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MAXI SEQUESTRO

Taranto, confiscati a pregiudicato beni per 2 milioni e mezzo di euro

Taranto, confiscati a pregiudicato beni per 2 milioni e mezzo di euro

L'intervento della Guardia di Finanza ai sensi della Legge anti-mafia. Sigilli sue due attività commerciali ed una villetta

19 Maggio 2022

Redazione online

TARANTO - Militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Taranto hanno eseguito un provvedimento di confisca di primo grado emesso dal Tribunale di Lecce, avente ad oggetto beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre 2 milioni e mezzo di euro, nei confronti di un pregiudicato di Taranto, già condannato per associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata alla commissione dei reati di usura, rapina, estorsione, sequestro di persona, riciclaggio, traffico di sostanze stupefacenti e contrabbando di sigarette.

I beni «colpiti» da confisca furono già sottoposti a sequestro nel novembre 2020 dalla medesima Autorità Giudiziaria, poiché individuati dopo specifiche investigazioni economico-patrimoniali, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Lecce, eseguite nei confronti del predetto pregiudicato e del suo nucleo familiare, all’esito delle quali è stata appurata una notevole sproporzione tra i beni a loro riconducibili ed i redditi dichiarati. Tale sproporzione si è ancor più palesata rilevando gli onerosi costi sostenuti per le spese legali necessarie a fronteggiare i numerosi procedimenti penali che hanno visto coinvolto il pregiudicato medesimo.
 
Tra i beni confiscati figurano due attività commerciali, una operante nel settore ittico e l’altra in quello della ristorazione, due autovetture di grossa cilindrata ed una villetta ubicata in località Lido Azzurro di Taranto, presso la quale era stata realizzata anche una piscina. Il provvedimento odierno – il cui esito non è definitivo, in quanto come detto trattasi di provvedimento di confisca di primo grado, che potrà o meno divenire definitivo soltanto a seguito di successivo giudizio della Corte d’Appello - si inserisce, ancora una volta, nell’ampia strategia istituzionale del Corpo, sotto l’egida della Magistratura, volta a contrastare sistematicamente l’accumulo di patrimoni illeciti.
 

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