Sabato 04 Aprile 2026 | 11:58

Taranto, una notte di fede e sacrificio: una folla oceanica ai piedi dell’Addolorata anche con pioggia e freddo

Taranto, una notte di fede e sacrificio: una folla oceanica ai piedi dell’Addolorata anche con pioggia e freddo

Taranto, una notte di fede e sacrificio: una folla oceanica ai piedi dell’Addolorata anche con pioggia e freddo

 
francesco casula

Reporter:

francesco casula

Taranto, una notte di fede e sacrificio: una folla oceanica ai piedi dell’Addolorata anche con pioggia e freddo

Il racconto del pellegrinaggio 2026 della Beata Vergine, un tratto di meno di 4 chilometri percorsi in 15 ore

Sabato 04 Aprile 2026, 10:10

L’uscita con due ore di ritardo, la sosta nelle piccola chiesetta di Sant’Anna, una distesa di ombrelli e uno sguardo costantemente rivolto al cielo. È in queste immagini la sintesi del pellegrinaggio 2026 della Beata Vergine Addolorata che alle 2 del mattino ha mossa i suoi passi dal tempio di San Domenico, nel cuore della città vecchia, per raggiungere l’istituto Maria Immacolata nel borgo umbertino. Un tratto di meno di 4 chilometri percorsi in 15 ore.

Il maltempo, però, non ha impaurito i fedeli: nella città vecchia, anche contro le previsioni e le intemperie, c’erano migliaia di persone, in particolare i giovani. tutti in attesa che il portone del tempio romanico si aprissero: stanchi, provati, ma mai rassegnati. E alla fine le loro preghiere sono state ascoltate: il corteo guidato dal troccolante ha percorso la scalinata qualche minuto prima delle due e infine il simulacro della Vergine è apparso sul ballatoio. A sorreggerlo anche Giuseppe e Vincenzo Musciacchio, padre e figlio per la prima volta nella storia «sdanghieri» insieme. La banda «Santa Cecilia» ha eseguito, come impone la tradizione la marcia funebre «A Gravame» e poi, gli esperti della confraternita della Città vecchia hanno eseguito quella manovra delicatissima di percorrere i gradoni per raggiunto il livello stradale. Come sempre un applauso liberatorio ha sciolto la tensione e da quel momento è cominciato il bagno di folla. Migliaia di persone hanno accompagnato i confratelli nel loro pellegrinaggio: un fiume di gente che non è diminuito nemmeno quando il corteo ha dovuto riparare nella chiesetta di Sant’Anna a due passi dal piazza Fontana. Poi tutto è stato più sereno: il tempo è migliorato e il pellegrinaggio è proseguito tra via Garibaldi, via San’Egidio, via Di Mezzo e attraverso il pendio La Riccia ha raggiunto piazza Castello per attraversare il ponte.

Poco dopo l’arrivo dinanzi al Carmine, per quella sorta di momenti di fraternità tra le due confraternite che animano i Riti tarantini e infine la sosta dalle suore.

Il tempo di trovare un po’ di forze e poi la ripartenza verso la Città vecchia attraverso via D’Aquino, il ponte girevole e via Duomo.

Nelle orecchie risuonavano ancora le parole del vescovo pronunciate prima dell’apertura del portone: «Restiamo in piedi di fronte al dolore delle famiglie di Loris Costantino e Claudio Salamida» ha detto la guida della Chiesa Tarantina ricordando gli ultimi due operai morti nell’ex Ilva di Taranto. Alla comunità di fedeli Miniero ha chiesto di restare in piedi anche «di fronte alle povertà che crescono nella nostra città, ascoltiamo con Maria gli emarginati di Taranto, le persone che metodicamente ignoriamo per indifferenza e disumanità». Non sono mancate nel suo discorso le attenzioni verso problemi sociali, dell’ambiente e del lavoro, «che sembrano così insormontabili per noi che quasi sono scontati come i nostri due mari. I nostri mali – ha detto - diventano definitivi quando non siamo capaci di azioni di coraggio, quando pieghiamo la schiena, e non siamo in grado di levarci in piedi con un gesto di resurrezione».

Ma non solo. Il vescovo ha chiesto ai tarantini di rimanere vigili anche «di fronte ad una città vecchia che deve cessare di sbriciolarsi».

Infine i conflitti. «Non siamo troppo lontani dalle guerre per pensare che non ci riguardino – ha detto il vescovo – e non perché il nostro mondo è iperconnesso, ma perché siamo cristiani, e il nostro essere fratelli dell’intera umanità è un legame molto più stretto di qualsiasi globalizzazione».

Parlando dell’Addolorata Miniero ha fatto notare che «se Maria esce di notte è perché, nell’asfissia del male, si possano aprire varchi e respiri di tenerezza, di compassione, di vicinanza, di strade nuove. Maria non evita la strada del calvario ma in quel cuore retto dalla sua mano, cuore capace di ascoltare la Parola di Dio e di metterla in pratica, vi è la mappa di una strada che dal Calvario discende verso il giardino della Resurrezione».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marchio e contenuto di questo sito sono di interesse storico ai sensi del D. Lgs 42/2004 (decreto Soprintendenza archivistica e Bibliografica Puglia 18 settembre 2020)

Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725 (Privacy Policy - Cookie Policy - - Dichiarazione di accessibilità)