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Di Lascia, militanza tra politica e scrittura

Di Lascia, militanza tra politica e  scrittura

Mariateresa Di Lascia patrimonio letterario della Puglia

La dedica dello «Strega» di Desiati alla penna del foggiano sul femminismo come nobile arte di arginare i limiti degli esseri umani

21 Settembre 2022

Liborio Conca

Roma, Sud

Liborio Conca

La Puglia è uno stato d'animo. La si ritrova ovunque anche nella Capitale: ed ecco che tra ulivi sempiterni e luoghi del cuore si possono scovare angoli pugliesi anche a Roma.

Quando Mario Desiati è salito sul trono di Valle Giulia da vincitore del Premio Strega per il romanzo Spatriati, nel suo breve discorso ha detto: «Dedico questo premio agli scrittori pugliesi e in particolare a Mariateresa Di Lascia, che vinse lo Strega nel 1995 ma non poté ritirare il premio perché morì alcuni mesi prima». Una dedica inattesa, e dolce, per un’autrice che risulta ad oggi una delle undici donne ad aver vinto il più prestigioso premio letterario italiano; sfortunata, perdipiù, perché – come ha ricordato proprio Desiati – il riconoscimento le venne attribuito postumo.

Il romanzo vincitore era Passaggio in ombra e fu pubblicato da Feltrinelli, condividendo lo stesso destino, l’attribuzione postuma, di un altro libro nel catalogo feltrinelliano: Il gattopardo, vincitore dello Strega nel 1959, in questo caso addirittura a due anni dalla morte dell’autore, Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Le assonanze tra Mariateresa Di Lascia e il nobile autore siciliano, tuttavia, si fermano grossomodo qui; biografie distanti, esistenze profondamente diverse, persino un meridione diverso. Originaria di Rocchetta Sant’Antonio, un piccolo paese nella provincia di Foggia, Di Lascia è seconda di tre figli. Il rapporto con il paese natale non è dei migliori. Il contrasto è quello classico tra uno spirito irrequieto, curioso, aperto, e l’aria a volte soffocante di un contesto di provincia; un sentimento che è tuttavia il contrario della rimozione verso le origini, o tantomeno del disprezzo, considerando che sarà proprio il Sud, con tutto quello che rappresenta, a essere non solo sfondo ma protagonista essenziale proprio di Passaggio in ombra. Terminate le scuole superiori, Mariateresa Di Lascia si iscrive alla facoltà di medicina dell’Università di Napoli, accarezzando l’idea di diventare missionaria laica. Molto presto, però, arriva la passione politica, e l’iscrizione al Partito radicale, alla corte di Marco Pannella, il mobilitatore geniale e ingombrante a capo di mille battaglie mosse per rinnovare la polverosa società italiana.

A Roma, Di Lascia diventa vicesegretaria del partito ed eletta in Parlamento alle elezioni politiche del 1983. Legata a Sergio D’Elia, attivista radicale a sua volta – nonché ex dirigente di Prima linea – fonda l’associazione Nessuno tocchi Caino, nata con l’obiettivo di attuare la moratoria universale della pena di morte, e più in generale di lottare contro la tortura. In Mariateresa Di Lascia militanza politica e scrittura si legano e si sovrappongono attraverso una raffinata ricerca intellettuale, con la lotta alle ingiustizie come spirito guida. Scrisse di Passaggio in ombra Raffaele La Capria: «In questo romanzo si realizza una forma di “conoscenza fantastica”, dell’intelletto che viviseziona il cuore e dell’anima che s’impossessa della mente, una forma di conoscenza più sottile e imprevedibile di quella appresa dallo studio o dalla vita, e che per essere espressa richiede un linguaggio particolare».

Negli scritti di Mariateresa Di Lascia – non solo nelle opere di narrativa; negli articoli, negli interventi pubblici, nelle lettere – emergono i temi del femminismo e dell’analisi critica della società, percepita come la nobile arte di arginare i limiti degli esseri umani, nel tentativo di migliorare la vita comune: «La politica, così come la facciamo noi, è anche il nostro vivere», diceva l’autrice pugliese: un concetto che dovrebbe essere un motto ideale da recuperare, la stella polare di ogni agire politico.

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