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LETTERE ALLA GAZZETTA

Commissioni d’inchiesta per non scoprire la verità

La recente decisione del governo di destinare 20 miliardi al salvataggio delle banche, se può farmi piacere come risparmiatore, perché mi sento maggiormente tutelato dall’intervento dello Stato, come cittadino la ritengo un’ennesima copertura della gestione allegra degli istituti di credito, di cui lo Stato non è del tutto esente da colpe. È noto, infatti, che molte delle nostre banche sono sotto il controllo della politica. I consigli di amministrazione sono presieduti e composti da personaggi legati a determinati partiti e le decisioni sui crediti da concedere spesso sono condizionate dalla vicinanza del richiedente ai medesimi partiti.
In un quadro simile, non dobbiamo meravigliarci se poi le banche accumulano miliardi di “crediti deteriorati”, cioè inesigibili, perché evidentemente si tratta di fiumi di denaro, di ignari piccoli risparmiatori, regalato agli amici degli amici. Denaro concesso nella consapevolezza dell’esistenza di altissime probabilità di mancata restituzione, e nella altrettanto colpevole certezza che … tanto poi la politica sistema ogni cosa: o tentando di far ricadere sui risparmiatori le perdite degli istituti di credito o, in caso di ribellione, intervenendo con denaro pubblico, cioè di tutta la collettività, per rimediare agli errori (o alle truffe?) della classe dirigente.
Il sospetto che dietro il crac delle banche vi sia un disegno ben preciso di saccheggiarle a spese dei contribuenti, diventa certezza se riflettiamo sulla “filiera degli irresponsabili” che sta dietro ad ogni gestione fallimentare. Vengono meno ai loro doveri non solo i consigli di amministrazione ma anche tutti gli organi di vigilanza dello Stato, che con colpevoli omissioni agevolano il piano criminoso. Abbiamo controllori e controllati che agiscono in un clima di sostanziale impunità, cui comunque vengono garantite retribuzioni e liquidazioni d’oro a prescindere da qualsiasi evento a loro riconducibile.
Nel Belpaese da tempo sono scomparsi sia il principio di responsabilità, sia il riconoscimento di un compenso correlato ai risultati prodotti. Vi è la convinzione, soprattutto nelle alte sfere, che si possa tranquillamente gestire l’altrui denaro in maniera dissennata senza alcun pregiudizio per il proprio portafoglio. È nato un nuovo principio, tutto italiano: dell’irresponsabilità illimitata … legalizzata!
È assolutamente necessario dare un forte segnale che il nostro Stato non è diventata la più grande associazione a delinquere del Paese. E c’è un solo modo: fuori i nomi! I nomi di chi ha concesso crediti allegramente, di chi non ha controllato, di chi al governo sapeva e lasciava correre, dei partiti che hanno condizionato (e continuano a condizionare) la gestione delle banche e, soprattutto, i nomi dei debitori insolventi. Insomma, c’è da fare una grande opera di pulizia a garanzia di chi continua ad entrare fiducioso in banca non immaginando che tra quelle mura potrebbe anche operare una banda di … allegri amministratori.
Ora sta per essere istituita una Commissione d’inchiesta parlamentare (!) per far luce sulle cause dei dissesti finanziari di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Potremo fidarci o, come avviene spesso in Italia, quando non si vuole raggiungere la verità su una vicenda si nomina una commissione d’inchiesta?

Pasquale Consiglio, Bisceglie (Bat)

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