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In Puglia e Basilicata

Punti di vista

Una foto racconta il centro storico

Una foto racconta il centro storico

Il borgo antico di Lecce, foto Daniela Paladini

Quell'incanto con due statue che sembrano essersi date appuntamento

18 Settembre 2022

Luisa Ruggio

Sono inciampata in questa fotografia mentre mi aggiravo tra i vicoli social in cerca di un residuo di bellezza capace di splendere in mezzo al ciarpame della rete, come una moneta d’oro sotto la polvere della strada. A ognuno la sua pesca miracolosa, e lo è davvero ai tempi dei post urlati. Così, se dovessi giocare a scegliere un’immagine che da sola ha il potere di capovolgere tutto questo non senso e riempire di contenuto, di rughe, di espressività senza filtri, di storia senza retorica, una città intera, Lecce, al momento proporrei (come difatti sto facendo) questo scatto firmato dalla fotografa Daniela Paladini. C’è qualcosa in questa fotografia che mi incanta restituendomi la libertà di certe passeggiate che sono vagabondaggi santi, una reverie, un Tao.

Quando i piedi vanno come quelli di un Jack Kerouac di provincia, senza bisogno di autostop tra una giravolta e l’altra, perché il centro storico della città barocca alla fin fine è un gioco dell’oca che ti riporta sempre a un qualche punto di partenza o meglio ancora ad una falsa partenza. Quando è settembre ed il cielo è un lasciapassare per i restanti, quelli che hanno scelto di restare scoprendo che ogni giorno nel suo somigliare a ieri tutto muta. Come sanno anche ai bambini quando riaprono i loro libri di favole, scoprendo che i caratteri sciamano formando una storia. Qualunque storia. Sia essa una buona novella o uno scrigno architettonico a forma di cittadina sensuale e disperata nel suo avanzare retrocedendo e nel suo emergere inabissandosi come il fiume Idume che la taglia tra le cosce di pietra e le rimesse e le botteghe dei cartapestai sopravvissuti alla moltiplicazione dei negozietti di souvenir ciecaturisti. Se cammini dentro il centro storico, non sei certo di non assistere a un inedito, una nuova messa in scena.

E allora, ecco, due statue dietro la svolta, poste in giustapposizione, senza ombra di calcolo, proprio mentre tra innumerevoli passanti sbuca lo sguardo attento e presente di una fotografa. Sembrano essersi date appuntamento fuori dalle loro solite posizioni, nicchie o baldacchini che siano, per raccontarsi come fu e come non fu, per essere l’inconsueto nella consuetudine e tutto quel che non ti aspetti di trovare mentre vai cercando la tua mappatura interiore, apparentemente la stessa da un certo numero di anni. E invece, una mattina, eccola là, una storia, un’epifania, una piccola rivelazione.

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