Mercoledì 11 Marzo 2026 | 17:04

Confermata la condanna per l'«Arsenio Lupin» di Foggia: con la sua banda svaligiò il caveau dell’ex Banco di Napoli

Confermata la condanna per l'«Arsenio Lupin» di Foggia: con la sua banda svaligiò il caveau dell’ex Banco di Napoli

Confermata la condanna per l'«Arsenio Lupin» di Foggia: con la sua banda svaligiò il caveau dell’ex Banco di Napoli

 
Confermata la condanna per l'«Arsenio Lupin» di Foggia: con la sua banda svaligiò il caveau dell’ex Banco di Napoli

La Cassazione ha dichiarato inammissibili e rigettato i ricorsi difensivi, mettendo la parola fine al processo Goldfinger: è diventata quindi definitiva la condanna a 13 anni inflitta a Olinto Bonalumi

Mercoledì 11 Marzo 2026, 14:50

La Cassazione ha dichiarato inammissibili e/o rigettato i ricorsi difensivi, mettendo la parola fine al processo “Goldfinger” a 8 foggiani e romani accusati a vario titolo d’aver svaligiato il caveau del Banco di Napoli di piazza Puglia a Foggia nel marzo 2012; e d’aver progettato di fare altrettanto nel caveau delle gioiellerie Sarni al centro commerciale Mongolfiera, colpo sventato nell’agosto 2012.

Diventata quindi definitiva la condanna a 13 anni per furto e tentato furto inflitta al principale imputato, Olinto Bonalumi, 65 anni, l’Arsenio Lupin di Foggia. Si sommano ai 13 anni, 4 mesi e 11 giorni per altri furti e rapina che il ladro sconta in carcere dal 6 gennaio 2025 quando fu catturato a Roma dopo quasi 4 anni di latitanza. La seconda sezione della Cassazione ieri pomeriggio ha confermato la sentenza della corte d’appello di Bari che il 16 aprile 2024 condannò gli 8 imputati del processo Goldfinger a complessivi 43 anni e 6 mesi. Furono riconosciuti colpevoli a vario titolo del furto da 15 milioni nel caveau delle cassette di sicurezza dell’ex Banco di Napoli di piazza Puglia svaligiato a Foggia il 9/11 marzo 2012; del tentato furto di 20 chili d’oro nel caveau delle 2 gioiellerie Sarni del centro commerciale Mongolfiera, sventato dalla squadra mobile a fine agosto 2012; e di riciclaggio di parte del bottino.

I difensori chiedevano l’annullamento della condanna e la celebrazione di un nuovo processo d’appello; e in subordine per due guardie giurate accusate del furto la prescrizione, sostenendo che era maturata due mesi prima della sentenza d’appello. Il pg chiedeva l’inammissibilità dei ricorsi. Sarni e Intesa/San Paolo (ex Banco di Napoli) sono costituiti parti civili. Dopo il verdetto della Suprema corte si apriranno le porte del carcere per quegli imputati che devono scontare residui di pena prima di arrivare al limite di 4 anni che dà accesso alla possibilità di misura alternative alla detenzione.

In 13 furono arrestati (9 in carcere, 4 ai domiciliari) nel blitz del 10 marzo 2015. Il processo a 20 imputati per 19 capi d’accusa iniziò nel novembre successivo; durò ben 8 anni; il Tribunale di Foggia il 7 settembre 2023 assolse 3 imputati; prescrisse le accuse per 9; e condannò 11 tra foggiani e romani a 70 anni. In appello i giudici dichiararono il non doversi procedere per incapacità di partecipare alle udienze di un romano; stralciarono per motivi di salute la posizione di un altro romano; e condannarono i restanti 9 imputati: 8 avevano fatto ricorso in Cassazione.

Bonalumi, ritenuto l’ideatore del furto in banca e di quello sventato ai danni di Sarni, per questo processo ha già scontato 18 mesi di carcerazione preventiva tra cella e domiciliari: dal 10 marzo 2015 giorno del blitz, al settembre 2016 quando gli furono revocati i domiciliari. E di nuovo detenuto dal 6 gennaio 2025 quando fu catturato a Roma; sconta oltre 13 anni per il furto da 5 milioni nel caveau della “Np service” svaligiato a Foggia il primo maggio 2009: il progetto di furto da 200 milioni alla sede di Ancona della Banca d’Italia, sventato nell’ottobre 2011; la rapina da 3 miliardi di lire del novembre ’95 ai danni di un blindato sull’autostrada A/14 vicino Sant’Elpidio, quando nel conflitto a fuoco uno dei banditi fu ucciso dalle guardie giurate.

Gli “uomini d’oro” che svaligiarono il Banco di Napoli di piazza Puglia, non lasciarono un solo segno di scasso. Elusero gli allarmi, con un lavoro preparatorio cominciato sin da dicembre 2011; oscurarono le telecamere nei giorni del furto; beneficiarono della complicità di 2 guardie giurate in servizio nella banca: Domenico Di Sapio e Gennaro Rendine condannati a 6 anni (si dicono innocenti). La banda penetrò dal garage attiguo alla banca; arrivò al piano seminterrato del caveau; svaligiò 165 delle 500 cassette di sicurezza (altre 150 furono manomesse ma non aperte), rubando soldi e preziosi per 15 milioni di euro; e le riprese filmante. Il furto fu scoperto la mattina di lunedì 12 marzo 2012 quando per aprire il caveau si dovette forare il muro.

Secondo l’accusa originaria a agire fu una banda di foggiani - in primis Bonalumi e il suo braccio destro Federico De Matteis - e “cassettisti” romani specialisti nello svaligiare caveau. L’ipotesi non resse al vaglio dei giudici di primo grado: condannarono i foggiani, assolsero i capitolini. Romani però ritenuti coinvolti sempre con Bonalumi e De Matteis (quest’ultimo ha ottenuto la prescrizione per l’ulteriore accusa di tentato furto) nel progetto di furto a fine agosto 2012 di 20 chili d’oro in tre plichi custoditi nel caveau delle gioiellerie Sarni presso la “Mongolfiera”. La squadra mobile era sulle tracce della banda; individuò il covo in un ristorante al Villaggio Artigiani e fece irruzione; identificò e rilasciò una decina di persone, mandando in fumo il nuovo maxi-colpo.

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