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LETTERE ALLA GAZZETTA

Le famiglie prestino più attenzione ai figli

Alla fine, come si usa dire, tutti i salmi finiscono in gloria! Più di uno ha detto che è da imputare all’assenza di educazione sessuale nelle scuole se un’adolescente è rimasta gravida. Per un caso analogo, cinque anni fa, anch’io avevo manifestato, su queste pagine, disappunto per il fatto che in Italia non si legiferi ancora in merito. Ma allora i protagonisti erano un po’ più grandicelli, mentre in questo caso se la ragazzina di Bari ha partorito a dodici anni è del tutto probabile che abbia concepito ad undici. Che c’entra allora la mancata informazione scolastica che, laddove si fa, per consuetudine coinvolge gli studenti di terza media, quindi di età tra i tredici e quattordici anni?
Purtroppo siamo ben lontani dalla cultura dei Paesi nordici che iniziano a parlarne alle elementari. Ed è meglio, considerato che al primo rapporto si arriva sempre più precocemente. Non tanto per emulare i grandi, quanto mossi dal gusto del proibito e dalla voglia di trasgressione, caratteristici dei giovani. Da noi qualche manuale, anche di un certo valore, c’è. Ma non se ne fa nulla. Anzi, guai a proporlo! Si crede che il problema sia sempre degli altri e non possa diventare proprio. A conferma, solo qualche anno fa, in un paese del Nord Barese i genitori ritennero non opportuno si desse qualche nozione di anatomia e fisiologia proprio nelle terze medie.
Giusto che non si sia pensato ad un’interruzione di gravidanza, proprio per non aggiungere trauma a trauma, purtroppo essendoci già la necessità del taglio cesareo, come da consolidati protocolli assistenziali. Certo però che i problemi cominciano ora, per la troppo giovane età dei protagonisti e la loro necessità di avere un adeguato sostegno, di cui si è pure parlato, ma ipocritamente, considerate le note difficoltà pubbliche a poterlo garantire. Un motivo in più per tutte le famiglie, che in situazioni del genere rischiano concretamente di rimanere sole, a prestare più attenzione ai comportamenti dei propri figli. È inconfutabile: miglior prevenzione non c’è.

Giuseppe Gragnaniello, Terlizzi (Bari)

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