Sabato 07 Marzo 2026 | 20:36

Digiuno intermittente? Meglio la dieta mediterranea povera

 
Nicola Simonetti

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Nicola Simonetti

Digiuno "fisiologico" o intermittente: i benefici

Sabato 07 Marzo 2026, 18:26

Mangiare ad intervalli inusitati di tempo, fissare appuntamenti con i pasti intervallati da ore di astinenza, soffrire la fame, far tacere l’appetito e ritrovarsi con minimi cali di peso: vale la pena? Il dubbio deriva da una recente, caparbia ricerca di Cochrane Library che ha analizzato 22 studi controllati condotti in Nord America, Australia, Cina, Europa e Brasile, randomizzati per un totale di 1.995 adulti in sovrappeso/obesità, osservati ad intervalli di minimo 6 mesi (la limitazione della revisione è nella mancanza di dati a lungo termine), valutandone le molteplici varianti temporali: con digiuno notturno esteso ad almeno 14 ore), digiuno periodico (ovvero in uno-due giorni a settimana, con consumo illimitato di cibo nei restanti 5 O 6 giorni) e il digiuno a giorni alterni (con apporto calorico limitato o drasticamente ridotto nei giorni di digiuno e alimentazione regolare nei restanti). I ricercatori hanno confrontate queste varietà di digiuno intermittente con la libertà totale o parziale di alimentazione. Il verdetto: per la “intermittente, vantaggi, in perdita di peso (meno 5%), pochi o pressoché nessun beneficio rispetto a diete meno punitive cioè con riduzione razionale di calorie ingerite in ore usuali. Dopo tanto digiuno, comunque intervallato, ci si ritrova con un calo di circa 0,33 kg ogni 100 kg di peso iniziale: ben poca cosa rispetto alle ore di digiuno patite e, ancor più, nessun vantaggio clinico in più. Gli Autori precisano anche che, neanche dal punto di vista della qualità della vita, il digiuno intermittente si fa preferire rispetto alle modalità classiche di diete che “tagliano” correttamente le calorie ingerite. Anche la modesta riduzione dei livelli ematici di colesterolo ed altri grassi e il trascurabile aumento di colesterolo HDL (quello “buono”) ottenuti con la “intermittente” non soddisfano. Considerati anche gli eventi avversi della intermittente (presenti più negli uomini): nausea, cefalea, capogiri, fame, stipsi, dispepsia, intolleranza al freddo, irritabilità, insonnia, difficile concentrazione, ecc.). “La modalità digiuno intermittente può ridurre le calorie ingerite ma – è la conclusione - questo non rende la metodica migliore degli altri regimi ipocalorici tradizionali. Ognuno scelga secondo praticità e convenienza personali non sottovalutando la capacità individuale di essere osservanti nel tempo… il digiuno intermittente non è superiore alla dieta standard. Sono inoltre necessari altri studi che includano popolazioni diverse e che monitorino la perdita di massa magra e la gestione del diabete sul lungo periodo per chiarire efficacia, sicurezza, aderenza e sostenibilità nel tempo degli interventi dietetici basati sul digiuno intermittente. Il dato incontrovertibile è che sia da preferire la dieta Mediterranea povera e parca – quella dei nonni – con prodotti a km zero, pane e pasta integrali, legumi, verdure, frutta, olio extravergine di oliva, pesce, poca carne, poco zucchero e poco sale, che riempiano a metà il solito piatto.

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Nicola Simonetti

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Vivere in salute: suggerimenti, risposte, piccoli accorgimenti per gestire la propria giornata, l’umore, l’alimentazione, il ricorso a farmaci, come affrontare al meglio gli impegni di lavoro, di responsabilità, il riposo ed il diporto, l’attività fisica. Inoltre, una finestra aperta sulla ricerca, sulle novità che la medicina ci offre ora e ci riserva e promette per il prossimo futuro.

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