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Lettere alla Gazzetta

Si chiama libertà di scelta o di espressione

Recentemente, un gruppo di femministe mantovane se l’è presa con una azienda di intimo, coprendo le "vergogne" raffigurate nei suoi poster con piccoli manifesti (abusivi) recanti la scritta "Anche questa è violenza". A voler scervellarsi su cos'altro dovrebbe contenere un reggiseno, se non un seno femminile, e su come pubblicizzarlo, se non con una modella che lo indossa, si rischia comunque di finire nella nutrita schiera di accidiosi voyeur che sicuramente sanno di cosa si sta parlando.
Tuttavia, alle ideatrici di quella rinnovata, quanto anacronistica "foglia di fico”, una cosa, pacificamente, va detta: se una modella decide di mostrare a tutti una parte del suo seno e della sua bellezza, di sicuro ben remunerata per farlo, non c’entra niente con la violenza. Si chiama, invece, libertà di scelta o di espressione.
E francamente, visto che siamo in tema, vedo più violenza nel grave ritardo nella costituzione delle “breast unit”, previste dalla legge per la prevenzione e la cura del tumore al seno. Se le suddette femministe, i dirigenti della nota azienda di intimo e persino la seducente modella in questione si dedicassero anche a queste iniziative in favore della salute femminile, forse le donne potrebbero tornare ad andare d’accordo.

Paolo Izzo, Roma

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