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Piovono nuove accuse sugli ufficiali della Marina Militare coinvolti nella prima inchiesta sulla tangentopoli a Maricommi. Nell’udienza di ieri mattina il pubblico ministero, Maurizio Carbone, che coordinò l’inchiesta dei Carabinieri guidati all’epoca dal capitano Pietro Laghezza, ha depositato alcuni verbali di interrogatorio di imprenditori coinvolti nella seconda maxi inchiesta che hanno confermato l’esistenza del sistema del «10 per cento» ben prima dell’arrivo del capitano di vascello, Giovanni Di Guardo.

Dichiarazioni rese nei mesi scorsi, ma che fino a poco fa erano ancora coperte dal segreto istruttorio. Le accuse più pesanti riguardano l’ex vice direttore di Maricommi, Giuseppe Coroneo. Secondo il racconto dell’imprenditore Vitantonio Bruno, poco dopo l’arresto del capitano di fregata Roberto La Gioia, l’allora comandante di seconda della direzione di commissariato assistette all’apertura della cassaforte nella quale vennero ritrovati documenti molto compromettenti dai Carabinieri e così, per la paura di ricevere una perquisizione avrebbe consegnato a Bruno e all’imprenditore Giuseppe Musciacchio la somma in contanti di 28mila euro.

Denaro che poi sarebbe stato utilizzato, secondo le accuse, per l’acquisto di un’auto a favore di un ammiraglio poi deceduto.
Ma le accuse riguardano anche altri imputati come Riccardo Di Donna, Giovanni Caso, Alessadro Dore. Tutti durante la loro permanenza a Maricommi - da capi reparto o da vice direttore - avrebbero puntualmente suddiviso i fiumi di denaro che arrivavano dagli imprenditori che si aggiudicavano gli appalti. Tra questi ci sarebbe i nomi delle persone coinvolte nella seconda indagine come Bruno, Musciacchio, ma anche Valeriano agliata, Gaetano Abbate e Giovanni Perrone. Dai nuovi documenti, quindi, sono spuntate nuove dazioni di denaro, auto, viaggi e persino un Rolex. E secondo le dichiarazioni rese dal dipendente civile Marcello Martire, inoltre, con l’insediamento nel ruolo di vice direttore di Di Donna sarebbe iniziata la raccolta dai vari capi reparto. Da quei verbali, insomma, emerge ancora una volta la conferma che il pagamento delle tangenti è andato avanti nonostante i primi arresti e che l’unico a non aver mai intascato mazzette è stato l’ex direttore di Maricommi, il capitano di vascello Vito Colamorea che non solo non è mai stato indagato, ma all’epoca dell’inchiesta offrì anche un significativo contributo alla Magistratura.
Dopo il deposito delle nuove carte, i difensori hanno chiesto termini per studiare la documentazione e valutare se modificare le strategie difensive. Alcuni degli imputati, infatti, potrebbe ora anche decidere di chiedere il rito abbreviato. Nell’udienza del 14 febbraio scorso, in 3 hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato: Roberto La Gioia, il primo militare a finire in manette, Fabrizio Germani e Antonio Summa. Al momento, invece, affronteranno l’udienza preliminare l’ex vice direttore Coroneo e poi Marco Boccadamo, Giovanni Caso, Giovanni Cusmano, Attilio Vecchi, Riccardo Di Donna, il dipendente civile Leandro De Benedictis e infine Alessandro Dore.
[Francesco Casula]

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