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Roma, Sud

Egnazia, se l'antico sopravvive in Puglia

Egnazia, se l'antico sopravvive in Puglia

Non solo «divertentismo», serve tutelare archeologia, paesaggio e la ricchezza enorme di questo sito

10 Agosto 2022

Liborio Conca

Roma, Sud

Liborio Conca

La Puglia è uno stato d'animo. La si ritrova ovunque anche nella Capitale: ed ecco che tra ulivi sempiterni e luoghi del cuore si possono scovare angoli pugliesi anche a Roma.

Tra l’Adriatico e una maestosa distesa di ulivi secolari, nel territorio di Fasano e prossima a Savelletri, sorge lo spettacolo di una porzione dell’antica Roma sopravvissuta nel tempo. Così, per una volta, è Roma a venire in Puglia in questa rubrica.
Dai lidi affacciati sul mare arriva il suono della musica che segna l’estate, creando un effetto di sicuro straniante ma anche di sana vitalità in un luogo altrimenti di pura pace e quiete.

Eretta in un territorio che regala allo sguardo campi verdeggianti, trulli, muretti a secco, spiagge e candide masserie, l’antica città di Egnazia resta una delle tracce ancora oggi più vistose del passaggio della civiltà romana in Puglia; l’area archeologica, splendidamente conservata, richiama – in una scala ovviamente più piccola – la grandiosità dei Fori imperiali, con le basiliche, l’anfiteatro, le mura, le colonne. È un piccolo gioiello a cielo aperto, con il vicino museo che custodisce tra gli altri reperti una affascinante Testa di Attis con tipico berretto frigio, scolpita in pregiato marmo bianco, oltre ad altri manufatti rinvenuti nell’area archeologica.

Fondatori dell’insediamento, prima dei romani, furono i messapi, al quale attribuirono il nome di Gnathia. Una città «costruita sulle acque tempestose», come la descriverà il poeta Orazio; dell’epoca messapica resistono le poderose mura di difesa e le necropoli, con monumentali tombe a camera decorate di affreschi, tra le quali spicca la Tomba delle Melagrane.
Tra il quarto e il terzo secolo avanti Cristo Gnathia diventò uno dei più grandi centri di produzione ceramica, con un caratteristico vasellame a vernice nera decorato di figure policrome e ritrovato in diverse aree del Mediterraneo.
I romani completarono la conquista della città intorno al 250 avanti Cristo, realizzando strutture commerciali, fornaci, magazzini.

Lo storico romano Strabone racconta come «per chi naviga da Brindisi lungo la costa adriatica, la città di Egnazia costituisce lo scalo normale per raggiungere Bari, sia per mare che per terra». E proprio per terra, all’interno dell’area archeologica, si staglia ancora oggi il tracciato originale della via Traiana, la strada voluta dall’imperatore Traiano – la cui colonna celebrativa è uno dei monumenti più iconici nel centro di Roma – per congiungere Benvento e Brindisi. Perfettamente visibile, la via taglia longitudinalmente il centro abitato di Egnazia, separando la città «spirituale» delle basiliche e dei templi dall’insediamento residenziale. Osservando il tracciato, sulla parte centrale si scorge il basalto consumato dal passaggio di carri, attrezzi, mezzi di trasporto.

Non di rado, questo luogo così ricco di suggestioni ospita eventi culturali, rassegne e concerti. Nella cornice dell’edizione 2022 del Locus Festival, qualche sera fa si sono esibiti qui i cantautori – diversi per stili, simili per la brillantezza nella scrittura dei loro pezzi – Brunori Sas e Caparezza, sotto una luna felliniana, bassa e luminosa nella notte punteggiata dalle luci dei lidi e dei pescherecci. Michele Salvemini girò tra le rovine di Egnazia frammenti del video di quella che rimane una delle sue storiche hit, Vieni a ballare in Puglia: un pezzo spesso frainteso come puro inno al divertentismo sfrenato, e invece ispirato alla denuncia e alla difesa dell’ambiente; proprio quello che occorre per tutelare oasi come quella di Egnazia con la sua area archeologica, gli ulivi centenari, un paesaggio di enorme ricchezza.

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