Giovedì 19 Settembre 2019 | 21:16

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Call center, negata maternità a 31enne: azienda non versa contributi

La denuncia della Slc Cgil sul caso di una 31enne: ormai siamo al raggiro

truffa all'inps

«L'Inps ha respinto la domanda di maternità a una donna di 31 anni di Taranto, che lavora in un call center, sostenendo che non poteva essere accettata perché non c'erano contributi versati per la sua posizione lavorativa. Questa vicenda non è solo l’ennesimo caso di sfruttamento, ma è un vero e proprio raggiro». E’ quanto sostiene Andrea Lumino, segretario della Slc Cgil di Taranto, a cui l’operatrice si è rivolta.

«L'episodio - aggiunge il sindacalista - è accaduto in un call center non 'da sottoscalà, ma in un’azienda di grandi dimensioni che continua, nonostante le denunce fatte, ad agire nell’assoluta mancanza di rispetto delle regole e delle norme contrattuali nazionali oltre che degli obblighi fiscali».

L’addetta del call center da circa un anno lavora per un’azienda che opera a Taranto e annovera tra i suoi committenti anche colossi della telefonia. «Qualche tempo fa, giunta - racconta l’operatrice - al settimo mese di gravidanza, ho chiesto di andare in maternità. Era un mio un diritto perché avevo maturato ben più dei tre mesi di lavoro come prevede la legge e così ho presentato la domanda. Ma l’Inps ha risposto che la stessa non poteva essere recepita perché non erano stati versati i contributi. Se fossi stata una ragazza-madre ora starei morendo di fame e insieme a me anche i miei figli».

Secondo la 31enne, ci sono «tante donne e tanti uomini» che hanno saputo della sua disavventura «eppure continuano a lavorare in quel call center. Hanno bisogno di lavorare e sono disposti ad accettare qualunque cosa. Persino questo pur di vedere uno straccio di stipendio a fine mese. Io no, io sono una lottatrice e - conclude - non posso accettare che qualcuno si arricchisca togliendomi ciò che mi spetta».

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