Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 03:03

LETTERE ALLA GAZZETTA

La rivoluzione della tenerezza il dono di Papa Francesco

Papa Francesco continua a stupire il mondo per la straordinarietà della sua vita. I protocolli, le regole, i formalismi lo infastidiscono. Perché ama essere il semplice parroco che, in piena libertà, svolge la sua attività di pastore non solo accanto, ma tra le sue pecore, specialmente quelle che stazionano nelle periferie che va a cercare, anche all’improvviso, per toccarle, accarezzarle, abbracciarle, baciarle. Si intrattiene con loro, regala sorrisi, scherza ed è curioso per quello che dicono; visita ospedali, carceri, centri di accoglienza dove incontra persone che soffrono nello spirito e le incoraggia a sperare. Esce dal Vaticano per acquistare occhiali e scarpe meravigliando negozianti ed avventori, anche posando con loro.
Il suo essere fuori dall’ordinario lo ha portato ad abitare in una residenza semplice che non ha nulla dello sfarzo degli appartamenti vaticani ricchi di opere d’arte e di arredamento prezioso che certamente apprezza, ma da cui preferisce rimanere distaccato. A lui interessa offrire al mondo l’immagine di un Papa coerente con la povertà evangelica e con la pratica delle Beatitudini di cui predilige la Misericordia.
Per questo meriterebbe di passare alla storia come il «Papa della Misericordia» alla quale ha voluto dedicare il Giubileo straordinario. Sua intenzione particolare è stata, infatti, quella di trasmettere al mondo una fiducia incondizionata nella Tenerezza di un Dio che perdona perché ama ed accompagna l’uomo in un cammino di fede e di redenzione capace di restituirgli la speranza. Se Giovanni XXIII è passato alla storia come il Papa della Bontà, Francesco passerà alla storia come il Papa della Tenerezza.
Bontà e Tenerezza sono i due pilastri su cui poggiano gli estremi di quel ponte conciliare che ha segnato il passaggio dalla «Chiesa del rigore e della scomunica» alla «Chiesa della misericordia e del perdono». Così scriveva Papa Giovanni: «Ora la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della Misericordia invece di imbracciare le armi del rigore». Così scrive Francesco: «È giunto di nuovo per la Chiesa il tempo di farsi carico dell’annuncio gioioso del perdono... forza che risuscita a vita nuova e infonde coraggio tale da guardare il futuro con speranza».
In particolare a Francesco sta a cuore trasformare un mondo sfiduciato ed immiserito dalla indifferenza in un mondo fiducioso, arricchito dall’amore di Dio. Il suo auspicio è provocare «la Rivoluzione della Tenerezza» che consenta all’uomo di potersi convertire da provocatore di guerre in costruttore di pace. In questa direzione viaggia il suo richiamo alla paternità di Dio il quale, nonostante venga respinto, continua ad inseguire l’uomo per lenire le sue angosce e trasfondergli iniezioni di fiducia che solo la Misericordia può garantire.
Ed è anche questo il senso del suo messaggio per la giornata mondiale della Pace 2017 con cui invita gli uomini ad essere «costruttori di pace in nome della nonviolenza» e ad «applicare le Beatitudini nel modo in cui esercitano le proprie responsabilità. Una sfida a costruire la società, la comunità, l’impresa di cui sono responsabili con lo stile degli operatori di pace; a dare prova di misericordia rifiutando di scartare le persone, danneggiare l’ambiente, e voler vincere ad ogni costo».

Michele Giorgio, Bitonto (Bari)

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