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LETTERE ALLA GAZZETTA

Stupefacenti i danni del proibizionismo

Il settimo libro bianco sulle droghe diffuso dalla associazione Antigone ci informa che nel 2015 un detenuto su quattro «è entrato in carcere perché condannato o accusato di produrre, vendere o detenere droghe proibite». E già soltanto da questo dato si può intuire quanto la pdl sulla legalizzazione della cannabis, in discussione alla Camera dal prossimo 25 luglio, potrebbe fare bene anche alla grave situazione carceraria e giudiziaria del nostro Paese.
Si aggiunga che troppo spesso le reclusioni connesse all’uso delle droghe sono di fatto ingiuste o sproporzionate: in Abruzzo, per fare un esempio, c’è un uomo malato e povero, Fabrizio Pellegrini, che non potendo accedere per problemi economici alla cannabis terapeutica, se la è coltivata da solo e perciò è stato condannato e incarcerato a più riprese; un altro uomo, Andrea Trisciuoglio, anch’egli malato, gli ha fatto arrivare dalla Puglia il suo sostegno, inaugurando lo “sciopero della cannabis”, che pure gli servirebbe per alleviare le proprie sofferenze. Personalmente trovo insostenibile che a tutt’oggi siano soltanto pochi Radicali a segnalare continuamente l’aspetto umano, oltre che giuridico e statistico, delle vicende legate agli stupefacenti e i danni che decenni di proibizionismo stanno causando.

Paolo Izzo, Roma

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