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Droga e affari con i maggiori clan della Basilicata: 19 arresti e perquisizioni

L’operazione coinvolge 150 agenti. Lo stupefacente arrivava anche dall’Albania

È in corso dalle prime ore di questa mattina una vasta operazione della polizia di Potenza che sta eseguendo 29 ordinanze di custodia cautelare, di cui 8 in carcere, 11 agli arresti domiciliari e 10 dell’obbligo di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria, nei confronti di alcune persone, tra cui elementi di spicco della criminalità organizzata del Materano, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e altri gravi delitti.

Le indagini dei poliziotti delle squadre mobili di Potenza e Matera hanno accertato che il sodalizio criminoso oltre ad avere rapporti d’affari con rifornitori stranieri, soprattutto albanesi - che erano in grado di procurare elevate quantità di stupefacente come 2 kg di cocaina in pochi giorni - aveva relazioni criminali con tutti i maggiori clan del Metapontino, riuscendo a mantenere una vera e propria equidistanza. In corso anche numerose perquisizioni con l’ausilio delle unità cinofile. Impiegati circa 150 agenti della Polizia di Stato.

Avevano messo in piedi «un’agenzia criminale di servizi» che in Basilicata forniva droga, armi, esplosivi e «logistica» ad altri clan presenti in regione, in modo «neutrale ed equidistante» dalle logiche di appartenenza con i gruppi storici lucani.
E’ quanto hanno spiegato il Procuratore della Repubblica di Potenza, Francesco Curcio, e la pm della Dda, Anna Gloria Piccininni, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta stamani, a Potenza, in relazione all’operazione «Paride" (dedicata a un agente di Polizia del Lazio, morto in servizio). Le misure cautelari, eseguite dalle squadre mobili di Potenza e Matera, sono complessivamente 29 (oltre a 42 provvedimenti di perquisizione personale), di cui otto in carcere - Vincenzo Porcelli (considerato il vertice dell’organizzazione criminale), Salvatore Scarcia, Kostandin Beshiri, Joxhens Beshiri, Vito Cifrese, Fluturim Karaj, Giovanni Petrelli e Antonino Risimini - e undici ai domiciliari: Susanna Ditaranto, Beniamina Carbone, Vincenzo Luigi Celico, Antonio Tria, Giovanni Affuso, Said Chariki, Eustachio Cristallo, Leonardo Rocco Iannuzziello, Gabriele Palagiano, Giuseppe Schettino e Davide Sforza.

Il gruppo riusciva a recuperare, in particolare dall’Albania, ingenti quantitativi di droga, mettendoli rapidamente a disposizione dei clan lucani per la vendita. In alcuni casi, gli acquirenti lasciavano «in pegno» documenti personali a garanzia del prossimo pagamento della droga, e «l'agenzia» svolgeva anche servizi di «riscossione» o di custodia di documenti di credito. Gli investigatori stanno anche esaminando le armi sequestrate - vendute o «noleggiate» ai clan - per verificarne l’eventuale uso in episodi criminali avvenuti in Basilicata, considerata una "nuova e grande piazza di spaccio», centrale tra più regioni. Le indagini sono iniziate con il sequestro (a dicembre scorso) di droga e armi a Bernalda (Matera), e con le versioni di due nuovi collaboratori di giustizia. Sono stati anche delineati - ha evidenziato Curcio - i rapporti del gruppo con gli «Scarcia» di Policoro (Matera), gli «Schettino» di Scanzano Jonico (Matera), i «D’Elia» di Montescaglioso (Matera) e i «Potenza» di Marconia di Pisticci (Matera).

BERNALDA TRA LE PIU' IMPORTANTI PIAZZE DI SPACCIO - L’inchiesta denominata «Paride" che, stamani, ha portato all’esecuzione di 29 misure cautelari (fra le quali otto in carcere e undici agli arresti domiciliari), ha per centro il comune di Bernalda (Matera), "divenuto nel tempo una delle più importanti 'piazze di spacciò della Basilicata». E’ una delle conclusioni alle quali è giunta la Procura distrettuale antimafia di Potenza, che ha coordinato le indagini della Polizia.

Il clan sgominato oggi - i cui componenti sono accusati, a vario titolo, di traffico e spaccio di «consistenti quantitativi» di droga, detenzione illegale di armi di provenienza illecita, munizioni, esplosivi e altro - aveva esteso la sua «operatività» anche a Policoro, Scanzano Jonico, Pisticci, Montalbano Jonico, Montescaglioso, Miglionico, Calciano, Salandra e Valsinni. Oltretutto, a Bernalda "convergevano anche esponenti di criminalità di altri territori e regioni per approvvigionarsi di sostanze stupefacenti. Ciò a dimostrazione - secondo la Dda potentina .- della crescente centralità del territorio lucano nel contesto del traffico di droga». Il clan individuato dall’inchiesta «Paride» riforniva di droga altre bande del Metapontino e aveva «rapporti d’affari con rifornitori stranieri, per lo più albanesi», in grado di procurare anche due chi di cocaina «in pochi giorni». Con ogni altro clan, comunque, la banda individuata dalle indagini era riuscita «a mantenere una vera e propria equidistanza». A giudizio della Direzione distrettuale antimafia, il Metapontino è un territorio «caratterizzato da una recrudescenza criminale che non ha eguali nel distretto, frutto di azioni delittuose compiute con allarmante frequenza e tracotanza da una pluralità di gruppi criminali spesso in conflitto fra loro, con modalità e finalità di chiara matrice mafiosa». All’esecuzione delle misure cautelari hanno partecipato oggi agenti delle questure di Potenza e Matera, dei reparti prevenzione crimine «Basilicata», "Puglia», «Campania», «Lazio» e «Calabria», unità cinofile di Nettuno, Napoli e Vibo Valentia e un elicottero del reparto volo di Reggio Calabria della Polizia.

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