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Lettere alla Gazzetta

Una cittadella del sapere per rilanciare l'Europa

Per il 60° anniversario dei Trattati di Roma, mi sono immaginato una Cittadella del sapere.
La forza non è un atto di potere, è un gesto d’intelligenza. E non c’è intelligenza senza un patrimonio di conoscenze. La forza del sapere è un’ondata di studi e di ricerche, una palestra d’incontri interculturali, è il pasto di cui si cibano tantissimi giovani che provengono da tutte le nazioni dell’Unione europea.
Siamo dentro una fortezza di talenti. Arrivano da ogni angolo dell’Unione europea, con pochi bagagli, vestiti moderno, e hanno alle spalle studi al bacio, titoli da leccarsi i baffi: è gente coi coglioni quadrati al quadrato. Tutti costoro si uniscono a quelli che già si sono portati avanti per costruire la cittadella del sapere. Chi progetta, chi costruisce, chi fa di conto. C’è rumore di lavori in corso. C’è quel sano sudore che è vita, che è futuro. Occorre far tesoro di quelle scarse risorse messe a disposizione dai governi delle singole nazioni dell’Unione europea. Il resto è inventiva, capacità organizzativa, volontariato, solidarietà. C’è un traffico di parole straniere, che pian piano diventano sempre più comprensibili a tutti, nella cittadella del sapere.
Anche perché la vera comunicazione è arte, è sapere, è scienza, è musica: insomma, è bellezza.
Questi giovani che provengono da ogni angolo dell’Unione europea, e che si chiamano con nomi differenti in modo da scandire la loro provenienza, vogliono condividere un progetto di unità del sapere, prima ancora che politico-economica o storico-geografica.
In pochi anni saranno realizzati villaggi forniti di tutto l’occorrente per vivere, studiare e divertirsi. Non importa aver precisa cognizione di dove sorga la cittadella del sapere, conta invece che i giovani talenti (che se non sono, poi, proprio giovani, chissenefrega, l’importante è che siano talenti) partecipino dell’emozione di un progetto che miri a sconfiggere malattie, un progetto che miri a realizzare capolavori in ogni branca del sapere.
E allora entriamo anche noi, dài coraggio, fa niente se per una volta da spettatori e non come talenti, nella cittadella del sapere, augurando all’Unione europea di poter condividere un sorriso collettivo, un sorriso che sorprenda per la bellezza del sapere.

Fabio Sìcari, Bergamo

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