Caio Giulio Cesare Mussolini, pronipote del Duce, ha presentato ieri a Palazzo Nervegna (di proprietà del Comune di Brindisi) il suo libro «Mussolini e il fascismo. L’altra storia» in un clima decisamente più tranquillo rispetto a quello trovato mercoledì a Orta Nova. Se nella cittadina foggiana le organizzazioni antifasciste guidate dall’Anpi hanno protestato fisicamente, a Brindisi queste si sono limitate a un comunicato stampa. Il sindaco Pino Marchionna ha preferito non commentare, nonostante le forze di centrosinistra avessero chiesto una sua presa di posizione. L’organizzatore, il consigliere comunale di FdI Cesare Mevoli, nella sua introduzione all’autore, dopo aver ringraziato l’amministrazione comunale, ha sottolineato che il Duce «ha fatto tantissime cose buone: l’Italia era un paese medievale e in venti anni l’ha trasformato in un paese moderno». E ancora: «Mussolini decise che il sistema democratico non era il migliore per cambiare il Paese e realizzare opere, che adesso richiedono decenni e che con lui venivano fatte in pochi mesi. Era questo il senso di assumere un potere decisionista; così risolveva i problemi da un giorno all’altro». Il pronipote di Mussolini, come fosse una gara di revisionismo, annuisce e rilancia: «La violenza non era fascista. Storicamente la violenza viene da sinistra».
«Mussolini decise che il sistema democratico non era il migliore per cambiare il Paese e realizzare opere, che adesso richiedono decenni e che con lui venivano fatte in pochi mesi». E ancora: «La violenza viene da sinistra»
Venerdì 20 Febbraio 2026, 11:18
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