Giovedì 24 Gennaio 2019 | 07:05

LETTERE ALLA GAZZETTA

Pd, attenti al trasformismo e alla fedeltà acritica

Le dichiarazioni e le polemiche nel Pd di questi giorni, anche in riferimento alla legge elettorale e alla riforma costituzionale e l’ennesimo scontro nell’ultima Direzione nazionale del partito, rivelano una crisi profonda che, se non affrontata nei suoi nodi politici da chi ne ha la responsabilità, può portare il Pd a perdere il suo ruolo trainante della politica nazionale. Ricordo un incontro promosso da Corsivo con la partecipazione dell’on. Paolo Gentiloni che aveva come tema del dibattito: Un Pd vero!… ci vuole. Si potrebbe confermare, purtroppo, questo titolo anche oggi.
La elezione di Renzi, alla quale sin dalle “prime primarie” abbiamo dato il pieno sostegno in Puglia - da soli con i comitati ­ in un clima di dura contrapposizione, ha fatto sperare per il suo profilo di sorprendente “novità”. Non siamo saliti sul “carro“ per ottenere “posizioni“ di privilegio, ma abbiamo affidato a Renzi l’eredità della cultura politica del cattolicesimo democratico, della sinistra e dell’ulivo, fiduciosi nella Sua capacità di interpretare i cambiamenti e di unire il Paese su obiettivi di crescita e di riforme, rottamando metodi e stili non esaltanti di un tempo che fu della vita politica e delle istituzioni nel nostro Paese.
La iniziale carica innovativa ricca di annunci per affrontare la grave situazione sociale ed economica degli italiani, sembra essersi indebolita. Sono state approvate riforme non del tutto condivise all’interno del Pd e, neppure, percepite tali da alcune parti dell’opinione pubblica. E se si pensa al contesto europeo e mondiale così difficile e complesso, il nostro Paese ha bisogno di essere guidato con saggezza, equilibrio e lungimiranza e, soprattutto, con il massimo di convergenza sui valori fondanti la democrazia, per superare le ingiustizie e le diseguaglianze.
Con la globalizzazione il modello è entrato in crisi, il sistema del mercato riduce sempre più il lavoro, innova i prodotti e i processi, rendendo più selettivo l’accesso al lavoro delle nuove generazioni che rischiano di essere degli emarginati e/o assistiti. In uno spirito di confronto e di reciproco rispetto, il Pd avrebbe dovuto e deve accettare la sfida di rispondere ­ con un partito plurale e non “di uno solo al comando”, con un partito di cittadinanza piena ma non evanescente ­ all’esigenza di una politica per i diritti di chi non ha voce, per la dignità dei vecchi e dei nuovi poveri e per contrastare le ”sirene” degli interessi corporativi.
Sono segnali preoccupanti alcune dichiarazioni di “distinguo” - sto con… non sto con… ­ apparse sulla stampa locale e nazionale. La vicinanza a questo e/o a quel leader non può essere una operazione di trasformismo o di fedeltà acritica: ciò che conta per noi sono le proposte politiche, la coerenza dei comportamenti e la capacità di sintesi del leader. Il Paese merita un Pd vero!

On. Giusi Servodio, Bari

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