Giovedì 17 Gennaio 2019 | 10:28

LETTERE ALLA GAZZETTA

La crisi della sinistra ha favorito il populismo

Non da oggi l’astensionismo o il sostegno a partiti cosiddetti populisti sono conseguenza della crisi della sinistra.
I leader democratici hanno, infatti, continuato e continuano a seguire politiche di tagli alla spesa pubblica, ignorando le richieste di una maggiore giustizia economica che provengono da quella che è la loro base elettorale.
Le prime parole che Donald Trump ha pronunciato da presidente eletto, sono state rivolte a quel soggetto politico anonimo e in gran parte sommerso perché senza voce e senza volto, che lo ha portato fin dentro la Casa Bianca per dire: uomini e donne "dimenticati" d'America non sarete dimenticati mai più.
Sono, questi, operai, impiegati, ex manager, contadini, professori, caduti in una condizione nella quale non si vogliono riconoscere e da cui vogliono uscire.
Quando si è senza lavoro e si perde il ruolo sociale che ne consegue, ci si sente abbandonati dalla politica, anzi qualcosa di più: ci si sente fuori, respinti. Ciò genera solitudine, abbandono, risentimento, rabbia.
Scatta così il disimpegno da ogni scelta civica, si resta sul divano il giorno del voto, si cambia canale, votare o non votare è uguale, votare l'uno o l'altro è la stessa cosa.
La politica con la maiuscola, i grandi partiti storici proprio in nome delle loro tradizioni: la sinistra per prima, non sono stati capaci di riunire quelle solitudini sparse, quelle rabbie disperse, quel disincanto democratico.
I grandi ideali della sinistra sono mano mano declinati al livello di semplici obiettivi, ridotti nel numero e nella dimensione. Questo è un problema oramai mondiale, che come si è visto con la vittoria di Trump, tocca anche i paesi che hanno creato il libero mercato.
L’accelerazione della globalizzazione, l’irruzione delle nuove tecnologie, l’affermarsi di nuove potenze economiche e politiche hanno scombussolato il vecchio mondo e indebolito le vecchie nazioni.
Nelle democrazie occidentali si è diffuso un sentimento di sconforto, spesso di paura, e una richiesta generica di cambiamento.
Nel timore di quello che si potrebbe vedere spingendo lo sguardo nel futuro, ci si tiene alla larga da qualsiasi tentativo di approfondimento delle trasformazioni, innanzi dette, che hanno caratterizzato il mondo dagli ultimi anni del secolo scorso.
Questo approfondimento dovrebbe invece essere la base per l'elaborazione di un progetto di sinistra, di una visione del futuro e dei percorsi per raggiungerlo. Perché sta alla sinistra la responsabilità di ricominciare a declinare i discorsi al futuro, come progetto e non come fuga dalla realtà.
Negli Stati Uniti, così come in Europa, i partiti di sinistra avrebbero dovuto e dovrebbero fare programmi che prevedano, ad esempio, un’assistenza sanitaria pubblica e un’istruzione pubblica di qualità; garantire sussidi di maternità e asili nido accessibili a tutti, in modo da aiutare le giovani famiglie, ed altro ancora, che non sempre richiede l’impiego di risorse economiche.
L’attuazione e non solo l’“annuncio” di un programma con questi obiettivi sarebbe un sollievo per le persone in difficoltà, ma, nel contempo, contribuirebbe a ricompattare un elettorato diviso, senza dare voce a partiti o movimenti che non hanno alcuna difficoltà a “proclamare” la soluzione di tutti i problemi. Sappiamo bene che fra il dire e il fare...
Comunque, ritengo che solo in tal modo, si stimolerebbe la solidarietà e l’impegno politico necessari per costruire una coalizione politica progressista.

Francesco Sannicandro, Bari

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