Nuovi disordini nella notte in piazza Risorgimento, al quartiere Libertà di Bari. Un video, girato da un palazzo vicino, mostra due giovani che si affrontano a calci e pugni mentre altri assistono senza intervenire, in alcuni casi incitando la colluttazione violenta
Si riaccende l’allarme sicurezza in una zona già segnalata più volte per episodi di degrado. Le immagini riprese dall’alto documentano una quindicina di ragazzi radunati nei pressi della fontana centrale.
L’episodio non è isolato. Piazza Risorgimento è da tempo indicata come punto critico per assembramenti notturni, risse e microcriminalità. I residenti denunciano un clima di impunità e chiedono un rafforzamento dei controlli, soprattutto nelle ore serali e notturne.
La preoccupazione nel quartiere cresce: la reiterazione di episodi violenti rischia di trasformare uno spazio pubblico centrale in un’area fuori controllo, con ricadute dirette sulla sicurezza e sulla qualità della vita degli abitanti.
LIBERA PUGLIA: CULTURA MAFIOSA
Il referente di Libera Puglia, don Angelo Cassano, in merito all'episodio al Libertà spiega che «bisogna fare di più sul piano educativo e culturale perché esiste anche una cultura mafiosa che fa leva su questi ragazzi. Stiamo vivendo questa sfida e dobbiamo portarla avanti. Come dice don Ciotti, dobbiamo non solo preoccuparci dei giovani ma anche occuparcene attraverso delle scelte di politica giovanile, istituzionale, inerenti ai ragazzi».
«Questi atti - sottolinea don Angelo, parroco della chiesa San Carlo Borromeo nello stesso quartiere dell’aggressione - purtroppo si moltiplicano in diverse situazioni, a volte hanno anche uno sfondo razziale perché ci sono bande che infieriscono sui deboli o sui migranti. E poi c'è questa violenza intergenerazionale, di questi ragazzi. E’ un tema che stiamo cercando di affrontare da tempo, già da un bel pò emerge questo disagio giovanile che si trasforma in rabbia e violenza, in comportamenti di intimidazione, di paura, in cui sembra che la vita sia un qualcosa che non ti tocca». «Si rimane spettatori, come se tutto fosse virtuale - conclude - non c'è una dimensione della relazione».
















