È stata drogata e legata a una sedia nel casolare abbandonato per due giorni la tarantina salvata dai poliziotti della Squadra Volante nella mattinata di Capodanno. È uno dei nuovi dettagli emersi dall'ordinanza di custodia cautelare con la quale il gip Francesco Maccagnano ha confermato la detenzione in carcere per il 19enne gambiano (e non 29enne come inizialmente riportato) arrestato al termine di un'indagine lampo dagli agenti.
Nelle 11 pagine che compongono il provvedimento, il magistrato ha confermato pienamente la ricostruzione fatta dagli investigatori coordinati dal pm Francesca Colaci, è riportato il racconto della vittima che ha svelato ai poliziotti di essere stata rapita la mattina del 29 dicembre mentre faceva la spesa al rione Tamburi: ha spiegato che il 19enne l'ha minacciata e costretta a seguirlo e infine l'ha colpita al volto facendole perdere conoscenza. Si è risvegliata nel casolare dell'ex Enaip al rione Salinella bendata e legata alla sedia: in quelle 48 ore è stata picchiata più volte con una cintura e il suo aguzzino, come svelato già ieri dalla Gazzetta, oltre a tenerla a digiuno l'ha ferita con un coltello rovente sulle dita e le ha somministrato sistematicamente delle pillole per storidrla. La ragazza non ha escluso che durante quegli stati di incoscienza potesse aver abusato di lui. Anche quando era cosciente lui avrebbe tentato di abusare di lei, ma la vittima è riuscita a difendersi e a farlo allontanare: «Per tutto il tempo - ha raccontato - io sono sempre rimasta legata alla sedia e dopo qualche tentativo si è allontanato. A quel punto ho iniziato a gridare chiedendo
aiuto e ho cercato di liberarmi e ad un certo punto ci sono riuscita. Dietro di me c'era una porta chiusa di legno che sono riuscita a buttare giù con un mobile di legno. Intorno c'erano stanze piene di oggetti, erano tutte chiuse. Poi ne ho trovata una con una finestra e facendo una scaletta con dei mattoni di tufo sono riuscita a uscire». A quel punto è stato un vigilante della «Vis» ad accorgersi di lei e a chiamare i poliziotti che sono immediatamente intervenuti.
Gli agenti l'hanno ritrovata «stremata dal freddo e in evidente stato di agitazione» una condizione compatibilità con uno stato di prigionia durata più giorni. Nella sua ordinanza, inoltre, il magistrato ha chiarita che la vicenda «è maturata, con tutta evidenza, in un contesto sociale notevolmente degradato, e che la donna pare versare in un gravissimo stato di marginalità» ed è proprio per questo che nonostante le violenze si susseguissero da marzo dello scorso anno, si sia determinata a denunciare il suo aguzzino solo in occasione dei gravi fatti di Capodanno.
L'indagato, accompagnato dal suo difensore, l'avvocata Patrizia Raciti, è comparso ieri mattina dinanzi al giudice ma non ha saputo offrire una vbersione credibile di quanto avvenuto: il 19enne, infatti, è risultato essere irregolare sul territorio italiano e destinatario di un decreto di espulsione a novembre 2025 che ha ignorato. Di lui, il gip Maccagnano ha scritto che possiede «una personalità estremamente aggressiva, connotata da manifesti tratti di sadismo» e di «prevaricazione di soggetti fragili, che versano in condizioni di marginalità». La conferma del carcere è stata necessaria per la sua «una radicale carenza di autocontrollo» e per evitare che possa avvicinare la vittima e non solo intimargli di ritrattare le accuse, ma di costringere lei e altri soggetti fragili a subire nuovi episodi di violenza.
Ma stando a quanto si legge negli atti, il 19enne non sarebbe stato l'unico responsabile di questi brutali abusi: la vittima ha raccontato di aver sentito altre voci. Come quella di un ragazzo italiano chiamato Osvaldo e di un altro chiamato Oscar. A questi si sarebbero aggiunti anche stranieri, ritenuti parte di un uncio gruppo guidato dal 19enne. Ed è proprio su di loro che ora si concentreranno le indagini dei poliziotti.
















