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I nodi dell'acciaio

Ilva, si dimettono i commissari, arrivano i nuovi. Di Maio: «Capisco rabbia tarantini, ma voglio che mi ascoltino»

Oggi ci saranno anche Costa, Grillo, Bonisoli e Lezzi. Le attese degli operai, la protesta organizzata dagli ambientalisti

Ilva, nuovo appello a Di Maio «A noi va bene il piano Mittal»

TARANTO - Cambio dei commissari all'Ilva: con una lettera inviata al ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, si sono dimessi Corrado Carrubba, Piero Gnudi ed Enrico Laghi. Nel giro di poche ore, sono stati nominati i nuovi con un decreto ministeriale: si tratta di Francesco Ardito - avvocato e dirigente della AQP S.p.A. - Antonio Cattaneo - revisore contabile e responsabile nazionale della divisione Forensic di Deloitte - e Antonio Lupo, avvocato: subentreranno dal prossimo 1 giugno. A comunicare il cambio della guardia nel siderurgico lo stesso vicepremier, nonchè ministro allo Sviluppo economico, Luigi Di Maio alla vigilia della sua visita a Taranto con altri 4 ministri, Giulia Grillo (Sanità), Barbara Lezzi (Sud), Sergio Costa (Ambiente) e Alberto Bonisoli (Cultura).

«Voglio personalmente ringraziare Corrado Carrubba, Piero Gnudi ed Enrico Laghi per il senso delle istituzioni dimostrato e per il lavoro svolto insieme a partire da giugno 2018» ha detto il Ministro. «Un lavoro che ha portato alla chiusura dell’accordo ILVA/Arcelor Mittal: la migliore intesa possibile nelle peggiori condizioni possibili, grazie alla quale abbiamo preteso e ottenuto che non fosse licenziato alcun lavoratore e che fossero decisamente migliorati i termini ambientali definiti nell’accordo del 2017. Un lavoro di squadra che non dimenticherò. Ora inizia la Fase 2, nella quale non ci si limiterà alla gestione della procedura di amministrazione straordinaria, ma in cui progetteremo e realizzeremo il futuro di Taranto, concentrandoci in particolare sulle attività di bonifica e sul rilancio economico e sociale del territorio».

«I Commissari Straordinari hanno ritenuto opportuno rimettere l’incarico per consentire al Ministro dello Sviluppo Economico ogni valutazione sull'ulteriore percorso che l’Amministrazione Straordinaria del Gruppo Ilva dovrà affrontare nell’ambito degli indirizzi che fornirà la Commissione speciale per la riconversione della Città di Taranto, anche in raccordo con il Tavolo istituzionale permanente per l’area di Taranto». Così si legge in una nota dell’Amministrazione Commissaria dell’Ilva che annuncia le dimissioni di Corrado Carrubba, Piero Gnudi e Enrico Laghi.

«Una volta portata a compimento, con l’esecuzione del contratto di affitto con obbligo di acquisto da parte del Gruppo Arcelor Mittal dei compendi aziendali del Gruppo Ilva, la parte del programma dell’Amministrazione Straordinaria, che ha consentito la salvaguardia pressoché integrale dei lavoratori del Gruppo e la prosecuzione delle attività industriali delle Società in A.S., i Commissari Straordinari hanno ritenuto opportuno rimettere l’incarico» si legge in una nota.

LE PAROLE DI DI MAIO - La riconversione economica di un’area «così complessa» come quella ex Ilva di Taranto «non si fa schioccando le dita, ma conosco benissimo il clima di rabbia e frustrazione in cui versano le persone di quel territorio. Una rabbia che col tempo si è fatta sempre più accesa e che ha deciso di non guardare più in faccia nessuno. E come dargli torto? Dopo decenni di soprusi la fiducia la perderebbe chiunque. Non avrò quindi io la presunzione di pretenderla già da domani. Ci potranno anche essere delle proteste o delle contestazioni e saranno comprensibili, ma quello che chiedo a tutti i cittadini di Taranto è di ascoltare cosa stiamo mettendo su questo tavolo.». Lo afferma Luigi Di Maio, annunciando su Facebook il suo viaggio oggi nella città pugliese e l'istituzione di un tavolo permanente sulla città.
Il vicepremier parla di «una riconversione, un progetto concreto, che non farà perdere un solo posto di lavoro alla città e le consentirà finalmente di tornare a vivere senza un incubo al suo fianco»

IL TAVOLO PERMANENTE - «Oggi sarò a Taranto per sedermi insieme ai cittadini e alle istituzioni attorno a un tavolo e parlare con loro di come la città, finalmente, cambierà negli anni a venire. Per la prima volta istituiamo qualcosa a cui i tarantini avevano diritto e che finora non ha mai funzionato. Si tratta del Tavolo Istituzionale Permanente con cui iniziamo a dare loro risposte: dall’ambiente, alla salute, per arrivare alla riconversione economica che il loro territorio merita. Questo tavolo lo presiederò io, ci metterò la faccia». Lo annuncia il vicepremier Luigi Di Maio su Facebook a poche ore dalle dimissioni dei commissari Ilva e dalla nomina di tre nuovi responsabili. 

DI MAIO CONVOCA ASSOCIAZIONI E COMITATI -  Per la riunione del tavolo permanente del Contratto istituzionale di sviluppo (Cis), domani in Prefettura a Taranto, il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha convocato per il primo pomeriggio, in un incontro specifico alle 14.30, anche 23 tra associazioni, comitati e movimenti, compresi i gruppi che chiedono la chiusura dello stabilimento siderurgico.
Sono stati invitati Piano Taranto, Tuttamialacittà, Giustizia per Taranto, Genitori Tarantini, Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, Tamburi Combattenti, Isde Taranto, Abfo Taranto, Peacelink, Wwf Taranto, Legamjonici, Fondo Antidiossina, Legambiente, Tribunale Diritti del Malato, Ail, Lega Tumori, Contramianto onlus, Taranto Lider, Associazione contro le barriere, Attiva Lizzano, Vigiliamo per la discarica, Comitato Art.32 Statte e No inceneritore Massafra.
Una parte di queste associazioni ha annunciato un sit-in sotto la Prefettura, a partire dalle 10.30, quando inizierà la riunione del Cis (anche con i ministri Barbara Lezzi, Sergio Costa, Giulia Grillo e Alberto Bonisoli). Questi attivisti scenderanno «in piazza contro le politiche di Di Maio e di tutto il governo giallo-verde che, come quelli precedenti, ha deciso di immolare la nostra città in nome della produzione a danno della salute, e che vede, fra gli altri scempi, la Lega fra gli investitori di ArcelorMittal».

LE RICHIESTE DI LEGAMBIENTE - «Ribadiamo al Ministro Di Maio la richiesta già due volte formalizzata circa la assoluta necessità che si proceda al più presto, e con i provvedimenti normativi più rapidi, come potrebbe essere un decreto legge, ad istituire la Viias (Valutazione integrata impatto ambientale e sanitario) per lo stabilimento siderurgico di Taranto». E’ una delle istanze che Legambiente rivolge al Ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, che domani presiederà nella Prefettura di Taranto il tavolo del Cis (Contratto istituzionale di sviluppo), presenti anche i ministri Barbara Lezzi, Sergio Costa, Giulia Grillo e Alberto Bonisoli. L’associazione chiede inoltre a Di Maio «di sollecitare gli Amministratori Straordinari di Ilva spa a dare una informazione dettagliata e completa sullo stato delle bonifiche e sull'utilizzo delle risorse messe loro a disposizione», e «che si proceda rapidamente ad istituire e mettere a disposizione di tutti i cittadini un portale in cui vengano indicati, prescrizione per prescrizione, in maniera chiara e di facile lettura, gli interventi previsti, le scadenze, i risultati».
Sulla cosiddetta «immunità penale», Legambiente chiede «che in Parlamento si adottino provvedimenti che ne definiscano dettagliatamente l’ambito e che la circoscrivano unicamente alla stretta esecuzione delle opere previste nell’Aia e nel Piano Ambientale». Infine, chiede a Di Maio «di affrontare il tema dei risarcimenti della città e dei cittadini di Taranto» e, con riferimento al Cis, «che si proceda al più presto a finanziare le opere previste per la città vecchia e ad accelerare le bonifiche del mar Piccolo» e quelle previste «dall’applicazione dell’Aia del 2011 per garantire l’approvvigionamento di acqua dello stabilimento siderurgico utilizzando, invece che acqua potabile, i reflui affinati provenienti dagli impianti di depurazione», oltre alle opere «per la creazione del polo museale dell’Arsenale». 

IL VIA LIBERA DELL'UE A CESSIONE IMPIANTI -  La Commissione europea ha dato il via libera al gruppo Liberty House quale acquirente idoneo di diversi impianti siderurgici ArcelorMittal, venduti nell’ambito degli impegni assunti da ArcelorMittal per acquistare Ilva. La Commissione ha inoltre approvato la transazione stessa in base alle norme Ue sulle concentrazioni. Bruxelles aveva approvato nel maggio 2018 l’acquisizione di Ilva da parte di ArcelorMittal, a determinate condizioni. In particolare, ArcelorMittal è stata obbligata a vendere un grande pacchetto di impianti di acciaieria a un acquirente idoneo. Tra i beni che saranno ceduti ci sono siti di produzione in tutta Europa, tra cui: un’acciaieria a Galati, in Romania, una a Ostrava, in Cechia e impianti di finitura in Italia, Belgio, Lussemburgo e Macedonia settentrionale.

LA CRONACA DI IERI (di Mimmo Mazza)- Sarà sicuramente un caso ma nel giorno – domani, 24 aprile - nel quale il vicepremier Luigi Di Maio, accompagnato dai ministri Giulia Grillo (Sanità), Barbara Lezzi (Sud), Sergio Costa (Ambiente) e Alberto Bonisoli (Cultura), con 8 mesi di ritardo manterrà la promessa di venire a Taranto per spiegare la strategia del suo movimento e del governo Conte per la città dei due mari, archiviato ogni slogan riguardante la chiusura dell'acciaieria più grande d'Europa, in quella fabbrica si terrà la giornata dedicata a sicurezza e salute, l’«Health & Safety Day» che è una iniziativa globale di ArcelorMittal che si svolge ogni anno per ricordare che salute e sicurezza sono priorità assolute per la multinazionale dell'acciaio che dall'1 novembre scorso gestisce il siderurgico di Taranto.

Proprio la sicurezza sul luogo di lavoro è stato il punto sul quale più si è notato il cambio di marcia all'interno del siderurgico. «È cambiato tutto – racconta alla Gazzetta Carlo, operaio dell'area ghisa – perché c'è una attenzione maniacale, se non si usa la maschera quando previsto si rischia una multa di 250 euro e l'avvio di un procedimento disciplinare, i nuovi padroni hanno appositi vigilanti che subito fotografano e puniscono i trasgressori. Ma l'attenzione alla sicurezza riguarda perfino cose che una volta erano banali. Se c'è una piccola perdita di olio da una tubazione, bisogna intervenire subito, o per riparare o quantomeno per evitare la dispersione. Tutt'altra cosa rispetto a prima». Certo, la strada è ancora lunghissima e fa sorridere l'ignoranza di chi sostiene in questi giorni che il profitto di ArcelorMittal viene dopo di tutto, visto che la multinazionale ha chiuso i conti del primo trimestre 2019 della divisione italiana in profondo rosso, perdendo addirittura di più della gestione commissariale. Colpa di un mercato con prezzi stagnanti se non in calo, di una deficitaria gestione delle risorse finanziarie che ha già portato ai primi aggiustamenti nel top management, di una produzione di acciaio liquido ancora lontana dai livelli profittevoli, dagli investimenti necessari non solo e non soltanto per rispettare il piano ambientale ma anche per recuperare il terreno perduto. Perfino dal punto di vista del rebranding si nota che la transizione non si è ancora compiuta: ci sono operai vestiti che vecchie e logore tute marchiate Ilva, altri con tute nuove di zecca ma sempre a marchio Ilva, altri ancora, infine, con tute griffate ArcelorMittal ma appartenenti a diverse stagioni produttive. «Anche con i caschi è lo stesso – prosegue il racconto di Carlo – ma ci rendiamo conto che non è possibile avere tutto e subito anche perché ci sono da sostenere gli investimenti per rifare gli impianti. Abbiamo notato movimenti attorno all'altoforno 5, il più grande d'Europa, fermo ormai da 3 anni, e speriamo che i lavori di rifacimento procedano spediti per fermare l'altoforno 2, ormai incrinato su sé stesso, con una postura che trasmette inquietudine».

Se il top management è nuovo di zecca, preso a piene mani o dal gruppo, come Matthieu Jehl, vicepresidente e amministratore delegato di ArcerlorMittal Italia, già amministratore delegato del cluster di ArcelorMittal a Gent-Liege, o dall'esterno, o come il generale in pensione Giorgio Battisti, da qualche settimana nuovo direttore della sicurezza, all'interno della fabbrica si sente ancora il peso dei vecchi capi reparto o capi area, legati alla gestione Riva, implicati nell’inchiesta «Ambiente svenduto», e in qualche caso perfino alla politica e al sindacato di area Pd-Uilm. «Ci sono pezzi del sistema Riva – spiega alla Gazzetta Vittorio, operaio dell'area pronto intervento altiforni – che continuano a esercitare il loro potere all'interno dello stabilimento come se nulla fosse cambiato. Lo hanno fatto quando c'è stato da scegliere chi assumere e chi lasciare in cassaintegrazione, in carico all’amministrazione straordinaria, lo hanno fatto qualche giorno fa in occasione delle elezioni per la Rappresentanza sindacale unitaria, lo fanno perfino quando ci sono da fare le ore di straordinario». Residuati di un passato che evidentemente non ne vuole sapere di passare, simboli di una gestione che ha saputo resistere alla rivoluzione, almeno nella primissima fase di assestamento. Scorie che probabilmente si riflettono anche nelle ultime prese di posizione del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci (Pd) che è arrivato a paragonare la gestione di ArcelorMittal a quella della famiglia Riva, paventando azioni che l’azienda ritiene basati sul nulla: «manca qualsiasi riscontro oggettivo circa la pretesa situazione emergenziale necessaria a supportare qualsiasi provvedimento volto a limitare l'esercizio dello stabilimento di Taranto» hanno scritto Matthieu Jehl, amministratore delegato di ArcerlorMittal Italia e Samuele Pasi, responsabile dei rapporti istituzionali, in una lettera inviata al Comune.

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