Venerdì 20 Febbraio 2026 | 11:58

Bari, nel cuore del Murattiano c'è una clinica degli oggetti rotti: i fratelli Florio, ultimi artigiani della pazienza

Bari, nel cuore del Murattiano c'è una clinica degli oggetti rotti: i fratelli Florio, ultimi artigiani della pazienza

Bari, nel cuore del Murattiano c'è una clinica degli oggetti rotti: i fratelli Florio, ultimi artigiani della pazienza

 
DONATELLA LOPEZ

Reporter:

DONATELLA LOPEZ

Bari,  nel cuore del Murattiano c'è la clinica degli oggetti rotti: i fratelli Florio, ultimi artigiani della pazienza

Uno sguardo nell'antica bottega: «Siamo destinati a estinguerci, mentre prima passavano da noi i genitori chiedendo di insegnare il mestiere ai figli per non farli stare in mezzo alla strada»

Venerdì 20 Febbraio 2026, 09:30

In via De Rossi c’è una serranda che si alza ogni mattina da decenni con lo stesso rumore di sempre. Appena su, appare una vetrina museo. Subito dietro, un locale lungo e stretto: nessuna insegna luminosa, nessuna luce sparata all’interno: un paradosso perché è la bottega dei fratelli Arcangelo e Francesco Florio, elettricisti. Sono artigiani della pazienza, specialisti nel recupero di piccoli elettrodomestici che altrove vengono dichiarati «irrecuperabili»: phon, stufette, frullatori, ferri da stiro, aspirapolvere. Una lunghissima lista che sembra non finire mai. Invece loro osservano, smontano e riparano tutto. Spesso con pezzi di ricambio originali, in altri casi riciclati, abbattendo i costi della riparazione, grazie a un prezioso archivio «storico» custodito tra i loro scaffali di metallo. E i piccoli elettrodomestici tornano a nuova vita e a fare il loro dovere.

Il bancone dell’accettazione è segnato dal tempo. «Vediamo cos’ha», dice uno dei due fratelli, mentre gira tra le mani una lampada arancione anni ‘70 che non dà più segni di vita.

Non c’è fretta nei loro gesti. Prima «l’ascolto» degli oggetti, quei rumori anomali o lo sbuffo flebile del vapore delle caldaie dei ferri da stiro, poi il cacciavite e infine la diagnosi e la riparazione. A volte dipende da un contatto allentato, da un filo consumato, da una resistenza da sostituire, da accumuli di calcare. Altre volte è una piccola battaglia contro l’obsolescenza programmata, contro plastiche sigillate o trasformatori non più in commercio. Ed è lì che iniziano i «miracoli». I clienti li chiamano così. Miracoli. Perché ogni oggetto porta con sé una storia domestica, e i fratelli Florio lo sanno. Riparare un oggetto della casa non significa solo far ripartire un motore, ma tenere insieme ricordi e la manualità acquista sull’asse da stiro proprio grazie a quel ferro vecchio o grazie allo sbattitore datato utilizzato per l’impasto delle torte per un nipotino.

«Mio padre era un dipendente statale appassionato di elettricità – racconta Arcangelo, 74 anni ben portati -quando mio fratello Francesco si diplomò, al congedo militare gli intestò un locale qui di fronte. Da ragazzino, anche io iniziai a fare lavoretto. Poi, nel ‘72 ci trasferimmo in questo locale e io subentrai creando una società. Un’attività che contiamo di portare avanti per un altro anno, ma poi chiudiamo perché le spese superano i ricavi e nessuno vuole dare continuità a questa azienda. C’è un nostro dipendente, ma non è interessato».

«Noi piccoli artigiani siamo destinati a estinguerci, mentre prima passavano da noi i genitori chiedendo di insegnare il mestiere ai figli per non farli stare in mezzo alla strada» aggiunge Arcangelo . Quella dell’annunciata chiusura dell’attività è notizia ferale per la città e per chi, al giorno d’oggi, continua a usare in casa apparecchi fuori produzione; spesso più solidi di quelli in commercio.

«Oggi è tutto “Made in China” e tanti elettrodomestici non sono più riparabili perché non esistono i ricambi - prosegue Arcangelo - E comunque non sarebbe conveniente aggiustarli. Proprio poco fa è venuta una signora per cambiare il filo di un phon. Costo della riparazione: 15 euro, ma con 20 lo compri nuovo».

Forse proprio questa mentalità ci ha consegnato lentamente a una crisi economica senza precedenti, producendo un aumento considerevole di prodotti usa e getta. Da un lato si è tolto lavoro ai piccoli artigiani, dall’altro si è indotto i produttori a fare oggetti che hanno una vita limitata nel tempo per poterne creare sempre di nuovi, ma non più riparabili con conseguente aumento della quantità di rifiuti e danni per l’ambiente. Ma quale nuova tecnologia può avere un phon o una planetaria da giustificare l’acquisto dell’ultimo modello in produzione? Chissà.

«Con questo mestiere oggi si porta a casa giusto ciò che serve per mangiare. Abbiamo lavorato bene fino agli anni ‘80: in centro c’erano almeno 4 grossisti di materiale elettrico e noi che vendevamo pezzi di ricambio per piccoli elettrodomestici; venivano anche dalla provincia per acquistarli. Si lavorava dal lunedì alla domenica chiudendo anche tardi. Abbiamo avuto, come clienti, anche enti e fatto grossi impianti. È finita un’epoca», conclude Arcangelo.

Nel retrobottega ci si perde tra gli attrezzi del mestiere, resistenze elettriche, scaffali con pezzi di ricambio e materiale destinato a essere rottamato.

Negli anni via De Rossi è cambiata, con i suoi negozi d’arredamento top, parrucchieri, bar e pizzerie e palazzi di recente costruzione. Ma l’officina dei fratelli Florio resiste come un presidio discreto di un’altra idea di città. Alla chiusura si abbassa la serranda su un altro giorno fatto di piccoli di piccoli miracoli. Ma dentro, tra fili e viti minuscole si conserva qualcosa di raro: la calma e l’idea che le cose si possano ancora aggiustare, in senso oggettivo e metaforico.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marchio e contenuto di questo sito sono di interesse storico ai sensi del D. Lgs 42/2004 (decreto Soprintendenza archivistica e Bibliografica Puglia 18 settembre 2020)

Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725 (Privacy Policy - Cookie Policy - - Dichiarazione di accessibilità)