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Domenica 21 Gennaio 2018 | 07:55

alta tecnologia

Dreamliner, dalla Puglia
oltre la velocità del suono

Due Boeing 787 superano senza danni i 1.226 chilometri all'ora

Boeing

di ARMANDO FIZZAROTTI

«Ritorno al futuro» per i voli supersonici, partendo dalla Puglia. Due Boeing 787 «Dreamliner» (circa il 30% di ogni esemplare è costruito a Grottaglie) partiti da Nord e Centro America hanno superato di poco sull’Atlantico la velocità del suono (che è Mach 1, uguale a 1.226 chilometri orari) a quasi 12 chilometri di altitudine, a causa di condizioni meteo definite «eccezionali». I due giganti dell’aria, partiti da San Francisco e da Città del Messico, non solo avrebbero superato senza problemi l’involontario «stress test», senza quindi riportare danni strutturali o peggio problemi per i passeggeri, ma sono atterrati regolarmente a Londra Heathrow, dove erano diretti.

La notizia è stata diffusa sul web sui canali specializzati «Airlive» e «International Flight News», in base alle registrazioni di volo del controllo del traffico aereo canadese riportate dal sito internet «Flightradar24». I voli interessati sono il Vs42 della Virgin Atlantic, partito dalla metropoli californiana poco prima delle 21 del 10 dicembre (G-VCRU la targa del B-787), e l’Am7 della Compagnia Aeromexico partito dalla capitale messicana lo stesso giorno alle 23,35, operato dal «Dreamliner» targato XA-AMX. I due aerei, con una capacità media di 250 passeggeri ciascuno, avrebbero così registrato il record di infrangere la barriera del suono, molto probabilmente in maniera imprevista, 14 anni dopo la messa in naftalina dei «Concorde», gli aerei passeggeri utilizzati da Air France e British Airways dal 21 gennaio 1976 per collegare i due Continenti in tempi notevolmente più brevi rispetto ai «normali» voli di linea. Giusto per avere un’idea, mentre gli aerei commerciali all’epoca impiegavano circa sette ore per la rotta New York-Parigi, il «Concorde» poteva compiere lo stesso tragitto in tre ore e mezza. Com’è noto, un «Concorde» partito da Parigi per la Grande Mela, il 25 luglio 2000 precipitò poco dopo il decollo nell’area cittadina di Gonesse: rimasero uccisi tutti i cento passeggeri, i nove membri dell'equipaggio e quattro persone a terra. La tragedia fu determinante per la fine del «sogno» dei voli commerciali supersonici tre anni dopo.

Ebbe invece una vita operativa più breve (1968-1998) il Tupolev 144 capace di ospitare 150 passeggeri, utilizzato dalla russa Aeroflot.

Ma torniamo al 10 dicembre scorso. Com’è stato possibile che i due giganti dell’aria, spinti da fortissimi venti in poppa («a ore 6» direbbe un pilota... ), abbiano superato la velocità del suono senza subire danni? Interpellata sul caso, Boeing Italia al momento non ha commentato la notizia. Va anche aggiunto che sembra ci sia stato un precedente, ma non sufficientemente documentato, per un B-787 partito da Houston il 13 marzo di due anni fa.

Due le spiegazioni possibili. Innanzitutto i 787 hanno già una velocità di crociera media di 0,85 Mach, quindi di poco inferiore alla velocità del suono. Facile quindi superare il limite per cause esterne. Secondo elemento: questi aerei sono costruiti, anche in Puglia, con una fibra al carbonio già progettata e messa a punto dalla Boeing per realizzare nuovi aerei commerciali supersonici con il «Sonic cruiser», progetto abortito nel 2002 dopo solo un anno di lavoro. Con un materiale, quindi, già nato con l’idea che possa reggere l’urto della velocità superiore a quella del suono. La fibra al carbonio è qua e la Puglia potrebbe competere anche alla nuova corsa per la rinascita dei voli di linea supersonici, lanciata nel corso dei più recenti Saloni internazionali dedicati allo sviluppo di nuovi velivoli da Mach 1 e oltre.

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