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IL CINEMA IN PUGLIA

La Corato che fu, nel documentario «1913» di Balducci

La pellicola fu restaurata dall’Istituto Luce a Roma ed è una delle prime girate nel Sud dalla nascita della Settima Arte

Un documento straordinario, che unisce magicamente storia e territorio. È il film documentario «1913», probabilmente la seconda pellicola in assoluto prodotta in Puglia (la prima riguarderebbe il documentario turistico «Manfredonia Southern Italy» del 1912, Archivio Istituto Luce). «Si tratta - spiega Nico Cirasola, regista e storico del cinema - della grandiosa manifestazione del Primo Maggio 1913 indetta dalle Leghe Operaie a Corato e Andria, probabilmente tra le prime pellicole prodotte direi in tutto il Sud Italia, che documenta una partecipata festa dei lavoratori, tutti ben vestiti che sfilano col Borsalino sul capo, icona di quegli anni».

Quel documento, recuperato dal cineasta di Gravina in circostanze davvero particolari, porta la firma di Cataldo Balducci, coratino, decano della cinematografia dal 1909: «Balducci è colui che, tra le altre cose, aprì nei primi anni del secolo scorso gran parte dei cinematografi in provincia di Bari».

Lo storico documento, ora conservato da Cirasola, in altre collezioni private e dallo stesso Istituto Luce, ritrae un «fiume» di operai e braccianti agricoli che sfilano nel centro cittadino, mostrando riverenza verso gli operatori con cinepresa, togliendosi il cappello al loro cospetto.

Dal campanile del Duomo di Corato vengono proposte panoramiche mai viste prima. Poche le donne e tanti i bambini che giocano per strada e cercano l’inquadratura dell’«occhio» indagatore, quasi un oggetto misterioso all’epoca. Spiccano l’eleganza e i volti allegri della gente del Sud, tutt’altro rispetto ai visi scavati, emaciati, sofferenti molte volte evidenziati nei film e nelle fiction televisive che raccontano i primi anni del Novecento, con l’equazione Sud uguale arretratezza, povertà, analfabetismo.

In «1913» si riconoscono le facce di tanti cittadini, delle autorità locali e dei religiosi, dei capi delle Leghe Operaie. Si riconoscono luoghi-simbolo di Corato come piazza Vittorio Emanuele, corso Cavour, Palazzo di città, il Teatro comunale, largo Plebiscito, via Duomo, l’antica stazione ferroviaria con una fumante locomotiva a carbone che trasporta «l’oratore della manifestazione», come si legge in una didascalia.

Questo prezioso documento storico è stato restaurato nei primi anni Ottanta dall’Istituto Luce di Roma grazie all’intervento di Cirasola che per recuperarlo ha ottenuto anche il sostegno del Comune e del noto pastificio Granoro.
Un documentario però, purtroppo, poco noto. È stato proiettato qualche anno fa nel corso dell’«Estate Coratina»: venne riproposto nella rassegna «Coraton» grazie alla lungimiranza della figlia di Balducci, che prima della morte di Cataldo trasformò il filmato in Vhs.

«Fu anche proiettato nel 1984 - ricorda Cirasola - alla rassegna “Cinema e tv nel Meridione” ospitata nel Centro universitario di Santa Teresa dei Maschi a Bari, e negli anni Novanta al cinema Armenise nel capoluogo (sala demolita qualche anno fa) e al cinema Elia di Corato».

Il film è ora visibile anche online: è tra quelli proposti sul sito dell’Archivio storico Luce, un patrimonio che offre qualcosa come 70mila documenti dagli anni ‘10 del Novecento a oggi, e oltre 400mila fotografie, visibili per tutti su tutti i dispositivi, anche grazie a nuove iniziative editoriali ideate, nei giorni del lockdown, per portare conforto e intrattenimento durante l’emergenza sanitaria.

La storia di «1913» è quella classica del ritrovamento di un documento dimenticato. «Quella pellicola è stata ritrovata in una cassapanca - racconta Cirasola -. «Siamo nei primi anni ‘80, io sto cercando delle foto storiche da proporre in una mostra organizzata a Santa Teresa dei Maschi, a Bari vecchia. Mi imbatto in un autore di Corato, Cataldo Balducci, la cui figlia conserva tante immagini della Puglia. Le conserva in una cassapanca, insieme con un autentico tesoro - ricorda il cineasta in una specie di emozionante telecronaca -, cioè il rullo di un film di circa venti minuti, superiore ai trecento metri canonici. Capisco subito che si tratta di un pezzo importante, ma molto fragile. La pellicola infatti è deteriorata, quasi cristallizzata, si frantumava appena la toccavi. Per questo la chiudo in una coperta e la affido ai laboratori di restauro dell’Istituto Luce a Roma».

Strepitoso il risultato: «Le riprese documentano una affollatissima festa delle Leghe degli operai del 1913 con la gente del Sud festosa, ben vestita, sorridente. Bei volti di persone orgogliose, con Borsalino e cravatta, bimbi che giocano. Scopro che questo straordinario film era stato girato dal mitico Balducci, colui che aveva prodotto i primi documentari dalle nostre parti e aperto cinematografi in mezza provincia di Bari: un barese benemerito. Il documentario muto in bianco nero dura 10 minuti - continua Cirasola -. Attraverso le diverse inquadrature si svela il percorso del corteo. Nel filmato appare la foto di Cataldo Balducci e nei titoli di testa e di coda è riportato il nome della casa di produzione». Cioè «La Turrita Film, noleggio e distribuzione film di Balducci e Fabiano con sede in Bari». Sarà attiva in Puglia fino al 1945 con la produzione del lungometraggio «Il richiamo della strada»: ne abbiamo già parlato su questa rubrica.

Il documentario mostra vari momenti della manifestazione indetta dalle classi operaie in occasione della Festa del Lavoro a Corato e ad Andria. «Emozionanti - commenta lo scopritore - le immagini di queste strade affollate di uomini, tutti con il cappello, con la banda che suona, alcune bandiere sventolanti e anche il passaggio di una diligenza».

Da che cosa si evince che «1913» sia uno dei primi film-documentari prodotti al Sud? «Lo si evince sia dagli aspetti tecnici che dalle notizie storiche e dai dati degli archivi. Siamo negli anni della partenza di Rodolfo Valentino, re del primo cinema muto, dalla Puglia, per l’America. Balducci - aggiunge Cirasola - è un antesignano al Sud del cinema muto e della tecnica cinematografica. In “1913” usa la stessa macchina da presa per riprendere le immagini e per proiettarle. Gli basta cambiare la scatola di questo marchingegno che, forse, ora è possibile rinvenire in qualche museo del cinema nel mondo. Gli ingranaggi gli servono sia per girare il negativo sia per proiettare il positivo - rivela Cirasola -. Già questo è un particolare tecnico non da poco per quei tempi». Dopo tanti anni, questo pioniere potrà essere ricordato.

«Lo faremo all’Arena Airiciclotteri di Bari (in strada Massimi Losacco, a quartiere Picone, ndr) nella rassegna «La Masseria del cinema e delle arti», in programma dal 3 al 6 settembre. Il primo incontro, intitolato “Da Massimo Troisi a Checco Zalone” - anticipa Cirasola - prevede l’intervento di Anna Pavignano, che per anni fu la compagna di Troisi e sua sceneggiatrice. Successivamente presenteremo il film documentario di Cataldo Balducci e rifletteremo su quello che è stato il cinema in Puglia nei primi anni del secolo scorso».

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