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IL CINEMA IN PUGLIA

«Starcrash», il fanta-horror di serie B girato tra Monopoli e le Grotte

Il racconto di Gianvito e Rodolfo, le comparse che nel ‘78 finirono sul set di Luigi Cozzi

Perché lo spettatore è così attratto dai film di fantascienza? Deve esserci un motivo per cui fantasmi, mostri o improvvisi terremoti e maremoti con effetti devastanti o l’arrivo dei marziani sulla terra attirano così tanto.

Già, horror e fantascienza, due generi della cinematografia che sono al confine. Forse, in realtà, i mostri sono le nostre stesse paure inconsce. Lo spettatore va rassicurato che c’è sempre un supereroe in grado di accarezzare le sue fobie profonde e neutralizzarle.

È un po’ anche l’angoscia derivante dall’incognita sul futuro che attende tutti noi, sul desiderio di evadere dalla vita quotidiana così piena di problemi sognando l’utopico viaggio in un’altra galassia, in un mondo migliore.

C’è un intero filone di film fantascientifici, molto in voga nei decenni passati, alcuni dei quali girati in Puglia. Tra questi «Scontri stellari oltre la terza dimensione/Starcrash», girato in parte nelle grotte di Castellana e a Monopoli.

Tra gli attori protagonisti: il canadese Christopher Plummer, noto tra l’altro per l’interpretazione di Erode Antipa nel «Gesù di Nazareth», film televisivo di Franco Zeffirelli; lo statunitense David Hasselhoff, protagonista delle notissime serie tv «Supercar» degli anni Ottanta e «Baywatch» degli anni Novanta, e che nel 2019 da turista ha fatto ritorno nelle grotte accolto con tutti gli onori dallo staff; Nadia Cassini, la bellissima attrice americana protagonista di numerose commedie sexy in Italia in quel periodo.

È una importante coproduzione italo-americana. Autore della colonna sonora è il britannico John Barry, vincitore di 5 Oscar tra cui quello per le musiche di «Balla coi lupi» e che firmò le musiche per ben 12 film della saga di James Bond, morto nel 2011.
Il regista è Luigi Cozzi, già collaboratore di Dario Argento, che seguendo la moda dell’epoca utilizza uno pseudonimo anglosassone, Lewis Coates. Cozzi, classe 1947, nel 1980 firmerà la sua personale versione di «Alien» con il titolo «Contamination - Alien arriva sulla terra». Nel 1983 gira la sua versione di «Hercules».

Alla base di «Scontri stellari oltre la terza dimensione» c’è un libro di fantascienza, «L’impero delle stelle». A testimonianza di come in realtà si appaghi il desiderio inconscio dell’umanità di qualcuno che venga a salvarla dall’esterno, nell’incipit del volume si legge: «Un giorno da un re e da una stella nascerà il figlio che porterà benessere e pace a tutto l’universo. Quel giorno anche le stelle si metteranno a cantare».

Il libro è uscito a metà degli anni Settanta e fa parte a pieno titolo del genere fantasy delle saghe epiche spaziali. Gli effetti speciali del lungometraggio sono curati da Armando Valcauda.

Una storia nella storia. Inizialmente gli affidano un budget di appena 30mila dollari. In seguito, litiga con Cozzi e viene sostituito. Valcauda, più caparbio che mai, curerà gli effetti speciali nel 1981 per «Starcrash II - Giochi erotici nella terza galassia». Abbastanza semplice la trama. Il conte Zhart Arn decide di impadronirsi dell’universo. È in rivolta contro l’imperatore del cosmo (Christopher Plummer). Fallisce ogni tentativo di sedare la rivolta per cui l’imperatore invia contro Zhart e alla ricerca del figlio Simon (David Hasselhoff) le ultime figure straordinarie di cui dispone, Stella Star (Caroline Munro), una bella ragazza che è anche il miglior pilota di tutta la galassia, e Thor, un giovane in combutta con il nemico. I volenterosi guerrieri scendono sul pianeta governato da Korelia, regina delle amazzoni (Nadia Cassini). Si dirigono a Gorgonia, un altro pianeta dominato da trogloditi e forze capaci di influire sulla psiche. Li sconfiggono. Neutralizzano il traditore Thor. Stella Star perde Elle (Hamilton Kemp) e si trova di fronte allo scatenato Zhart, la bella Stella poi tornerà alla nave ammiraglia vincendo la battaglia finale.

Il film è del 1978 e dura 92 minuti. Gianvito Tauro e Rodolfo Ippolito, castellanesi, interpretano due dei trogloditi.
Ci sono le loro testimonianze raccolte nell’opuscolo «Il cinema alle grotte di Castellana» scritto da Daniela Lovece e Pino Pace e pubblicato nel 2006, custodito nella Biblioteca delle Grotte.

Racconta Rodolfo Ippolito: «Nel novembre 1977 avevo 17 anni. Come molti giovani castellanesi lavoravo come accompagnatore turistico alle grotte. Un giorno venne da me il regista Cozzi che cercava due comparse. Scelse me, alto e robusto, e un secondo “facile da truccare”, disse proprio così». Cioè Gianvito Tauro. «Noi due avremmo dovuto ricoprire il ruolo di uomini-scimmia, abbigliati con pochi stracci. Scendevamo dagli alti gruppi stalagmitici della Grave e della Caverna dei Monumenti e, correndo e urlando, dovevamo dirigerci verso la macchina da presa». Due giorni dopo i due si presentano all’Autostello, un albergo ristorante nei pressi dell’imbocco della Grave, la prima e unica caverna comunicante con l’esterno.
«Ci dovevamo sottoporre al trucco. Mentre per il mio trucco occorreva un po’ di tempo, per Gianni, come lo chiamavano, bastavano pochi minuti e qualche semplice accorgimento come allungargli i capelli e sporcargli un po’ la faccia. Scherzando, gli addetti al make up dicevano che anche e soprattutto per questo motivo Gianni era stato prescelto».

Solo due o tre scene furono girate alle grotte. Il resto del film altrove, anche a Monopoli. «Le scene prevedevano anche l’accensione di grandi falò nelle caverne, il che provocò non pochi problemi perché il fumo invase gli ambienti sotterranei e persistette a lungo a causa del lento ricambio d’aria».

Ippolito aggiunge: «Non dimentico la bellezza di Caroline Munro e la prestanza fisica di David Hasselhoff, anche se non ho mai potuto mai vedere il film, che fu distribuito solo due anni dopo».

La seconda comparsa di cui c’è testimonianza nell’opuscolo «Il cinema alle grotte di Castellana» è Gianvito Tauro: «Rimasi coinvolto nel film per via delle sigarette. Quel giorno era il primo novembre e mi stavo recando a Turi per festeggiare il compleanno della mia fidanzata, oggi mia moglie. Mi fermai alle grotte, dall’amico Rodolfo, per acquistare le sigarette. Con lui c’era il regista Cozzi che discuteva con Rodolfo che fece cenno a me dicendo al regista “ perché non prendi anche lui per le riprese?”. Il regista mi squadrò e poi convenne “va bene, può andare”. Siccome avevo fretta, gli chiesi quanto tempo mi avrebbe tenuto impegnato. Mi disse “due ore”».

Non è stato così. «Ci furono il trucco, la pausa pranzo, la scena da girare che fu fatta ripetere perché avevo dimenticato di togliermi l’orologio. Il primo giorno di riprese si protrasse fino a pomeriggio inoltrato. Quando finalmente mi presentai a casa della mia ragazza, non credette alla versione di un film in cui facevo la comparsa. Le sembrò una panzana grossa come una casa».

Come fare? «Qualche giorno dopo, per mettere fine al broncio che mi teneva, dovetti accompagnarla all’Autostello di Duilio Antonucci dove la troupe aveva eletto il quartier generale, affinché questi testimoniasse a mio favore circa la verità di quanto sostenevo».

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