Lunedì 01 Giugno 2020 | 07:48

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Taranto, inizia la protesta degli operai ex Ilva davanti la Prefettura

La decisione dello sciopero all'indomani della decisione di Mittal di fare ricorso per l'ennesima volta alla cassa integrazionde, tagliando di altre mille unita' il già ridotto numero di lavoratori

TARANTO - Armati di mascherina e striscioni: inizia così la giornata di sciopero di 24 ore indetto dall’Usb dei lavoratori diretti e dell’appalto dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto, con presidio davanti agli uffici della direzione. Sono circa 200 i lavoratori che manifestano dalle 7 del mattino contro la multinazionale, contestando una serie di inadempienze.

«Il governo - sottolinea il coordinatore provinciale dell’Usb Francesco Rizzo - deve intervenire per cercare di salvare il salvabile. Qui ci sono centinaia di lavoratori a gridare 'Arcelor vai vià. E’ una posizione netta e chiara che ribadiamo. C'è un’azienda che sta colando a picco, ci sono migliaia di lavoratori in cassa integrazione, i lavori Aia sono sospesi, in fabbrica c'è una pressione senza precedenti e un clima che non si viveva nemmeno ai tempi dei Riva, con il licenziamento ingiustificato di decine di lavoratori». Il sindacalista parla anche di «costanti e continui ritardi nei pagamenti delle fatture per attività già svolte dalle imprese dell’appalto. Ogni mese abbiamo operai che non percepiscono stipendio e aziende che rischiano il fallimento.

Una situazione inaccettabile. Ora si sta prospettando la peggiore delle ipotesi, cioè la chiusura della fabbrica senza soluzione. Bisogna allontanare Arcelor - sostiene Rizzo - mettendo in sicurezza lo stabilimento e aprendo ad un accordo di programma per Taranto. Progettiamo la ricollocazione dei lavoratori o rischiamo di avere, oltre al dramma ambientale, quello occupazionale e sociale».

IL SIT-IN -  «E' un sito di interesse strategico, lo Stato se lo riprenda». Così Francesco Brigati della segreteria Fiom Cgil di Taranto, in un intervento davanti alla Prefettura di Taranto dove è in corso un sit-in di operai del siderurgico ArcelorMittal di Taranto promosso da Fim, Fiom e Uilm, a cui partecipano anche i lavoratori dell’appalto, edili e metalmeccanici.
Da tempo, ha aggiunto Brigati, «denunciamo lo stato di abbandono in cui versa la fabbrica. Con questo presidio vogliamo lanciare un messaggio chiaro al governo. Il futuro ambientale, sanitario, occupazionale e produttivo non può rimanere nelle mani di un interlocutore inaffidabile».
Il sindacalista ha ribadito che «la mobilitazione non si ferma: lunedì ci sarà lo sciopero e ricorderemo al ministro dello Sviluppo economico Patuanelli, nell’incontro in video conferenza, che non cederemo ai ricatti. Torneremo in piazza, noi continuiamo a dire che la situazione è diventata ormai insostenibile e che deve necessariamente essere affrontata dal governo con chiarezza e determinazione». 

Il prefetto di Taranto, Demetrio Martino ha ricevuto una delegazione di Fim, Fiom e Uilm, in sit-in davanti al Palazzo del Governo contro ArcelorMittal, che ha recentemente bloccato la ripartenza di impianti dell’area a freddo e ha esteso ad altri mille dipendenti la cassa integrazione con causale Covid. I sindacati metalmeccanici hanno esposto le problematiche al prefetto, che ha sottolineato la costante interlocuzione con la Presidenza del Consiglio sulla vertenza del siderurgico di Taranto.
Durante la manifestazione, i delegati sindacali hanno usato toni durissimi nei confronti della multinazionale: «Siete la vergogna di questa città», «Noi con questo bandito non vogliamo più dialogare», «I lavoratori vi hanno dato il sangue e vi danno il sangue ogni giorno». E’ stato anche ribadito che, in assenza di risposte, la mobilitazione non si fermerà. «Conte - hanno osservato le Rsu - sembra aver ripreso in mano la situazione. Noi continueremo a pressare il governo. Se abbiamo scelto di stare sotto la Prefettura è perché non c'è più un datore di lavoro e il prefetto è l’autorità locale del governo. Chiediamo il risarcimento per i lavoratori e per la città. Questo - hanno ripetuto - è solo il primo passo»

I SINDACATI -  «Da questa mattina oltre mille lavoratori dell’Ex Ilva di Taranto sono in presidio sotto la Prefettura, a Genova 600 lavoratori si trovano davanti allo stabilimento, a Novi Ligure in sciopero ad oltranza dal 19 maggio, per chiedere un intervento del Governo per risolvere una situazione che di ora in ora sta degenerando e che rischia di far esplodere una bomba sociale, ambientale e industriale senza precedenti nella storia italiana. Siamo a un punto di non ritorno, c'è il forte rischio di non riuscire più a governare la rabbia dei lavoratori». Lo dichiara Rocco Palombella, Segretario Generale Uilm.
«Già dal luglio scorso - sottolinea il leader Uilm - con la decisione unilaterale di avviare la cassa integrazione per circa 1.300 lavoratori, la multinazionale ha lanciato il primo segnale inequivocabile di non voler continuare a gestire gli stabilimenti dell’ex Ilva. Ogni giorno che passa la situazione diventa sempre più grave, Governo non perda altro tempo». "ArcelorMIttal non ha nessun rispetto degli oltre 10mila lavoratori italiani - sottolinea il leader Uilm - delle comunità di Taranto, Genova, Novi Ligure, e strumentalizza in maniera vergognosa la pandemia per mettere in cassa integrazione 5mila persone e portare nel baratro il settore della siderurgia italiana».
«Nell’incontro di lunedì - conclude - chiederemo ai Ministri Patuanelli e Catalfo di prendere atto che sia il l’accordo del 2018 che il contratto del 4 marzo scorso non verranno mai rispettati dalla multinazionale. A questo punto bisogna trovare immediatamente una soluzione, ovvero il ritorno della gestione nelle mani dello Stato per un periodo di tempo. Contemporaneamente si devono ricercare partner industriali solidi e credibili non solo dal punto di vista economico, con la voglia di rilanciare, risanare l’ambiente e ristrutturare gli stabilimenti salvaguardo tutti i livelli occupazionali e salariali»

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