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Lettere alla Gazzetta

Eguaglianza solo sulla carta per il diritto alle cure

I livelli essenziali di assistenza, vale a dire le prestazioni che il servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione detto (ticket). Da quando la competenza sulla salute è passata alle Regioni. Questo ha determinato ingiuste e gravi disparità di accesso, di cura, di qualità del servizio: alcune regioni son o in grado di fornire più prestazioni avvalendosi anche di efficaci innovazioni, mentre altre , per svariati motivi non hanno risorse e/o strutture per offrirle ai propri cittadini, con il risultato di violare il principio costituzionale dell'eguaglianza nel diritto alla cura. Il nuovo documento del (LEA) descrive nel dettaglio prestazioni già incluse nei vecchi (Lea) e innova le liste delle visite specialistiche in ambulatorio e della fornitura di protesi. Ridefinisce e aggiorna gli elenchi delle malattie rare, croniche ed invalidanti che danno diritto alle esenzioni. Il cittadino si chiede: le Regioni e il Governo saranno veramente in grado di dare a tutti queste prestazioni? La sensazione è che si stia facendo il gioco delle tre carte con qualche giro contabile creando illusione collettiva perché nonostante l'ottimismo e l'indirizzo politico-amministrativo, le risorse economiche sono ancora scarse, le strutture sul territorio e il personale sanitario rimangono gli stessi con il precariato cronico. Per dare tutto a tutti bisogna avere personale sufficiente, strutture adeguate, gestioni efficienti, gare d'appalto trasparenti, miticoloso controlli e negoziazione dei prezzi dei farmaci e delle protesi. Oggi si continua a rischiare: “offro tutto a tutti ma il sistema non regge e la gente si cura meno e peggio di prima, o non si cura affatto. In conclusione per garantire la sopravvivenza del servizio sanitario nazionale e soddisfare bisogni di salute con risorse sempre più limitate, occorre far rendere al meglio le risorse disponibili e allocarle nel modo giusto e ragionevole in modo di avere il massimo ritorno in termini di salute. I cittadini si chiedono il perché le risorse per la sanità sono sempre poche? Sono state, sono e saranno sempre poche fino a quando i criteri di attingimento delle risorse pubbliche raccolte attraverso la fiscalità generale, non vengono cambiate. Cioè: dare priorità alla sanità pubblica e razionalizzare ancora di più i finanziamenti a pioggia per settori di attività e quelli a fondo perduti.

Giovanni Spaventa, Castellaneta (Taranto)

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