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Centri per l'impiego, una riforma senza i disabili?

Una proposta operativa

DiversaMente

Michele Pacciano

Michele Pacciano

L'handicap è un dramma. Ma può anche diventare uno stimolo e una possibilità, uno sguardo diverso sul mondo. Proviamo ad andare oltre la rabbia e il piagnisteo. Capovolgiamo la prospettiva, guardiamo i problemi dall'interno, cerchiamo insieme le soluzioni.

Centri per l'impiego, una riforma senza i disabili?

Nel documento di programmazione economica e finanziaria, in fase di ultimazione da parte del Governo, è previsto, oltre al reddito di cittadinanza, peraltro drasticamente ridimensionato, un riordino e un radicale ammodernamento dei centri per l'impiego, che fino ad ora non hanno certo brillato per efficienza e progettualità, spiecie per quanto riguarda la concreta ed effettiva applicazione della legge 68 del 99 sulla assunzione obbligatoria delle persone con disabilità, perlomeno nelle aziende o imprese con più di 15 dipendenti, nelle quali la quota riservata alle categorie protette è fissata nel 7% del personale.

Non  riprenderemo la consueta lamentazione sulla sistematica elusione o disapplicazione della norma,  ci limiteremo ad una proposta operativa: perché non prevedere la presenza di un disabile, proprio nei centri per l'impiego, in maniera tale da incentivare progetti mirati, che partano dal l'incontro tra domanda e offerta e aiutino le aziende a formulare progetti di inclusione sociale e produttiva?

Non è una chimera. Basterebbe guardare all'Europa, per una volta in positivo , e soprattutto alla Germania, patria del welfare fin dai temp di Bismarck, per trovare esempi virtuosi a cui attingere.

Una persona disabile, opportunamente formata nei nuovi uffici di collocamento, potrebbe fare da trade union tra gli utenti disabili in cerca di lavoro, le associazioni e le organizzazioni datoriali e di impresa che troverebbero un valido interlocutore per tutta una serie di progetti individualizzati e collettivi.

I soggetti autistici per esempio, tenuto conto delle singole patologie individuali, in alcuni casi appaiono particolarmente versati per i lavori  mnemonici e di precisione, le persone con Sindrome di Down, come dimostrano esperienze sul campo, sono state impiegate con successo nel settore alberghiero e della ristorazione.

Nulla senza di noi, rivendicano le persone con disabilità. Ma fino a quando i portatori di handicap non diventeranno un vero gruppo di pressione, come avviene già negli Stati Uniti e nei paesi più avanzati del nord Europa, la loro voce si perderà ancora nella folla anonima, o rabbiosa dei senza voce.

La riforma del lavoro e dei centri per l'impiego, potrebbe essere una buona occasione per cambiare rotta. Ci pensi, il  cosiddetto governo del cambiamento.

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