Venerdì 20 Febbraio 2026 | 21:32

Emigrazione dal Sud, un favore fatto alla regioni del Nord

Emigrazione dal Sud, un favore fatto alla regioni del Nord

Emigrazione dal Sud, un favore fatto alla regioni del Nord

 
LINO PATRUNO

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LINO PATRUNO

Emigrazione dal Sud, un favore fatto alla regioni del Nord

Che le braccia dovessero salire dal Sud al Nord era stabilito a tavolino. Altro che Sud tanto incapace da dover dipendere dalla benevolenza altrui...

Venerdì 20 Febbraio 2026, 11:10

Famiglia nordica che ha scelto Bari per avviare una impresa culturale. «Quanta vivacità qui. Ah, sa, da noi invece sembra tutto saturo, benessere senza più spinta. E i nostri figli, tutti all’estero». Una emigrazione che in una ventina di anni ha portato fuori dalle regioni più ricche del Paese 385 mila giovani sotto i 35 anni, la metà laureati. Nel frattempo dal Sud in quelle regioni ne sono arrivati poco meno, compensando le loro perdite. Un Paese in cui dal Nord si va via all’estero, e dal Sud si va via al Nord. Insomma Paese in cui in molti non sono a loro agio. E se dal Sud si «fugge» al Nord alla caccia di un lavoro, o un lavoro meglio pagato, dal Nord si «fugge» all’estero per lo stesso motivo. Italia col più basso livello di stipendi in Europa. E Italia col più basso riconoscimento del merito.

Ne parla il rapporto Svimez 2025, presentato anche a Bari (e del quale ha autorevolmente scritto su questo giornale il prof. Ugo Patroni Griffi). Per chi bazzica di economia, si potrebbe dire nulla di nuovo sotto il sole. È la divisione internazionale del lavoro, per la quale il lavoro si muove verso i Paesi in cui ce ne è di più. E verso i Paesi in cui è pagato di più. Tutta la grande immigrazione si muove del resto in questa direzione, non per il gusto di affrontare viaggi a volte senza arrivo. E di affrontare ostilità che sono alla base di buona parte delle tensioni attuali nel mondo. Alla base della crisi delle democrazie. E alla base della crescita dei governi autoritari, quelli insomma che limitano le democrazie a volte fino a non vedersene più traccia. Come dice Trump: c’è in giro un’idea ormai superata della democrazia. Quale sia la sua, ce ne offre un campionario continuo.

Eppure in Italia si continua a parlare solo dell’emigrazione dal Sud. A cominciare da quella giovanile, cui ora si aggiunge anche quella dei genitori e dei nonni che vanno a raggiungere figli e nipoti. Un «trascinamento» per ricostituire altrove famiglie spiantate dalla loro terra. Nello stesso modo i ricongiungimenti sono il primo obiettivo degli immigrati da noi come altrove. E in gran parte a quei ricongiungimenti è legata quella integrazione che contribuisce a fare dei nuovi venuti una ricchezza più che un onere. Non è consolatorio per il Sud vedersi parte di un fenomeno mondiale. E di un fenomeno che risale alla storia più che alla cronaca. Ma se si è meridionali anzitutto nella testa, è meglio liberarsi dalla iniezione letale di chi li vuole far sentire unica carne in vendita di qua o di là. Anche se avvenuto.

La psicologia fa economia almeno quanto i numeri e i grafici. Non cambia di una virgola, ma perlomeno onora la verità sapere che l’emigrazione dal Sud risolve i problemi del Nord quanto quelli del Sud. Non c’è nessuna filantropia e tantomeno solidarietà nel lavoro che chi va al Nord «trova». Non lo «trova», altrimenti non si capisce perché non se lo prendano i locali piuttosto che aspettare la concorrenza di chi arriva. E invece lavoro che attende chi sale a prenderlo, senza toglierlo a nessuno, altrimenti non saprebbero come coprirlo. Perché una «spesa storica» con la quale lo Stato ha sempre privilegiato quella parte d’Italia, ne ha fatto il centro della produzione a danno altrui. Ma la concentrazione della produzione fa mancare uno dei fattori della produzione: il lavoro. La cui insufficienza al Sud non è un destino cinico e baro, ma una conseguenza predeterminata di scelte lontane e diseguali che persistono ancora oggi.

Insomma che le braccia dovessero salire dal Sud al Nord era stabilito a tavolino. Altro che Sud tanto incapace da dover dipendere dalla benevolenza altrui (sembra di rileggere Adam Smith e il suo macellaio che pensava anzitutto al suo interesse non a quello degli acquirenti). Grazie a quelle braccia il dopoguerra ha avuto il miracolo economico italiano. Grazie a quelle braccia il Nord si è arricchito a livelli che non avrebbe mai potuto raggiungere altrimenti. Quindi Sud che assiste il Nord, non viceversa. E grazie alla stessa ingiustizia nei mezzi messi a disposizione degli uni e degli altri, il Sud deve cedere i suoi studenti senza i quali le università del Nord non si circonderebbero di tanta gloria. Così come il Sud deve mandare i suoi malati a un sistema sanitario settentrionale tanto ingrassato dalla consueta diseguale «spesa storica» da avere la necessità di riempire i troppi letti a disposizione.

Tutto questo occorre dire perché fra i perdenti predestinati non ci sia anche la verità.

(PS. Tutto questo anche negli stessi giorni in cui si è avviato davanti al governo il meccanismo per dare più autonomia su alcuni temi a quattro regioni del Nord. Autonomia come poteri. Senza però far nulla perché quei maggiori poteri non si traducano ancora una volta nel dare sempre più a chi più ha, e sempre meno a chi meno ha. Ma se ne riparlerà, che se ne riparlerà è più sicuro che la Terra è rotonda).

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