Prendere merce del sopravvitto dei detenuti può al limite considerarsi scorretto, ma non è peculato perché i beni prelevati nel magazzino del carcere non erano acquistati con soldi dell’amministrazione penitenziaria bensì con quelli dei carcerati. Per queste ragioni il gip Mario De Simone ha rigettato la richiesta della Procura di sospendere dal servizio un poliziotto penitenziario e di mandare agli arresti domiciliari un dipendente della ditta fornitrice del sopravvitto destinato ai detenuti del carcere di Foggia. Ai due indagati il pm contesta una mezza dozzina di episodi di peculato a testa tra fine 2024 inizio 2025.
Per il gip invece «trattandosi di beni acquistati con fondi privati e nella disponibilità esclusiva della ditta non può configurarsi alcun peculato». Senza tralasciare, aggiunge il gip, che 4 mesi di indagini con riprese video e intercettazione hanno documentato la presunta appropriazione di beni per poche decine di euro complessivi. Dipendente della ditta e agente di custodia, difesi dagli avvocati Ettore Censano e Michele Curtotti negli interrogatori preventivi dal gip, hanno respinto le accuse. E rimarcato come la merce oggetto dell’inchiesta - generi alimentari, dopobarba, deodoranti - era un di più rispetto a quanto destinato al sopravvitto, per cui nessun carcerato si è visto privato di qualcosa che avrebbe potuto acquistare.
La posizione dei 2 coindagati fu oggetto di una successiva richiesta di misure cautelari del pm, ora rigettate dal gip. I filmati mostrano il dipendente della ditta consegnare ai 2 agenti di custodia di volta in volta formaggio, pane, limoni, deodorante, pizza, mozzarelle, arrosto di tacchino, succhi di frutta, pancetta, panini. Merce che i due poliziotti portavano a casa a fine turno. A corroborare i video ci sono le intercettazioni. Come quando l’agente (poi sospeso la scorsa estate) dice al dipendente della ditta: “mi sto caricando 2 zucchine. Mica ti servono? E fess’ che ricetta che viene oggi”. Negli interrogatori preventivi i 2 indiziati hanno spiegato le loro ragioni. Il dipendente della ditta che fornisce il sopravvitto, difeso dall’avv. Censano, ha detto che era una prassi aziendale distribuire agli agenti beni ulteriori rispetto a quelli del sopravvitto. Il poliziotto penitenziario, assistito dall’avv. Curtotti, ha spiegato che quanto prelevato erano residui del suo pasto in mensa. Entrambi hanno sottolineato un aspetto: quanto consegnato era un di più rispetto al sopravvitto. I difensori nel chiedere al gip di rigettare la richiesta di domiciliari e di sospensione dal servizio avanzata dal pm, hanno sostenuto l’insussistenza del reato di peculato perché i beni venivano acquistati non con soldi dell’amministrazione penitenziaria ma tramite conti correnti alimentati dai carcerati. E inoltre il magazzino all’interno del carcere dove viene stoccata la merce per il sopravvitto non è nella disponibilità della polizia penitenziaria, ma esclusivamente della ditta che gestisce il servizio per cui gli agenti possono accedervi solo su assenso dell’azienda.
Tesi difensiva condivisa dal giudice De Simone che ha detto “no” a arresto e sospensione dal servizio. Scrive il gip nell’ordinanza di rigetto di misure cautelari: «Il sopravvitto è il servizio che permette ai detenuti d’acquistare generi alimentari e altri beni di prima necessità oltre a quelli forniti dall’amministrazione penitenziaria, utilizzando il proprio denaro depositato su un libretto personale. Questo elemento mina in radice la possibile configurazione del delitto di peculato perché non si verifica alcuna offesa al patrimonio della pubblica amministrazione. Inoltre manca del tutto un altro requisito del reato: la disponibilità del bene da parte del pubblico ufficiale mentre il magazzino era nella disponibilità dell’azienda che ne aveva le chiavi».
















