Il primo scoglio sulla navigazione della nuova giunta Decaro si è palesato con il buco nei conti della Sanità. Ora il governatore e la giunta dovranno scegliere la strategia per arrivare a ripianare il disavanzo di 369 milioni di euro. Non essendo possibile reperire tutte risorse necessarie da altre voci contabili, è quasi ineludibile il reperimento delle risorse con l’aumento dell’addizionale Irpef.
Su come arrivare all’aumento delle tasse c’è una disputa in punta di diritto e di normative: c’è chi sostiene che si possa fare con un decreto del presidente (che ha una possibilità in deroga di modificare le aliquote), chi ascrive il compito gravoso ad una legge del Consiglio regionale, chi a un disegno di legge della giunta da convertire nell’assemblea. Altri esperti di codicilli ipotizzano, in caso di inerzia, un aumento automatico dell’Irpef fino alla soglia massima. Ogni passaggio, però, è rimandato all’imminente certificazione del debito da parte delle strutture contabili, mentre appare discutibile l’addebitare la voragine all’aumento dei costi (energetici o di forniture), dal momento che le bollette non solo alle stelle come nel periodo dell’inizio della guerra in Ucraina. Non a caso c’è molta aspettativa sul monitoraggio del primo trimestre 2026, alla luce delle misure restrittive assunte dal governatore e giunta.
L’anno scorso non ci fu l’aumento delle tasse per le spese sanitarie grazie all’abnegazione dell’assessore al Bilancio Fabiano Amati, che recuperò le risorse dell’extra gettito, e milioni dai tagli agli sprechi delle agenzie. Scorrendo gli Annales della Regione, nel 2000, con Raffaele Fitto governatore, si adottò la legge 28 per introdurre l’addizionale dello 0,5% per il 2001 e dello 0,25 per il 2002, salvo abolirla nel 2003. La cura fittiana portò ad ulteriori risparmi, al punto che la gestione finanziaria del 2004 registrò un utile di 9 milioni.
Il caso analogo più recente si registrò nel 2022, con un deficit vicino ai 400 milioni. Con la delibera 412 del 2023 si ottenne una sostanziale riduzione dei costi, unita anche a nuove regole per la spesa farmaceutica e per i dispositivi medici. Non a caso si riuscì a rispettare il tetto della spesa farmaceutica convenzionata grazie alla legge 7 (iniziativa di Amati), che prevedeva la decadenza dei dg se non si rispettavano i tetti previsti, e il deficit fu ridotto del 90%. Perché nel 2025 si è arrivati a conti fuori controllo? Il tema non è solo contabile ma anche e soprattutto politico.
L’allarme sui conti regionali avviene adesso, secondo fonti della Commissione Bilancio, sulla base dei preconsuntivi depositati entro il 31 gennaio dalle Asl: entro aprile bisognerà approvare i consuntivi e entro maggio definire la modalità di reperimento delle risorse, anche se la crisi di bilancio sulla sanità di tutte le regioni italiane, potrebbe creare le condizioni per un nuovo intervento straordinario da parte del governo nazionale.
















