«L’Umbertino non è il capro espiatorio della mala movida. Basta con le responsabilità addossate ai locali». Stavolta gli esercenti del piccolo quartiere del centro proprio non ci stanno. Dal comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza che si è tenuto la scorsa settimana è emersa l’ipotesi di varare una sorta di «protocollo» per l’Umbertino, con possibili restrizioni soprattutto sulle modalità della vendita per asporto, nonché di consumazione di cibo e bevande su suolo pubblico.
Da oltre un anno, dunque, si cerca la formula per «governare» lo svago serale: eppure, dalle restrizioni stabilite con le ordinanze al «vademecum» che prevedeva gli «street controllers» e i «noise ambassador», poco è cambiato.
«chi rispetta le regole è penalizzato» «Siamo i primi a richiedere controlli e presidi delle forze dell’ordine perché siamo ristoratori, non poliziotti», analizza Leonardo Russo, gestore dello «storico» Faros. «Tanti di noi hanno più volte chiamato polizia o vigili urbani in presenza di situazioni potenzialmente nocive per i residenti, ma gli interventi, quando sono arrivati, nella migliore delle ipotesi sono avvenuti ore dopo rispetto alle chiamate. Il riposo di chi abita nella zona è sacro, ma, avvicinandosi alla bella stagione, è impossibile ipotizzare la chiusura dei locali a mezzanotte, come è avvenuto da ottobre 2024 a gennaio 2025. Ci auguriamo che le decisioni siano prese nel rispetto di chi si attiene alle regole. Lo scorso anno ci siamo impegnati in una serie di adempimenti: non so quanti siano stati ligi alla disciplina, ma ancora adesso io espongo l’informativa con il numero di tavoli disponibili all’esterno e un collaboratore svolge la funzione di controllore del rumore. Non si possono penalizzare pure i locali che non creano problemi».
«Concorrenza sleale» «Si criminalizza puntualmente l’Umbertino per problemi che si verificano nel solito incrocio soltanto in alcune occasioni particolari», aggiunge Enzo Mazzilli, titolare dello «Speakeasy». «Non si parla mai di quanto avviene a Poggiofranco o a Bari Vecchia. Eppure, anche in quei quartieri i residenti si lamentano. Ma il clamore che ne deriva non è certo della stessa portata. Non si può governare a suon di restrizioni. Ma soprattutto, qualora dovessero essere considerati eventuali correttivi, allora devono valere per l’intera città. Altrimenti, succederà soltanto che la movida si radicherà nelle zone prive di limitazioni generando una concorrenza sleale tra i locali. Per citare un esempio, sabato scorso siamo intervenuti per far spostare un gruppo di tre giovani che avevano montato una cassa acustica: siamo i primi ad essere collaborativi pur di lavorare. Ma non possiamo nemmeno essere sempre sotto il rischio di regole che cambiano di continuo».
«Educare le politiche giovanili» «Non si può parlare di “caso” Umbertino per eventi senz’altro censurabili, ma accaduti nei giorni dedicati a San Nicola o alla vigilia di Natale. Bisognerebbe anche intervenire sull’educazione dei ragazzi: cantare in piena notte o ballare sui tettucci delle auto sono eccessi che non dipendono dal quartiere: possono avvenire ovunque. Sono d’accordo, piuttosto, sul dovere di sensibilizzare i ragazzi sui pericoli derivanti dal consumo di alcol e di avvicinarli ad un divertimento sano nel rispetto della civiltà».
















