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Nascere prematuri: problemi e proposte

Salute & Benessere

Nicola Simonetti

Nicola Simonetti

Vivere in salute: suggerimenti, risposte, piccoli accorgimenti per gestire la propria giornata, l’umore, l’alimentazione, il ricorso a farmaci, come affrontare al meglio gli impegni di lavoro, di responsabilità, il riposo ed il diporto, l’attività fisica. Inoltre, una finestra aperta sulla ricerca, sulle novità che la medicina ci offre ora e ci riserva e promette per il prossimo futuro.

Nascere prima che siano compiute le 37 settimane di vita intrauterina, essere identificato come “pretermine” significa essere portatore di fragilità, di non completa maturazione, esposto a complicazioni e residuati fisici e/o psichici che una buona assistenza può evitare. Tutto si realizza nei primissimi giorni e ruota attorno all'organizzazione e all'alta specializzazione dei reparti di Neonatologia e Terapia intensiva neonatale.

L’Italia può vantare reparti di eccellenza. Ma non sempre è così perché vi sono disuguaglianze, spesso regionali che penalizzano di più il Sud, che pesano sul futuro di questi bambini e delle loro famiglie.

“Occorre  distribuire meglio ed aumentare le risorse dedicate, riorganizzare la rete ma anche – ha detto il prof. Mauro Stronati, past president  della Società italiana di neonatologia (SIN), all’incontro che ha comunicato la “Campagna T-PROTEGGO per difendere i diritti dei neonati prematuri” e la Giornata mondiale (17 novembre) - diminuire il numero di punti nascita a favore di quelli di più grandi dimensioni per aumentare gli standard di sicurezza.È il momento di realizzare una vera sinergia a livello nazionale, finalizzata a migliorare la salute del bambino nato prematuro e ad assicurare un adeguato sostegno socio-sanitario alle famiglie. Un percorso che coinvolge in primo luogo i genitori, ma che deve prevedere la partecipazione attiva anche delle Istituzioni per assicurare la migliore assistenza ad ogni bambino dovunque egli nasca (uniformità)”.

A nascere prima del termine fisiologico della gravidanza,  è, oggi in Italia, il 7 per cento dei bambini (nel Mondo, 1 su 10). Spesso questi neonati non raggiungono neanche il chilo di peso e stanno nel palmo di una mano, la loro possibilità di recupero e di condurre una vita normale sono in rapporto al loro grado di sviluppo e condizioni generali nonché  all'organizzazione e all'efficienza della struttura sanitaria che li accoglie.

La maggior parte di questi bambini una serie di criticità e di complessità; i maggiori problemi sono di carattere respiratorio perché i polmoni, a quell’epoca della gravidanza corrispondente alla nascita pretermine, non sono ancora "maturi". Gli alveoli tendono collassare a per la non disponibilità di una sostanza (surfactante), una specie di appretto, che ha il compito di stabilizzarli. A volte ci si trova di fronte  a spiccata fragilità vascolare, soprattutto dei vasi cerebrali, a non tolleranza dell’alimentazione oppure a forte compromissione del sistema immunitario.

Problemi importanti, questi, per l’assistenza ed il recupero del neonato, uno scricchiolo che fa tenerezza e dimostra voglia di vivere e star bene. E ne ha tutti i diritti.

Non vanno, però, sottovalutati i problemi dei genitori. Una ricerca Doxapharma ha rilevato che un terzo di loro giunge al parto senza aver mai sentito parlare del problema e che, anche, chi ne sia stato informato, vi giunge impreparato. La mamma, di solito, vive un senso di colpa rimproverandosi di non essere riuscita a far “durare” nove mesi la gravidanza. Conflitto interno, preoccupazione, dubbio, ansia, terrore, paura pervadono la coppia come rilevato dalle “confessioni” fatte via web. Il susseguirsi di tappe emotivamente impattanti rende questi genitori, anch’essi fragili.

Essi hanno bisogno di ricevere notizie, istruzioni, aiuto per fugare dubbi e sensi di colpa, essere sorretti  psicologicamente, essere compresi,  ottenere suggerimenti qualificati.  Gli operatori sanitari il cui ruolo di supporto è fondamentale per questi compiti (il 60%, dei genitori ,infatti, lo considerano tale durante il ricovero  e 41% ritiene necessario un aiuto nella gestione dei primi anni del bambino).

“La Campagna lanciata da Vivere onlus (il Coordinamento è formato da 45 associazioni di bambini nati prematuri e fa parte della Fondazione europea che raccoglie tutte le associazioni per la neonatologia delle Nazioni europeee ed oltre), Società neonatologia in collaborazione con AbbVie – dice il prof. Fabio Mosca, presidente SIN -  vuole riaccendere il dialogo tra istituzioni, reparti, associazioni di genitori per una migliore e più omogenea assistenza e gestione del neonato pretermine anche successivamente alla dimissione dal reparto di ricovero con controlli periodici, almeno fino ai 3 anni di vita.

“È urgente e necessario, tra l’altro - dice Martina Bruscagnin, presidente Vivere onlus – garantire ai genitori l’accesso, 24 ore su 24, al reparto di Terapia intensiva neonatale nel quale è degente il figlio. La loro presenza, oltre ad essere importante per realizzare e cementare la relazione affettiva e di attaccamento, favorisce lo sviluppo neuro-comportamentale del neonato. Poter stare con esso senza limiti di orari è basilare anche al fine di sostenere il prezioso allattamento e ridurre o contenere il dolore. Necessario, inoltre, garantire follow-up almeno per i primi tre mesi di vita e costituire una rete tra tutte le realtà sociosanitarie del territorio”.

Nell’occasione, è stato riproposto il “Manifesto dei diritti” di questi bambini e, inoltre le Raccomandazioni del Ministero della salute del 12.5.2016. Richiamato, tra l’altro, il Decreto n. 80/2015 e la Circolare INPS del 2016 riguardante il congedo parentale (“manca ancora qualcosa… far iniziare il congedo di maternità dal momento della dimissione”).

“Strategie di prevenzione, elevata qualità assistenziale e follow-up prolungato dopo la nascita rappresentano alcuni dei punti cardine da sviluppare. ABBVIE - dice l'AD Fabrizio Greco - è da sempre impegnata in programmi di partnership volti ad individuare soluzioni concrete e sostenibili”.

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