Giovedì 24 Gennaio 2019 | 07:29

LETTERE ALLA GAZZETTA

Il difficile mestiere dell’architetto

Oggi, nelle grandi città, non solo in Italia ma nel mondo, la nevrosi è in agguato. È un vivere a rischio di ansia, disturbi dell’umore e financo di schizofrenia. Urbanistica e architettura hanno dato un nuovo volto alle città. Lo spazio dei grandi centri urbani registra un’espansione a danno delle campagne. I grandiosi edifici monumentali, ad opera della «creatività» delle cosiddette archistar, relegano i nuovi quartieri nel coatto e nell’anonimato. Ma abitare la città significa abitare la vita, rispettare la comunità. Abitare la città significa per tutti assumersi la responsabilità di poter e dover contribuire alla sua bellezza, vale a dire a uno stile di vita sostenibile che non privilegi gli uni a danno degli altri. Questo il pensiero del novantenne storico di architettura Joseph Rykwert, di origine polacca: «Non amo le archi-star perché si affidano alla natura eccezionale della loro personalità e non alla qualità del loro lavoro. È molto difficile essere un architetto in questo periodo neo-capitalista perché ci manca il senso di una necessità per lo spazio pubblico. Senza la percezione della società, si possono fare singoli edifici ma il tessuto delle città va a pezzi».

Mario Conforti, Bari

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