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In Puglia e Basilicata

IL PROCESSO

Morte di Lollo, il pm presenta il conto al dirigente ex Ilva

Morte di Lollo, il pm presenta il conto al dirigente ex Ilva

Lorenzo Zaratta il papà Mauro

Buccoliero ha chiesto 2 anni e 4 mesi per Cavallo e il rinvio a giudizio per altri 8 nel giudizio sul bambino colpito dall'inquinamento

27 Maggio 2022

Francesco Casula

È di 2 anni e 4 mesi la richiesta di condanna avanzata dal pubblico ministero Mariano Buccoliero nei confronti del responsabile dell’Area Agglomerato dell’ex Ilva Angelo Cavallo, unico dei 9 dirigenti della fabbrica ad aver scelto di essere giudicato con rito abbreviato dopo il coinvolgimento nell’inchiesta per la morte di Lorenzo Zaratta, detto Lollo, il bimbo di soli 5 anni ucciso il 30 luglio 2014 da un «astrocitoma» causato, secondo l’accusa, dalle emissioni nocive dello stabilimento tarantino.

Nella vicenda, oltre Cavallo, sono coinvolti altri 8 imputati, per i quali è stata reiterata la richiesta di rinvio a giudizio. Si tratta di Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento Ilva fino al 3 luglio 2012 e degli ex responsabili dell’Area Parchi Minerali Giancarlo Quaranta e Marco Adelmi, il capo dell’Area Cokerie Ivan Di Maggio, il responsabile dell’Area Altiforni Salvatore De Felice, i capi delle due Acciaierie Salvatore D’Alò e Giovanni Valentino e infine Giuseppe Perrelli all’epoca dei fatti responsabile dell’area Gestione Rottami Ferrosi.
Nel corso della sua requisitoria, durata circa 4 ore, il pm Buccoliero ha ricordato i risultati delle maxi perizie depositate nel processo «Ambiente svenduto» secondo le quali le emissioni dell’ex Ilva erano causa di «malattia e morte» nella popolazione tarantina e poi ha elencato gli esiti delle perizie depositate dai suoi consulenti e da quelli nominati dai familiari, costituiti parte civile attraverso gli avvocati Leonardo La Porta e Antonio Degli Atti. In particolare il magistrato inquirente ha ricordato come l’oncologo e docente universitario Carlo Barone abbia evidenziato che sia «provato scientificamente che le polveri, come quelle rinvenute nel corpo di Lorenzo, possano arrivare all’organismo del feto: è possibile che quelle di dimensione maggiori siano in realtà le aggregazioni di particelle più piccole» chiarendo che non vi sono dubbi che quelle polveri provengano dall’ex Ilva di Taranto e che alcuni studi dimostrano come l’esposizione a inquinanti – ad esempio il pm 2,5 – durante il primo trimestre di gravidanza, possano causare quel tumore che ha ucciso il bambino.

Non solo. Buccoliero ha ricordato come la relazione prodotta da Antonietta Gatti, fisica, bioingegnera e autrice di una serie di analisi sui campioni biologici di Lorenzo, abbia accertato la presenza di ferro, acciaio, zinco e persino silicio e alluminio nel suo cervello sottolineando come questa vicenda sia un caso «emblematico» visto che si tratta di un bambino in cui il tumore si manifestato nei primi mesi di vita quando le esposizioni ambientali sono molto limitate se non quasi nulle». Per Gatti, quindi, la causa «è da ricercare nell’esposizione della madre durante la gravidanza» che lavorava in quel periodo nel quartiere Tamburi.

Dopo l’accusa la parola è passata agli avvocati La Porta e Degli Atti che assistono la famiglia Zaratta: hanno evidenziato il livello di inquinamento al quartiere Tamburi durante i primi tre mesi di gravidanza sottolineando gli eccessi di sostanze come benzoapirene e polveri sottili oltre agli effetti di alcuni materiali come ferro e cromo a contatto con tessuti del corpo umano.

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