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Disabilità intellettiva?

DiversaMente

Michele Pacciano

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L'handicap è un dramma. Ma può anche diventare uno stimolo e una possibilità, uno sguardo diverso sul mondo. Proviamo ad andare oltre la rabbia e il piagnisteo. Capovolgiamo la prospettiva, guardiamo i problemi dall'interno, cerchiamo insieme le soluzioni.

Non credo alle giornate dedicate, specie se si tratta della disabilità. Ma oltre a rabbonire la cattiva coscienza di molti, per lo meno hanno un merito, accendere i riflettori su un problema.

Oggi è la giornata della disabilità intellettiva. È voglio lanciare una provocazione: la disabilità intellettiva non esiste, esistono solo diverse possibilità.

Da anni lavoro anche in un centro per disabili mentali e posso empiricamente dirvi che la disabilità mentale non esiste. Esistono dei deficit cognitivi importanti che vanno a inficiare alcune attività, ma la dobbiamo smettere di trattare i disabili intellettivi come bambini cresciuti, sono uomini e donne che hanno un interiorità e una sensibilità che va rispettata.

Troppo spesso ci barrichiamo dietro la nostra presunta normalità per paura di guardare in faccia la diversità che anche nostra. Fino alla terza media avevo la sindrome del piccolo genio, di quello che va benissimo a scuola ma che è come un cavallo da circo a cui hanno insegnato a fare le 4 operazioni, al di là della pista il pubblico applaude ammirato ma poi torna ad essere un cavallo che deve tornare silenziosamente nella sua stalla.

Prima di affrontare il mio handicap motorio e percettivo mi rifugiavo nella mia cultura, che spesso era solo erudizione, con cui nascondevo il mio grande disagio guardando dall'alto in basso i disabili intellettivi che mi circondavano nel centro in cui facevo riabilitazione motoria.

Poi per un grave scherzo del destino ho dovuto imparare a conoscerli bene e ora una persona con la sindrome di Down per me è una persona, come io ho la difficoltà di camminare e disegnare, ha una difficoltà più ingombrante di rapportarsi al mondo. Conosco una ragazza Down con un grave deficit cognitivo, che per non soffrire per amore, finge da anni di essere fidanzata con Alessandro Del Piero. Ma in fondo sa benissimo che è solo un gioco, un amaro placebo che serve a illudere una natura femminile lacerata e inappagata.

Non dobbiamo guardare i disabili mentali come animaletti da ammaestrare, né tantomeno come bambini da accudire e coccolare.

Nel mio centro di cui curo l’ufficio stampa, sento spesso parlare di “bambini” ma gli ospiti sono uomini e donne se capiremo almeno questo avremmo fatto un grosso passo in avanti.

È difficile, soprattutto quando subentrano affettività e sensi di colpa, ma ripensiamoci. E ripensiamo la disabilità.

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