Sabato 04 Aprile 2026 | 11:18

Bari, una festa in piazza Cesare Battisti: è la Pasqua delle badanti georgiane

Bari, una festa in piazza Cesare Battisti: è la Pasqua delle badanti georgiane

Bari, una festa in piazza Cesare Battisti: è la Pasqua delle badanti georgiane

 
Raffaella Direnzo

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Raffaella Direnzo

Bari, una festa in piazza Cesare Battisti: è la Pasqua delle badanti georgiane

Gli ortodossi seguono un altro calendario, ma queste donne seguono il passo della città: «Tbilisi, Kutaisi, Batumi, Imereti… tante realtà diverse, unite dalla stessa storia»

Sabato 04 Aprile 2026, 09:54

10:31

Arrivano tutte dalla Georgia, ma da città diverse: «Tbilisi, Kutaisi, Batumi, Imereti… tante realtà diverse unite dalla stessa storia», racconta con orgoglio Asasmati Verulashvlli, una delle donne presenti in Piazza Cesare Battisti. Insieme ad altre badanti ha allestito un banchetto improvvisato per festeggiare la Pasqua — più un picnic mobile che una tavola vera e propria — sugli scalini del Dipartimento di Giurisprudenza. A Bari vivono da qualche anno. «Sì, più o meno tutte da cinque anni», conferma, mentre intorno le altre annuiscono e sistemano piatti e sacchetti. La Pasqua ortodossa qui arriva in anticipo, adattata ai turni di lavoro e agli spazi rubati alla città: «Noi festeggiamo prima. Auguri a tutti», dice qualcuno alle sue spalle.

Eppure, quella non è ancora la loro Pasqua. Le donne georgiane, cristiane ortodosse, seguono un altro calendario, quello della Chiesa ortodossa georgiana, che nel 2026 fissa la Pasqua ortodossa il 12 aprile, una settimana dopo la Pasqua cattolica.

«Noi ci siamo organizzate qualche giorno prima», spiegano quasi a giustificarsi, mentre sistemano il cibo sui gradini. Non è una questione di date, ma di incastri: turni di lavoro, giornate passate nelle case dei datori di lavoro, difficoltà a ritrovarsi tutte insieme nello stesso giorno. È una Pasqua anticipata e adattata, che racconta questa piccola tensione tra calendario e vita reale: la festa “vera” arriva dopo, ma la comunità si ritaglia uno spazio quando può, pur di (re)stare abbracciate ai guai con la consapevolezza – che rende lucidi i loro occhi - su cosa significhi vivere lontano da casa, dove anche le tradizioni devono piegarsi ai tempi del lavoro e della distanza. Su una tovaglia di cellophane, i contenitori vengono passati di mano in mano con cura: khachapuri, pane caldo ripieno di formaggio; lobiani, rustico di fagioli rossi; e pkhali, verdure tritate con noci e spezie.

Sono una ventina, forse qualcosa in più o in meno — «quindici, venti… così», provano a contarsi — ma quello che conta è esserci. «Siamo venute qui per trovare lavoro, per cambiare vita», spiega Asasmati, senza troppi giri di parole. Poi, quasi a correggersi: «Per un futuro… per i figli, per la famiglia».

La Georgia resta sullo sfondo. «Qui vivo serenamente», dice, e subito dopo la voce si incrina: «Ma mi manca». Quando si parla di ciò che è rimasto laggiù, le frasi si accorciano: «Figli, marito, mamma, papà… tutto». Una pausa. «Loro stanno bene. Io lavoro qua». E come molte altre, manda soldi a casa: «Lo faccio per loro». Il passato riemerge a frammenti: «Dieci anni fa c’era la guerra con la Russia», ricorda una delle donne. Anche se oggi il paese non è in guerra aperta, le tensioni con la Russia e i ricordi di quei conflitti continuano a influenzare la vita di chi è emigrato, una delle crepe che hanno aperto la strada altrove.

I contatti con la Georgia sono continui: «Li sento tutti i momenti». Ma incontrarsi è un’altra cosa: «No, loro non possono venire». E allora restano le chiamate, le videochiamate, le voci nell’anima.

A Bari lavorano quasi tutte come badanti. «Io sto a Modugno, altre a Palese, Rutigliano… un po’ dappertutto», racconta un’altra. Le giornate si consumano a far pulizie nelle case e ad accudire anziani: «Mi prendo cura di una nonna. È molto simpatica». E aggiunge: «Io sto contenta. La famiglia è brava, mi hanno accolta bene». Il lavoro è duro ma stabile: «Guadagno più o meno 1500 euro al mese», dicono, «Ho un contratto in regola ed il permesso di soggiorno».

Intanto per loro Bari è diventata scenario quotidiano, quasi casa. «Mi piace molto: San Nicola, Barivecchia, tutto», dice Asasmati. Poi guarda le altre, sorride: «Bella Italia!».

Nonostante la pioggia evanescente ed i giorni freddi, di una primavera che sembra autunno, emerge il suo sorriso e la speranza di tener insieme due mondi: «Auguri a tutti. Anche all’Italia. Basta che tutti stiano bene e al sicuro».

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