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industria

Ex Ilva, il ministro Orlando: «Verifiche dell'Ispettorato su sicurezza»

«Tragedia sfiorata all'Acciaieria 2 dell'ex Ilva di Taranto»

L'ex Ilva di Taranto

Per il ministro Giorgetti bisogna «produrre di più e riassorbire lavoratori». Le reazioni dei sindacati

23 Giugno 2022

Redazione online

ROMA - C'è stata «una discussione franca, le distanze sono significative nella lettura dei fatti tra sindacati e proprietà. Sono stati segnalati problemi legati alla sicurezza e alla effettiva realizzazione degli investimenti, condizione della cig». Così il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, al termine del vertice ex Ilva: «Alla luce di questo mi sono sentito di dire con il collega Giorgetti che si deve fare un passo in modo tale che si ripristinino le relazioni industriali, anche alla luce di verifiche che disporrò inviando l'Ispettorato del lavoro per verificare la piena realizzazione degli investimenti e le condizioni di sicurezza».

La necessità di aumentare la produzione di acciaio negli stabilimenti ex Ilva, garantendo l'operatività dell’azienda attraverso l’approvvigionamento delle materie prime, la tutela dei lavoratori e delle imprese dell’indotto, la realizzazione degli investimenti programmati completando il piano di decarbonizzazione: sono questi gli obiettivi condivisi nel corso del tavolo sull'ex Ilva che si è svolto oggi al Mise con il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e quello del Lavoro Andrea Orlando. All’incontro hanno partecipato i vertici dell’azienda, i sindacati, le regioni interessate, Confindustria e Invitalia. Giorgetti ha sottolineato che «non solo io, ma anche il presidente Draghi, vogliamo che si produca più acciaio possibile a Taranto e Genova, ovunque per riportare al lavoro tutti i lavoratori in cassa integrazione». Il ministro, dopo aver ricordato che pur essendovi «limiti oggettivi, che derivano da sentenze, che impediscono di raggiungere le capacità produttive massime che questi impianti possono realizzare» ha evidenziato che «oggi è emerso con chiarezza da parte dell’azienda che, alle condizioni date per lavorare al massimo delle potenzialità, il problema è la liquidità, non gli investimenti. Lo sforzo sulla garanzia Sace per quanto riguarda il finanziamento bancario è stato insufficiente».
«Il nostro impegno - ha concluso Giorgetti - è capire se con un intervento governativo sia possibile superare le attuali difficoltà finanziarie, rilanciare l’operatività, produrre maggiore acciaio e riassorbire personale in cassa integrazione».

«La crescita dell’output produttivo di Acciaierie d’Italia nel 2022 ad oggi è del 22% contro il -7% dell’Europa e il -2% dell’Italia nel suo complesso». E’ quanto ha dichiarato l’ad di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, nel corso del tavolo al Mise sull'ex Ilva. "Stiamo producendo tutto il possibile - ha aggiunto - con questa situazione finanziaria e stiamo lavorando per avere la finanza sufficiente al ramp-up previsto». A proposito delle questioni relative alla sicurezza, Morselli ha sostenuto che «l'indice incidenti su ore lavorate è ai ai minimi storici per lo stabilimento di Taranto».

Palombella (Uilm): «Ci sono problemi di gestione e sicurezza»

«Siamo riusciti perlomeno a fare un’operazione verità, per far capire ai ministri che non c'è soltanto un problema finanziario ma soprattutto di gestione e di sicurezza negli stabilimenti. Noi vogliamo che si avvii un percorso costruttivo per arrivare a soluzioni concrete per dare risposte definitive a migliaia di lavoratori e intere comunità». Cosi il segretario generale della Uilm Rocco Palombella al termine dell’incontro al ministero dello Sviluppo economico sull'ex Ilva. «I ministri - ha puntualizzato Palombella - si sono resi conto che esistono due grandi posizioni: una posizione dell’azienda e una sindacale. L’azienda ha rappresentato una situazione di tranquillità, che tutto va bene e che il problema è solo finanziario. Noi invece abbiamo fatto osservare la drammaticità della situazione in cui vivono i lavoratori, il livello di rischio altissimo per la sicurezza, il disagio per gli oltre 5mila lavoratori in cassa integrazione. E’ venuta fuori una verità che è stata presa in considerazione dai ministri».
Il governo, ha detto ancora il leader della Uilm, «dovrà fare il possibile per cercare di risolvere la questione finanziaria, che non è solo quella di far produrre gli impianti. Vanno messi in sicurezza ed è la cosa più importante. I ministri si sono impegnati a verificare come sarà possibile fare questo». Dall’altro lato, ha concluso Palombella, «prosegue il percorso negoziale. Hanno promesso, entro la fine di luglio, di convocare un nuovo incontro e di controllate il rispetto degli impegni assunti. Per questo il ministro ha concesso la cassa integrazione senza la firma sindacale, perché loro hanno dichiarato di ridurre i lavori in cassa integrazione e di procedere alla risalita produttiva, cosa che ancora non sta succedendo».

De Palma (Fiom): «Attendiamo garanzie su impegni assunti»

«Per poter ottenere delle garanzie bisogna che ci siano degli atti concreti che partono dal mettere in sicurezza i lavoratori, gli impianti, fare gli investimenti per l’ambientalizzazione, per le manutenzioni. L’azienda ci ha detto che per poter far marciare normalmente l’impresa c'è bisogno di finanza e il governo ha risposto che sarebbe disponibile a intervenire sui temi che riguardano la finanza». Lo ha affermato il segretario generale della Fiom Cgil Michele De Palma parlando con i giornalisti al termine del vertice sull'ex Ilva al Mise. «Noi - ha proseguito - abbiamo detto che la finanza non basta. La finanza è utile, ma serve con degli elementi di garanzia per l’occupazione dei lavoratori da un lato e la salute dall’altra. E anche gli investimenti di carattere ambientale»

Benaglia (Fim Cisl): «Saremo vigili su produzione e investimenti»

«Il governo ci ha ascoltato e ha ascoltato il fatto che, al di là dei dati tecnici, c'è una situazione non solo di crisi aziendale, come capita, ma di degrado vero, dello stabilimento di Taranto e degli altri siti perchè l’azienda, in questo momento, non è in condizioni di garantire la marciabilità degli impianti e un minimo di attività seria e in sicurezza». Lo ha detto il segretario generale della Fim Cisl, Roberto Benaglia, al termine dell’incontro sull'ex Ilva al Mise, a cui hanno partecipato il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti e il ministro del Lavoro Andrea Orlando. «Noi - ha aggiunto Benaglia - abbiamo chiesto che i due anni di rinvio per la definizione degli accordi non passino invano. La seconda risposta importante è che il governo ha garantito di riconvocarci entro la pausa estiva essenzialmente. In primo luogo per verificare il fatto che la crisi finanziaria dell’impresa sia affrontata. Il governo che oggi è azionista non può andare in maggioranza ma può aiutare l’azienda ad avere quel credito per poter fare gli investimenti e aumentare la produzione. Noi abbiamo detto che ci vuole più produzione e meno cassa integrazione».
La seconda questione «che abbiamo sollevato al ministro Orlando - ha osservato il segretario Fim - è una verifica sull'uso degli ammortizzatori perché non è assolutamente possibile che questa azienda, con un mercato della siderurgia che sta esplodendo ed è molto positivo, aumenti il numero di cassintegrati. Non possiamo aspettare la decarbonizzazione, bisogna assolutamente riuscire ora a dare stabilità ai lavoratori e avere certezza di funzionamento degli impianti». "Per cui - ha concluso Benaglia - speriamo che questo secondo semestre tracci questi risultati e noi ovviamente faremo in modo che nelle prossime settimane le risposte del governo siano efficaci».

Rizzo (Usb):«Azienda dipinge realtà inesistente»

«E' complicato fare un ragionamento serio e vero in un contesto nel quale si cerca di dipingere un quadro della situazione che non esiste e senza avere documenti tra le mani». Così Franco Rizzo, coordinatore provinciale dell’Unione sindacale di base di Taranto, e Sasha Colautti, dellUsb nazionale, al termine del tavolo al Mise sull'ex Ilva, alla presenza dei ministri Giorgetti e Orlando, al quale hanno preso parte anche gli enti locali.
«Riconosciamo - aggiungono - il valore dell’intervento di Franco Bernabè che ha chiarito che il progetto di cui si parla per portare lo stabilimento verso la transizione ecologica e quindi verso un futuro fatto di maggiore produzione ma con più rispetto per l’ambiente, in maggiore sicurezza e con maggiori garanzie per i lavoratori, è lungo e complesso. Una domanda: cosa pensa di fare il Governo nelle more che tutto accada? Cosa facciamo in questi dieci anni, in attesa che si risolvano i problemi soprattutto di carattere finanziario di cui si sta parlando molto in questa sede?».
Secondo i rappresentanti dell’Usb «è impensabile stare ad aspettare e tenere metà del personale in cassa integrazione con una retribuzione mensile di 900 euro; è necessario poi occuparsi dei 1.600 lavoratori ex Ilva in Amministrazione Straordinaria, di cui ci si occupa troppo poco. Non ha senso continuare a discutere senza mettere sul tavolo le questioni reali. Per l'Unione sindacale di base l’alternativa non può che essere la mobilitazione».

Spera di Ugl, ok alla decarbonizzazione ma servono certezze

«L'idea del presidente di Acciaierie d’Italia, Franco Bernabè, cioè andare avanti con il progetto decennale per il preridotto 'DRI', che inizierà quest’anno con l'ottimizzazione della sostenibilità ambientale dell’area a caldo, è interessante e importante, ma è un programma a lungo termine, noi abbiamo bisogno di certezze nell’immediato». Lo ha sottolineato il segretario nazionale Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera, al termine del tavolo al Mise sull'ex Ilva.
«Ancora una volta - ha aggiunto - vengono firmati accordi tra Invitalia e ArcelorMittal, precisando che sono trascorsi due anni di proroga lasciando al comando ArcelorMittal con il 60% del pacchetto azionario e, ancora una volta, senza la partecipazione delle organizzazioni sindacali». La richiesta «da parte dell’azienda di accedere al credito per alzare i volumi produttivi - ha spiegato Spera - non è risolutiva per il rientro dei lavoratori dalla cassa integrazione, anche perché l’azienda aveva già dichiarato la produzione per il 2022 a 5,7 milioni di tonnellate. Non è possibile porre oggi il problema».

Spera (Ugl): «Ok decarbonizzazione ma servono subito certezze»

«L'idea del presidente di Acciaierie d’Italia, Franco Bernabè, cioè andare avanti con il progetto decennale per il preridotto 'DRI', che inizierà quest’anno con l'ottimizzazione della sostenibilità ambientale dell’area a caldo, è interessante e importante, ma è un programma a lungo termine, noi abbiamo bisogno di certezze nell’immediato». Lo ha sottolineato il segretario nazionale Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera, al termine del tavolo al Mise sull'ex Ilva.
«Ancora una volta - ha aggiunto - vengono firmati accordi tra Invitalia e ArcelorMittal, precisando che sono trascorsi due anni di proroga lasciando al comando ArcelorMittal con il 60% del pacchetto azionario e, ancora una volta, senza la partecipazione delle organizzazioni sindacali». La richiesta «da parte dell’azienda di accedere al credito per alzare i volumi produttivi - ha spiegato Spera - non è risolutiva per il rientro dei lavoratori dalla cassa integrazione, anche perché l’azienda aveva già dichiarato la produzione per il 2022 a 5,7 milioni di tonnellate. Non è possibile porre oggi il problema».

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