Domenica 15 Febbraio 2026 | 13:25

Puglia, mannaia del Governo sui comuni montani: da 54 diventano 33. Ma resta il nodo delle risorse

Puglia, mannaia del Governo sui comuni montani: da 54 diventano 33. Ma resta il nodo delle risorse

Puglia, mannaia del Governo sui comuni montani: da 54 diventano 33. Ma resta il nodo delle risorse

 
leonardo petrocelli

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leonardo petrocelli

Puglia, mannaia del Governo sui comuni montani: da 54 diventano 33. Ma resta il nodo delle risorse

La «sforbiciata» di Calderoli taglia 24 paesi (introducendone 3 nuovi). Ecco cosa succede con la nuova «legge sulla montagna» (che l’Anci Puglia prova a contrastare)

Domenica 15 Febbraio 2026, 10:32

La nuova classificazione dei Comuni montani riduce drasticamente il numero di quelli pugliesi che passano da 54 a 33. Una «mannaia» governativa che taglia 24 paesi (introducendone 3 nuovi) e che l’Anci Puglia - con il presidente Fiorenza Pascazio e il delegato delle Aree Interne, Noè Andreano - prova a contrastare rivolgendosi al governatore Antonio Decaro. Se la «conta», infatti, è chiusa, rimane aperta - seppur parzialmente - la partita delle risorse.

Ma conviene andare con ordine, ricostruendo la vicenda. Con la nuova «legge sulla montagna» (la 131/2025), approvata a settembre, il ministro per gli Affari Regionali, Roberto Calderoli, si era posto l’obiettivo di «ripulire» da alcune incongruenze l’elenco dei Comuni montani e semi-montani per meglio allocare le risorse dedicate. Oggettivamente alcuni storture c’erano poiché nel vecchio elenco figuravano anche Roma e Bologna. E, tuttavia, fin da subito il problema si sono rivelati i criteri concepiti per la sforbiciata, puramente altimetrici. Una scelta che ha prodotto una serie di paradossi, buttando fuori dall’elenco Comuni - soprattutto meridionali - che avevano la colpa di possedere terreni a valle (la quota altimetrica si abbassa) e frazionando territori un tempo omogenei. Prima si ragionava per «zone», oggi per Comuni. E dunque nella stessa area - ad esempio quella dei Monti Dauni o del Gargano - alcuni paesi risultano montani, altri, con le medesime problematiche, invece no.

L’introduzione dei criteri riduceva inizialmente il numero totale dei Comuni da 4mila a 2884. Da qui in poi, siamo a dicembre, si è attivato il braccio di ferro in sede di discussione del Dpcm attuativo della legge: quasi tre mesi di trattative e due Conferenze Unificate - alla presenza di Governo, Regioni, Anci e Uncem - hanno portato a una parziale revisione dei criteri stessi. Il numero di Comuni compresi nell’elenco si è alzato a 3700, quota definitiva. E tuttavia il taglio rimane alto nel Meridione e in particolare in Puglia, la regione meno montana d’Italia: fra i 33 paesi sopravvissuti figurano le new entry Altamura, Gravina e Martina Franca. Si salvano Biccari, il Comune con la vetta più alta di Puglia (Monte Cornacchia a 1151 metri) e Volturara Appula, città natale dell’ex premier Giuseppe Conte. A pagare dazio sono invece Cagnano Varano, Carlantino, Carpino, Castelnuovo Monterotaro, Ischitella, Peschici, Sannicandro Garganico, Vieste, Candela, Castelnuovo della Daunia, Casalvecchio di Puglia, Rignano Garganico, Troia, Acquaviva delle Fonti, Cassano, Gioia, Grumo, Ruvo, Toritto, Minervino, Crispiano, Laterza, Massafra, Mottola.

I Comuni eliminati non riceveranno le risorse destinate a sanità, imprese e istruzione, a differenza dei loro vicini. I soldi sono pochini (200 milioni per 3700 Comuni), ma pur sempre preziosi. Esiste tuttavia una possibilità: che la Regione Puglia rimpingui il Fondo Montagna erogando risorse anche ai paesi esclusi oppure che diluisca le somme governative - che Bari gestirà - includendo anche chi è stato stralciato. «Abbiamo scritto al governatore Decaro - spiega Andreano - affinché intervenga urgentemente. La situazione è critica e gli effetti distorsivi rischiano di produrre seri danno nelle aree colpite. L’istituzione di un tavolo tecnico-politico potrebbe essere lo strumento adatto a individuare soluzioni condivise».

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