Sabato 07 Marzo 2026 | 07:32

Biagio Antonacci sceglie la provincia, dieci date in estate all'Anfiteatro di Lucera: «La Puglia è casa mia, ti accoglie senza invadere»

Biagio Antonacci sceglie la provincia, dieci date in estate all'Anfiteatro di Lucera: «La Puglia è casa mia, ti accoglie senza invadere»

Biagio Antonacci sceglie la provincia, dieci date in estate all'Anfiteatro di Lucera: «La Puglia è casa mia, ti accoglie senza invadere»

 
Bianca Chiriatti (video Donato Fasano)

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Bianca Chiriatti (video Donato Fasano)

La Gazzetta incontra il cantautore (che ha origini pugliesi, il padre è nato a Ruvo) in vista della residency del Tour Unplugged, che lo vedrà impegnato nel 2026: «Voglio che il pubblico conosca questi luoghi inediti, di arte e bellezza: sono nati per la musica»

Sabato 07 Marzo 2026, 06:00

Un viaggio di musica, storia, bellezza, ma soprattutto un grande atto di generosità da parte di un cantautore che non ha più niente da dimostrare. Biagio Antonacci sarà tra i grandi protagonisti dell'estate pugliese con ben dieci date del suo Unplugged Tour 2026 all'Anfiteatro Romano di Lucera, spalmate tra il 21 luglio e il 2 agosto. Una speciale residency che fa parte di un progetto più ampio in alcune straordinarie arene del nostro Paese, patrimoni di arte e cultura come il Teatro Greco di Tindari in Sicilia, il Teatro Grande di Pompei e l'Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera (Bs). «Volevo conoscere e far conoscere uno spazio inedito, usato poco per la musica finora - racconta Antonacci alla «Gazzetta», in Puglia per osservare da vicino questo luogo speciale - possiamo frequentare questi spazi quando abbiamo la famosa curiosità, specchio della nostra anima, quindi gli spettacoli e le emozioni anche degli altri sono un modo per condividere ciò che sei».

Non solo un concerto, ma un’esperienza totale, e la parola chiave di questi luoghi è «bellezza». Cos’è per lei la bellezza?

«Il concetto di bellezza è tutto, è ciò che ci circonda, ci fa aprire gli occhi. Se ti svegli la mattina in un posto bello, apri gli occhi in maniera diversa. E anche la coscienza e l’anima aprono gli occhi senza vedere».

Organizzare un tour così intimo e per tante date consecutive è un grande atto di generosità...

«Io mi auguro che chi verrà torni poi a casa con la felicità di aver visto un luogo diverso, aver vissuto un'esperienza più acustica, intima, al di fuori dei palasport e degli stadi. Questa tournée è dedicata veramente al pubblico, sarò a loro disposizione, e anzi mi auguro che si possano ripetere queste residenze, magari essere d'esempio per altri colleghi».

Tra l'altro tre di queste quattro location sono al Sud...

«Non solo, sono tutti concerti in provincia. Ho sempre visto i miei fan venire dalla provincia ai concerti nelle grandi città, oggi sono io ad andare loro incontro, anche a quelle persone che magari dicono "Lucera è il mio paese, Foggia è la capitale"».

Un'altra parola chiave di tutta questa operazione è «storia», e lei ha avuto il privilegio di suonare anche al Colosseo...

«È stato un onore, il Colosseo, ma anche i vari teatri, erano spesso luoghi di dolore, l'odore del sangue girava in questi spazi, si facevano giochi, si ammazzavano persone e animali. C'era un'incredibile escalation di violenza. Ecco, noi torniamo con la musica, laviamo via l'odore del sangue e portiamo un po' di musica pop che alla fine fa pace con tutto e con tutti».

Questa regione è anche nelle sue radici, le sue origini arrivano da Ruvo di Puglia: che rapporto ha con questa terra che la ama tanto e a cui lei stesso ha dimostrato di volere molto bene?

«È la mia terra, qui sono a casa mia: amo tanto il mare, la cucina, la mentalità, e appunto la bellezza. Amo la gente, perché il pugliese ha la capacità di saperti accogliere senza mai invaderti. C'è la grande capacità di rispettare i tuoi silenzi, anche la tua voglia di isolarti, ma quando vuoi sei ospite di tutti».

Lo abbiamo detto all'inizio, questo tour sembra un grande atto di generosità in quanto lei non ha più nulla da dimostrare: da dove è arrivata questa voglia di fare questo regalo al pubblico?

«Ho da dimostrare a me stesso adesso! Devo cercare di accontentare la mia curiosità, sempre più feroce, e devo accontentarla altrimenti smetterei di fare musica. Noi artisti abbiamo un cuore che si apre: scriviamo, e chi vuole ascolta ed entra. È una piccola arca di Noè il cuore dell’artista, ed è una cosa molto bella».

Sappiamo che è andato a fare un primo sopralluogo a Lucera: com’è l'anfiteatro?

«L'ho trovato molto pulito, curato, il territorio sta facendo un lavoro importante per sistemarlo e prepararlo all’evento. Mi è rimasto impresso l’odore dell’erba appena tagliata. Ho parlato con il sindaco e l’amministrazione: è un posto protetto. Ho visto una cura nei confronti di uno spazio importante per la nostra storia».

Di solito si chiede cosa spera di lasciare al suo pubblico. Invece cosa spera rimanga dentro di lei da questa esperienza?

«Gli occhi di chi mi viene a vedere. Vorrei catturare, abbracciare questi occhi delle persone che con curiosità vengono a cantare con me. Il canto, la luce della bellezza del canto, aver fatto qualcosa che può essere l’inizio di tante altre».

foto Donato Fasano

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