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Cardiologia interventistica

Giù il bisturi dal cuore, a volte basta un catetere

Cardiologia interventistica ovvero raggiungere il cuore e ripararne o sostituirne componenti senza utilizzare bisturi ma solo catetere con tecnica mininvasiva

Una tecnica, senza bisturi e con catetere, del "futuro presente" ormai collaudata e capace di strappare ad invalidità o morte gran numero di "malati di cuore"

Salute & Benessere

Nicola Simonetti

Nicola Simonetti

Vivere in salute: suggerimenti, risposte, piccoli accorgimenti per gestire la propria giornata, l’umore, l’alimentazione, il ricorso a farmaci, come affrontare al meglio gli impegni di lavoro, di responsabilità, il riposo ed il diporto, l’attività fisica. Inoltre, una finestra aperta sulla ricerca, sulle novità che la medicina ci offre ora e ci riserva e promette per il prossimo futuro.

Cuore

Cardiologia interventistica ovvero come raggiungere il cuore e ripararne o sostituirne le varie componenti senza utilizzare il bisturi ma solo un catetere con tecnica percutanea mininvasiva. Una tecnica del “futuro presente” ormai collaudata e capace di strappare ad invalidità o morte gran numero di "malati di cuore".

È l’alternativa al classico intervento cardiochirurgico che ben si adatta a malati che – dice il prof. Giuseppe Tarantini, Università, Padova, nato a Trepuzzi, presidente della società italiana di cardiologia interventistica (GISE) - non potrebbero sopportare e superare quest’ultimo (anziani, non idonei all’anestesia generale, ecc).

Tecnologia fruibile ma non da tutti gli italiani a seconda delle regioni e degli stessi ospedali nei quali essi si trovino.

Un rifiuto patente di uguaglianza dei cittadini. In coda il sud, anche se qui non mancano strutture di eccellenza, anche se la cardiointerventistica italiana è di elevato livello.

Per molti pazienti, potrebbe essere l’ultima spiaggia prima di affogare nella invalidità o morire. Ma, il "no tu no" si abbatte su almeno un milione di nostri pazienti per mancata applicazione delle raccomandazioni internazionali. L’Italia, in Europa, è in difetto numerico, ma non di professionalità e capacità, rispetto agli altri Paesi.

"Frammentarietà dei meccanismi di finanziamento, assenza di appropriati meccanismi di codifica e rimborso, mancanza di chiara governance regionale in materia di innovazione tecnologica sono le principali cause di disomogeneità e di accesso agli stand minimi di cura".

Orfani di queste procedure sono, per esempio, malati con stenosi aortica , cioè il restringimento della valvola (la forma severa colpisce circa 4 su 100 over 75 anni) che può essere sostituita per via transcatetere in 47.500 italiani classificati inoperabili ad alto o medio rischio. Di questi, però, solo 5.528 ne beneficiano mentre 10 su 100, destinati alla cardiochirurgia tradizionale, muoiono di attesa.

Così anche per l'insufficienza (chiusura non perfetta) moderata o severa della valvola mitrale che colpisce il 10% degli over 75 anni dei quali solo l’1,5% è trattato; gli altri sono a rischio di eventi negativi che, entro un anno, ne ucciderà il 57%.

Anche l’ictus cardiometabolico può essere evitato, per la vita ulteriore, con un semplice intervento transcatetere che chiude la porta ai trombi. Né sono da escludere le utilizzazioni migliorative delle rivascolizzazioni coronariche.

La Società italiana di cardiologia interventistica (Gise) ha presentato un chiaro "Documento!" chiamando in causa operatori sanitari, amministratori, legislatori perché non si neghi ulteriormente il beneficio dimostrato (anche dal punto di vista economico) da questi "piccoli-grandi" interventi.

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