’epoca di riscatto civile, di ritorno a quei valori dell’affetto e delle solidarietà, della bellezza, che per noi pugliesi hanno sempre avuto un significato profondo. Ecco, per citare il filosofo napoletano Giambattista Vico, spero che tra corsi e ricorsi della Storia, il ritorno alla vita del dopo pandemia ci porti a una rinascita in tutti i sensi e me lo auguro in particolare per la mia terra, così martoriata».

Si riferisce a Foggia, la sua città?

«Penso al Paese, alla Puglia, ma anche a Foggia, certamente, perché è una città che negli ultimi tempi è stata fin troppo spesso associata alla delinquenza, alle notizie degli attentati a scopo estorsivo. Mi auguro che queste situazioni vengano risanate una volta per tutte, che la città, la sua provincia vengano ripulite da queste incrostazioni, che questa cattiva nomea venga estirpata severamente. Abbiamo vissuto in un periodo duro, nel quale tutti volevano sempre di più, in una rincorsa ai consumi, alla ricchezza a tutti i costi, specie da parte di chi non aveva grandi possibilità. Mi auguro sinceramente un ritorno alle caratteristiche tipiche di noi pugliesi, al nostro essere lavoratori bravi e generosi».

Come ha trascorso questo Natale della pandemia?

«Dal momento che non sono più un giovanotto, finché non farò il vaccino ho deciso di evitare frequentazioni, per cui l’ho trascorso da solo, ma è stata una solitudine proficua, perché mi sono dedicato a rivedere e a preparare tutte le mie cose, le mie collezioni che saranno destinate al progetto di Casa Arbore a Foggia».

Ci dica qualcosa di più su questa iniziativa.

«È uno spazio culturale che realizzerò col sostegno della Regione Puglia e che è destinato a ospitare tutto ciò che ho collezionato nella vita, ma ovviamente non sarà un museo e basta, perché ospiterà proiezioni, dibattiti, animerà, mi auguro, la vita culturale di Foggia e della sua provincia. Io per parte mia donerò tutte le mie collezioni a questo spazio culturale: oggetti, dischi, spartiti, anche le mostre spettacolo che ho allestito a Roma e a Napoli dovranno essere trasferite definitivamente a Foggia. Sono al lavoro con i miei architetti, Cappellini e Licheri, per organizzare tutto al meglio. Dopo la radio e la televisione, quello di Casa Arbore è diventato il progetto della mia terza età, perché desidero restituire alla mia città ciò che mi ha dato quando ero piccolo e non agisco per un tornaconto personale; il mio unico tornaconto è la bellezza».

Che ruolo ha la Puglia nella identità di Renzo Arbore e come la vede?

«La nostra è una regione tutta da visitare e da scoprire, dal Salento al Gargano, e che sa farsi apprezzare per il suo senso dell’ospitalità. E vorrei aggiungere che tutta la Puglia ha una fortissima vocazione artistica, dopo Al Bano, Banfi, Modugno che, fra i tanti, hanno indicato la strada, in questi anni c’è stata una incredibile esplosione di talenti. Prima della pandemia, con Rai2 stavamo parlando di un progetto intitolato Telepuglia International, adesso però non so se potremo ancora realizzarlo».

Ha trascorso da solo anche il Capodanno?

«Sì, non posso fare altrimenti e userò skype per salutare tutti gli amici e i parenti anche lontani. Una cosa però la voglio dire, specie durante le Feste, la Puglia è sempre presente sulla mia tavola e nel mio frigorifero, dove congelo le scorte che mi faccio mandare. A Natale ho mangiato i turcinielli e le cartellate, ma ho il frigo pieno di rape, lampascioni… sono i sapori della mia cultura».

Ha nuovi progetti in arrivo?

«Ormai mi dedico da tempo al mio canale, www. renzoarborechannel.tv, che può essere consultato gratuitamente su internet. Sto per realizzare un nuovo programma di chicche televisive che s’intitolerà Aspettando il vaccino».

In questo anno così sciagurato, una buona notizia riguarda la Gazzetta del Mezzogiorno. Sembrava che il giornale fosse destinato a seguire le sorti del fallimento della vecchia società editrice e invece ha trovato un nuovo editore.

«Ho seguito le vicende e ne sono molto felice. Da vecchio lettore della vostro giornale, ho ancora in testa lo slogan di mio padre: l’ha detto la Gazzetta. Sono al fianco del vostro quotidiano perché parla di noi, della nostra terra e della nostra cultura, per cui il mio augurio affettuosissimo è che nel 2021 viva e prosperi e che tutti i nostri corregionali ne decretino il successo. La Gazzetta del Mezzogiorno è nostra, un bene di tutti i pugliesi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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