Martedì 28 Gennaio 2020 | 23:11

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Ricorso in Cassazione di 8 imputati contro i nuovi testi chiesti dal pm

Tribunale, toga

TARANTO - A due mesi di distanza dall’ultima udienza e a oltre tre anni dall’avvio del dibattimento, riprende stamattina il processo «Ambiente svenduto», chiamato a fare luce sul presunto disastro ambientale provocato tra il 1995 e il 2013 dall’attività dello stabilimento siderurgico.

Una ripresa che non si annuncia in discesa perché alla luce di quanto avvenuto nell’udienza dello scorso 8 luglio, nella quale la corte d’assise (presidente Stefania D’Errico, giudice a latere Fulvia Misserini e sei giudici popolari) ha ammesso ulteriori prove, e altri testi, proposti dal pubblico ministero Mariano Buccoliero a seguito di quanto emerso nelle attività di indagine sui rifiuti sversati in località Leucaspide, otto imputati (la società Riva Forni Elettrici, Fabio Riva, Nicola Riva, Luigi Capogrosso, Girolamo Archinà, Alfredo Ceriani, Agostino Pastorino e Giovanni Rebaioli) hanno, tramite gli avvocati Carlenrico Paliero, Luca Perrone, Pasquale Annicchiarico, Vincenzo Vozza, Gian Domenico Caiazza, Stefano Lojacono e Gaetano Melucci, proposto ricorso in Cassazione.

In particolare, il pm Mariano Buccoliero ha chiesto, sulla base dell’ulteriore attività integrativa, depositata il 26 giugno presso la segreteria della Procura e poi portata in udienza dinanzi alla Corte d’Assise, di ascoltare il luogotenente Mariani della Guardia di Finanza e altri testi, tutti riferibili a quanto emerso indagando sullo smaltimento delle polveri degli elettrofiltri del camino E312 dell’agglomerato, di fatto interrompendo l’ascolto dei testimoni della difesa, iniziato lo scorso 12 marzo e già interrotto una prima volta a maggio per ascoltare nuovi testi proposti dalla pubblica accusa. Già in quella occasione, il collegio di difesa chiese alla corte di respingere il tentativo della Procura di far entrare nel processo documenti e testimonianze avendo concluso il suo turno, rinviando al massimo ogni ulteriore richiesta nella fase prevista dall’articolo 507 del codice di procedura penale, ovvero al termine del dibattimento quando viene proposta dalle parti al giudice l’acquisizione di nuove prove ritenute indispensabili ai fini della decisione finale.

Dopo quanto avvenuto l’8 luglio, parte della difesa allora ha deciso di ricorrere in Cassazione, impugnando l’ordinanza con la quale la corte d’assise ha deciso di dare via libera all’istanza del pubblico ministero. Nel dettaglio, viene sollevata l’abnormità dell’ordinanza della corte d’assise che ha sospeso la fase di istruzione a discarico, ammettendo l’escussione di nuove prove testimoniali. Secondo i legali, l’ordinanza della corte d’assise è stata adottata «in spregio ai principi ispiratori della disciplina codicistica, determinando una irragionevole e scomposta dilatazione dei tempi del processo, giungendone a snaturarne irrimediabilmente la stessa natura e funzione», ritenendo «peraltro che dette incursioni accusatorie potrebbero protarsi sine die, allorquando, come nel caso di specie, le indagini integrative rivengano da attività svolta in un diverso procedimento». Gli avvocati degli 8 imputati chiedono l’annullamento dell’ordinanza della corte d’assise, assunta ai sensi dell’articolo 430 del codice di procedura penale, disciplinante appunto l’attività integrativa di indagine, o in subordine l’invio degli atti alla Corte Costituzionale per violazione dell’articolo 111 della Costituzione, posto a garanzia del giusto processo, e dell’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che affronta il tema dell’equo processo, della ragionevole durata, della presunzione di innocenza e delle garanzie processuali dell’imputato in relazione al principio del contraddittorio.

Difficilmente la corte d’assise stamattina sospenderà il dibattimento per aspettare la decisione della Corte di Cassazione. Probabile la prosecuzione del processo con l’ascolto dei testi proposti dal pm, facendo - quasi - finta che nulla sia accaduto mentre il tempo scorre inesorabilmente e una parte delle accuse mosse ai 47 imputati hanno imboccato il binario della prescrizione.

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